Il futuro dell’Italia è legato a un digitale inclusivo e sicuro: è il momento di agire e governare il processo di cambiamento

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La consapevolezza “fresca” del ruolo della tecnologia nella resilienza, e la possibilità che abbiamo oggi di accedere anche a risorse importanti come quelle che si stanno mobilitando a livello europeo per affrontare il post-Covid crea uno spazio di opportunità che non ha precedenti per accelerare la trasformazione digitale della società. E’ il momento giusto per elaborare una visione e un percorso di execution che si orienti sul lungo periodo

17 Luglio 2020

S

Agostino Santoni

Amministratore Delegato di Cisco Italia

Photo by Linus Nylund on Unsplash - https://unsplash.com/photos/Q5QspluNZmM

L’edizione di luglio di FORUM PA si è tenuta in un contesto che non ha precedenti: un pianeta attraversato da una pandemia che tiene sotto scacco economia e società, nel quale si sono dispiegate dinamiche che nel giro di pochi mesi hanno reso estremamente concreto il concetto di mondo interconnesso, e hanno minato molte, granitiche certezze sulle quali si basava la nostra visione, largamente condivisa, del futuro. 

Ci siamo trovati tutti ad affrontare un nemico che si muove velocemente, che cambia, che attaccando mette a nudo i punti deboli di paesi e società e svela le disfunzionalità nei sistemi alla base della vita di ogni paese: sanità, educazione, mercato del lavoro, infrastrutture, con costi umani, economici e sociali elevatissimi.  

Ci siamo accorti di essere quanto mai interconnessi, e che in questa interconnessione abbiamo una grande risorsa di resilienza, che ha permesso di contenere parte degli impatti della pandemia continuando a lavorare, comunicare, gestire e controllare infrastrutture e impianti, studiare; ma anche una grande vulnerabilità, legata alla mancanza di una completa e reale inclusione di comunità e territori nella Rete, per mancanza di accesso o di disponibilità delle tecnologie.

In questo contesto “lo stato” – spesso visto nelle economie di mercato come un fardello, un erogatore di servizi (e disservizi), un interlocutore difficile – ha riconquistato una centralità che si era indebolita.

La necessità di affrontare scenari senza precedenti ha richiesto ai governi nazionali di assumere un ruolo di guida e di attivarsi su nuove risorse e nuovi ambiti di intervento, con scelte dure – durissime, se pensiamo ai lockdown – di cui gestire le conseguenze;  con il supporto fondamentale delle istituzioni locali e degli enti pubblici di qualsiasi livello, che hanno “scaricato a terra” sui territori le indicazioni centrali e sono intervenuti direttamente sugli ambiti di loro competenza.

Al FORUM PA, tutte le componenti locali, nazionali, istituzionali di questo Stato nuovamente protagonista si sono confrontate in un contesto in cui gli avvenimenti degli ultimi mesi hanno dato un nuovo significato alle questioni affrontate negli ultimi anni e hanno ridefinito o riconfermato le priorità.

Come partner dell’evento, siamo intervenuti su tutti i principali ambiti di intervento – la connessione, le infrastrutture, la cybersecurity, la sanità –  per condividere una nostra visione ben definita, basata sulla nostra analisi della “nuova normalità”, sulla visione che abbiamo degli scenari tecnologici e su una solida esperienza di collaborazione con il Governo e le amministrazioni locali italiane, con una partnership forte sostenuta dal piano di investimenti Digitaliani e da un impegno a 360 gradi per supportare lo sviluppo di tutte le direttrici chiave per l’agenda digitale: dalle Reti alle competenze.

Se il venticinquesimo posto su ventotto che occupiamo nel Digital Economy & Society Index dell’Unione Europea segnalava già che avevamo una serie di problemi da affrontare, adesso affrontare i gap tecnologici e culturali è diventato indifferibile per promuovere uno sviluppo digitale inclusivo, perché negli ultimi mesi le persone e le aziende hanno vissuto sulla propria pelle cosa significa avere il digitale a disposizione o non averlo, abbiamo visto cosa significa avere accesso e cosa significa invece essere esclusi.

In poco tempo, anche forzatamente, c’è stata un’accelerazione nel privato e nella PA che non può e non deve essere un picco destinato a esaurirsi: a differenza che per il virus, è auspicabile che si produca una nuova, seconda ondata di digitalizzazione – affrontata con più consapevolezza, condivisa, organizzata – sfruttando gli strumenti semplici, sicuri, aperti, programmabili che oggi abbiamo a disposizione grazie all’evoluzione tecnologica. Con questi strumenti, e compiendo uno sforzo concertato e condiviso tra pubblica amministrazione, settore privato, mondo della ricerca per replicare i modelli di diffusione delle competenze digitali che sappiamo funzionare, si potrà ottenere una decisa accelerazione in termini di riqualificazione e arricchimento delle competenze digitali, che aiuti a contenere l’impatto sul mondo del lavoro di questa crisi e dei cambiamenti che ne scaturiranno.

Molte più persone dovranno reinventarsi, molte più aziende dovranno ripensare i loro modelli di business, la loro organizzazione: sarà decisivo il sostegno e l’impulso di una PA che ritrovi il suo ruolo di “volano” per l’innovazione del paese e preveda livello di investimento adeguati sia per supportare l’innovazione nel mercato, sia per supportare l’innovazione al suo interno.

Su quest’ultimo punto, concludo con una riflessione che deriva dalla nostra esperienza a livello globale di relazione con Governi e istituzioni – consolidata in un programma, Country Digitization Acceleration, di cui fa parte anche l’Italia dal 2016 – e dalle innumerevoli conversazioni e confronti avuti negli ultimi mesi con le realtà della pubblica amministrazione locale e centrale cui abbiamo dato sostegno, nell’ottica dell’appello alla solidarietà digitale lanciato nell’immediato del lockdown.

Investiti dall’emergenza, in molti si sono interrogati – oltre che su come gestire le esigenze di continuità, operatività, erogazione di servizi fondamentali (l’istruzione, per citarne uno, in un Paese senza diffusione capillare di reti, di strumenti, di competenze e modelli adatti) – su come attrezzarsi per essere veramente più pronti, resilienti, operativi nell’eventualità di una futura “disruption” magari causata anche da altri eventi che possano essere nel nostro orizzonte: eventi climatici, rischi sismici o idrogeologici, etc.   

La  consapevolezza “fresca” del ruolo della tecnologia nella resilienza, e la possibilità che abbiamo oggi di accedere  anche a risorse importanti come quelle che si stanno mobilitando a livello europeo per affrontare il post-Covid crea uno spazio di opportunità che non ha precedenti per accelerare la trasformazione digitale della società: assicurandosi che questa evoluzione sia governata in modo sicuro e strutturato;  indirizzando in modo definitivo l’evoluzione dell’infrastruttura tecnologica di tutto il Paese per consentire ai sistemi pubblici di offrire risposte agili, veloci e sicure. In ottica di resilienza, abbiamo l’occasione di diventare un Paese Digitale in cui le tecnologie siano strettamente integrate e sicure: per garantire la comunicazione, la continuità operativa del settore pubblico, la sicurezza del perimetro digitale nazionale e degli individui e delle aziende che operano al suo interno.

Con un approccio di sistema e puntando sul mettere a fattor comune tutte le risorse disponibili nel pubblico come nel privato, in ottica di partnership, è il momento giusto per elaborare una visione e un percorso di execution che si orienti sul lungo periodo, tenendo come fari scelte di inclusione e che puntino a connettere le persone, in un contesto sicuro e orientato alla sostenibilità. Non resta che mettersi al lavoro!

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