La partecipazione, nella democrazia rappresentativa, rimane un dilemma irrisolto

Home Open Government Partecipazione e Trasparenza La partecipazione, nella democrazia rappresentativa, rimane un dilemma irrisolto

Il tema della partecipazione pone un importante dilemma quando si parla di democrazia rappresentativa. Le iniziative più inclusive, infatti, sono quelle che si collocano fuori dal sistema politico tradizionale, nel quale, invece, i partecipanti non rispecchiano le caratteristiche socio-demografiche della popolazione. I cittadini più privilegiati sono più rappresentati nel sistema politico, mentre le iniziative non tradizionali vedono una forte partecipazione più allargata. Pubblichiamo un articolo di Tiago Peixoto in cui un confronto tra la presenza dei cittadini alle elezioni politiche newyorkesi del 2009 e al Bilancio Partecipativo (sempre di New York) del 2012, induce a riflettere sul valore e sul peso della partecipazione.

20 Dicembre 2013

T

Tiago Peixoto*

Il tema della partecipazione pone un importante dilemma quando si parla di democrazia rappresentativa. Le iniziative più inclusive, infatti, sono quelle che si collocano fuori dal sistema politico tradizionale, nel quale, invece, i partecipanti non rispecchiano le caratteristiche socio-demografiche della popolazione. I cittadini più privilegiati sono più rappresentati nel sistema politico, mentre le iniziative non tradizionali vedono una forte partecipazione più allargata. Pubblichiamo un articolo di Tiago Peixoto in cui un confronto tra la presenza dei cittadini alle elezioni politiche newyorkesi del 2009 e al Bilancio Partecipativo (sempre di New York) del 2012, induce a riflettere sul valore e sul peso della partecipazione.

(Traduzione articolo: Unequal Participation: Open Government’s Unresolved Dilemma di Tiago Peixoto)

Nelle mie frequenti conversazioni e presentazioni sul tema del governo aperto e sulla partecipazione dei cittadini, il tema dell’elite (cioè di quanto l’elite sia rappresentativa) è quasi inevitabile. Alcuni credono fermamente in una nozione ideale di rappresentatività: i partecipanti devono rispecchiare perfettamente le caratteristiche socio-demografiche della popolazione più ampia da cui provengono. 

Ma stranamente, le stesse persone che sollevano queste preoccupazioni sulle iniziative di partecipazione, sono molto meno inclini ad applicare lo stesso ragionamento alla politica tradizionale. In altre parole, pochi si prendono il tempo di considerare come la democrazia rappresentativa possa essere davvero inclusiva nel sistema elettorale esistente in un paese. Un articolo di Nicholas Carnes sul New York Times sulla rappresentanza politica degli Stati Uniti pone il problema in questi termini:

Se i milionari fondassero un partito politico, quel il partito avrebbe il voto di circa il 3 per cento delle famiglie americane ma avrebbe una super maggioranza al Senato, la maggioranza alla Camera, la maggioranza della Corte Suprema e un uomo alla Casa Bianca. Se gli operai americani fondassero un partito politico, quel partito avrebbe i voti di più della metà del paese, ma i legislatori di quel partito non otterrebbero mai più del 2% per cento dei seggi al Congresso

I limiti della rappresentazione non si fermano qui. Il popolo afroamericano e latino americano è ancora notevolmente sottorappresentato nella politica americana. La questione di genere non è diversa: alla Camera, solo il 17 per cento sono donne, l’Inter Unione Parlamentare classifica 82esimi gli Stati Uniti in tema rappresentanza femminile in politica, dietro a paesi come gli Emirati Arabi, il Sudan , la Mauritania e il Kazakistan .

Coloro che lavorano nel campo della partecipazione politica sono da tempo consapevoli degli effetti di esclusione dei sistemi rappresentativi. Come sostiene il politologo Arend Lijphart, la partecipazione disuguale rimane in democrazia rappresentativa il “dilemma irrisolto”. Ancor di più, purtroppo, sottolinea Lijphart, le disuguaglianze di rappresentanza e l’ influenza " non sono distribuite in modo casuale, ma sistematicamente sbilanciate in favore dei cittadini più privilegiati( …) e contro i cittadini meno abbienti" .

Ed è da questo dilemma irrisolto che le innovazioni nella partecipazione devono partire. Ma piuttosto che una sostituzione nei sistemi rappresentativi (come frainteso da alcuni), le innovazioni nella partecipazione sono meccanismi complementari per consentire la partecipazione di individui che sono sistematicamente esclusi dalla politica tradizionale e per, in ultima analisi, aumentare la diversità complessiva delle voci che influenzano il governo .
Questa osservazione porta a una questione fondamentale nel valutare le iniziative di partecipazione dei cittadini: al di là di mettere in discussione la rappresentatività demografica, si deve anche considerare la misura delle iniziative di successo (o meno) nel promuovere la partecipazione di settori emarginati della società (dimensione dell’ inclusività ) . 

Quanto sono inclusivi questi meccanismi?

Per continuare con l’esempio degli Stati Uniti, consideriamo uno degli eventi pubblici aperti più emozionanti che si svolgono a livello locale negli Stati Uniti: la recente adozione del bilancio partecipativo a New York. Diversamente dalla maggior parte delle esperienze considerate esaltanti (o meglio “overhyped”) in materia di #opengov , un team di ricercatori ha effettuato una valutazione su quanto questa esperienza possa generare inclusione . Di seguito sono riportati alcuni estratti dal rapporto :

  • Il 20 per cento degli elettori del Bilancio Partecipativo si sono identificati come afro-americano, il 14 per cento di ispanici o latini, il 2 per cento come asiatici e il 2 per cento come "Altro".
  • Una percentuale più alta di afro-americani hanno partecipato alle assemblee di quartiere (38%) , rispetto alla popolazione totale nei quattro distretti (31%).
  • Il 21 per cento dei delegati di bilancio e il 19 per cento degli elettori al Bilancio Partecipativo sono nati al di fuori degli Stati Uniti.
  • Le donne rappresentano il 64 per cento dei partecipanti, il 65 per cento dei delegati di bilancio e il 62 per cento degli elettori nel processo del Bilancio Partecipativo. 

Il punto cruciale qui è: come questi numeri si confrontano con la partecipazione politica tradizionale?

Uno dei risultati più sorprendenti della valutazione del BP [bilancio partecipativo] è come confrontare tali i dati con altri tipi di impegno civico, in particolare il voto nelle elezioni di New York. La gente di colore, le persone a basso reddito e alcuni gruppi di immigrati ha votato di più infatti rispetto alle precedenti elezioni. 

Un paio di numeri degni di nota: 

I Latino Americani rappresentavano il 39 degli elettori nelle elezioni del Consiglio comunale del 2009. Tuttavia, il 50 per cento degli elettori del BP si sono identificati come Latin/ (Distretto 8 NYC). 

http://techpresident.com/files/peixoto-fig1.png

Gli africani votarono al 79% nelle elezioni del consiglio Comunale , l’87%  ha partecipato al BP come africano (Distretto 45 NYC). 

http://techpresident.com/files/peixoto-fig2.png

Il 22 per cento degli elettori al BP aveva un reddito familiare inferiore a 10.000 $ rispetto al 4 per cento degli elettori del distretto nel 2009 alle elezioni Consiglio Comunale (District 8 NYC). 

http://techpresident.com/files/peixoto-fig0.png

Ho pochi dubbi sul fatto che il contrasto sarebbe ancora più netto se confrontassimo il reddito di coloro che siedono in Consiglio Comunale e coloro che hanno partecipato al bilancio partecipativo di New York.

Come l’impegno dei cittadini può guadagnare la partecipazione nell’agenda del governo aperto e come rendere questa agenda più inclusiva dovrebbero essere le priorità principali: sia dal punto di vista normativo che empirico, le iniziative più inclusive sono in grado di produrre risultati migliori. L’esperienza di New York fornisce preziose lezioni per i donatori, i politici, gli avvocati, e gli appassionati. Si possono trovare maggiori informazioni qui e qui.


* Tiago Peixoto – Open Government Specialist at The World Bank.
12 years of professional experience specializing in ICT and governance, working, among others, with: European Commission, OECD, World Bank, DCLG (UK Government), Brazilian House of Representatives, Bertelsmann Foundation, Minas Gerais State Legislature (Brazil). Nominated in 2012 by TechCrunch as one of The 20 Most Innovative People in Democracy.