Riuso del software nella pubblica amministrazione: a che punto siamo?

Riuso del software nella pubblica amministrazione: a che punto siamo?

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Le Linee guida AgID sull’acquisizione e riuso di software per la Pubblica amministrazione stabiliscono che le soluzioni sviluppate e rese riusabili dalla PA siano pubblicate con licenza open source all’interno del Catalogo nazionale dei software open source della Pubblica amministrazione di Developers Italia. Vediamo qualche dato per capire a che punto siamo…

16 Marzo 2021

S

Michela Stentella

Content Manager FPA

Photo by Ross Sneddon on Unsplash - https://unsplash.com/photos/sWlDOWk0Jp8

Tra poco compiranno due anni le “Linee guida sull’acquisizione e riuso di software per la Pubblica amministrazione” di AgID e Team per la Trasformazione digitale, adottate con determinazione n. 115 del 9 maggio 2019 e pubblicate in Gazzetta ufficiale, serie generale n.119 del 23 maggio 2019. Le Linee guida (che attuano gli articoli 68 e 69 del Codice dell’amministrazione digitale) prevedono che le pubbliche amministrazioni possano riusare il software senza ricorrere a convenzioni, facendo riferimento alla sola licenza aperta, e indirizzano le amministrazioni stesse nel processo decisionale per l’acquisto di software, la condivisione e il riuso delle soluzioni open source. Un passaggio culturale importante, verso una logica per cui gli investimenti delle amministrazioni devono essere messi a fattor comune, privilegiando la ricerca di soluzioni già utilizzate, rispetto all’acquisizione di nuovi applicativi.

Linee guida AgID sull’acquisizione e riuso di software per la Pubblica amministrazione: cosa prevedono

Le Linee guida AgID sull’acquisizione e riuso di software per la Pubblica amministrazione, lo ricordiamo, prevedono che le PA effettuino una valutazione comparativa tecnico economica prima di acquistare software, motivando le proprie scelte e privilegiando le soluzioni open source, incluse quelle messe in riuso dalle altre amministrazioni. Lo sviluppo di nuovo software o l’acquisto di licenze di software proprietario deve essere motivato. Indicano in modo dettagliato le diverse possibilità di acquisizione di software da parte delle amministrazioni. Stabiliscono, inoltre, che le soluzioni sviluppate e rese riusabili dalla PA siano pubblicate con licenza open source in un repository pubblicamente accessibile e inserito nel Catalogo nazionale dei software open source della Pubblica amministrazione di Developers Italia (Developers Italia è una community aperta basata sulla partecipazione ed il contributo di amministratori pubblici, sviluppatori, tecnici, studenti e cittadini). Il catalogo (che include le soluzioni messe a riuso dalla Pubblica Amministrazione ai sensi dell’art. 69 e il software open source di terze parti destinato alla PA stessa) consente alle amministrazioni di cercare facilmente tra software già esistenti, evitando così l’onere di doverne progettare e sviluppare di nuovi, ottimizzando così risorse in termini di tempo e di costi.

Catalogo nazionale dei software open source della Pubblica amministrazione: qualche numero

Ed è proprio sul sito di Developers Italia che troviamo alcuni dati utili per capire a che punto siamo. Ecco cosa emerge dai dati riportati nella dashboard: ad oggi sono 181 in totale i software presenti nel Catalogo nazionale dei software open source della Pubblica amministrazione (e 52 le amministrazioni con almeno un software in catalogo), l’89% dei software presenti sono messi a riuso, il 64% sono riutilizzati da almeno una PA. Sono poi 1.741 le amministrazioni che hanno utilizzato uno dei software disponibili sul catalogo. Guardando alla categoria dei software presenti nel catalogo di Developers Italia, le due più popolate sono “data visualization” e “document management”, rispettivamente con 45 e 35 software a riuso.

Il riuso di software per la Pubblica amministrazione nel Piano Triennale 2020-2022

Possiamo dire che il ritardo rispetto al tema non è stato ancora colmato, nonostante un trend comunque positivo. Ecco perché anche il Piano Triennale 2020-2022 per l’Informatica nella PA è tornato a rafforzare questo concetto, elencando esplicitamente alcune azioni, con l’obiettivo di consolidare ed estendere le buone pratiche del riuso di software e della pubblicazione del codice prodotto in ambito pubblico. Ricordiamo, in particolare, i risultati attesi “R.A.1.1a – Diffusione del modello di riuso di software tra le amministrazioni in attuazione delle Linee Guida AGID sull’acquisizione e il riuso del software per la Pubblica Amministrazione” all’interno dell’Obiettivo “OB.1.1 – Migliorare la capacità di generare ed erogare servizi digitali”.

Ecco i target definiti:

  • Target 2020 – Baseline: almeno 70 amministrazioni rilasciano software open source in Developers Italia e almeno 600 soggetti riusano software open source presente in Developers Italia.
  • Target 2021 – Incremento di almeno 80 amministrazioni che rilasciano software open source in Developers Italia e di almeno 200 soggetti che riusano software open source presente in Developers Italia rispetto alla baseline.
  • Target 2022 – Incremento di almeno 180 amministrazioni che rilasciano software open source in Developers Italia e di almeno 400 soggetti che riusano software open source presente in Developers Italia rispetto alla baseline.

Dal confronto con i numeri presenti su Developers Italia, c’è ancora da lavorare sul target fissato per le amministrazioni che rilasciano software open source, mentre va molto meglio per quanto riguarda il numero di soggetti che riusano software.

Sempre il Piano Triennale stabilisce che “entro aprile 2021, le PA che sono titolari di software sviluppato per loro conto, eseguono il rilascio in open source in ottemperanza dell’obbligo previsto dall’art. 69 CAD e secondo le procedure indicate nelle Linee guida attuative su acquisizione e riuso del software – CAP1.PA.LA07”. Vediamo se questa scadenza porterà a un incremento delle amministrazioni che rilasciano software open source.

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17 Settembre 2021

Software open source: la visione europea

Sul tema dell’open source è tornata recentemente anche la Commissione europea con la nuova Open source software strategy 2020-2023 (riassunta con l’espressione “Think Open”), sviluppando una nuova visione per incoraggiare e sfruttare il potere trasformativo e innovativo dell’open source, i suoi principi e le pratiche di sviluppo, promuovendo la condivisione e il riutilizzo delle soluzioni software, delle conoscenze e delle competenze, con l’obiettivo di fornire servizi europei migliori a vantaggio della società con costi sociali inferiori. Pensare in modo aperto, trasformare, condividere, contribuire, proteggere e mantenere il controllo (“think opentransformsharecontributesecurestay in control”) sono i principi alla base della Open source software strategy 2020-2023, che collegano il tema della digitalizzazione open software con il nuovo programma europeo, di ampio respiro, “Digital Strategy Europe”.

Insomma, il tema del software open source e del riuso di software per la Pubblica amministrazione non è certamente nuovo, ma è ancora centrale per proseguire un percorso di digitalizzazione dei servizi pubblici che sia sempre più sostenibile (un aspetto mai così attuale come in questo momento storico) creando anche un rapporto virtuoso di partenariato tra pubblico e privato.