Italia: età che avanza e sempre più (in)sicurezza sociale, ma c’è futuro

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L’Italia non è più “un paese
per giovani” eppure, nonostante i dati negativi che mostrano come il 40,6%
dei nostri ragazzi rincorra un futuro migliore all’estero, i giovani sono
fiduciosi. Realistici, ma non pessimisti: hanno aspettative e sono aperti agli
altri. Ecco i dati del IX Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa.

21 Marzo 2016

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Sara Mancabelli

Fiduciosi i giovani

L’Italia non è più “un paese per giovani”: il 40,6% dei ragazzi fra i 15 e i 24 anni e il 35,3% nella fascia 25-34 anni, ritiene di avere maggiori opportunità spostandosi all’estero. La fiducia nell’Europa si differenzia in base alla classe d’età dei cittadini: i giovani fra i 15 e i 24 anni al 51,5% si dicono fiduciosi a fronte delle aspettative positive mostrata dalla fascia di intervistati fra i 55-64 anni, pari solo al 32,4%. Queste le percentuali emerse dalle interviste realizzate nell’ambito della nona edizione del Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa presentato lo scorso 15 marzo alla Camera dei Deputati e realizzato da Fondazione Unipolis in collaborazione con Demos&Pi e Osservatorio di Pavia, con la direzione scientifica del prof. Ilvo Diamanti, dell’Università di Urbino.

Il 41% dei giovani (15-24 anni) considera di dover investire su un’istruzione in ambiti tecnologici come strategia per trovare un’occupazione. Al contempo il 20% dei ragazzi intervistati mira ad avviare nuove attività imprenditoriali in campi tecnologicamente più avanzati. Sono i dati emersi dal IX Rapporto.

Percezione delle minacce

Mentre l’attenzione verso le nuove generazioni scende e oltre un terzo dei giovani, formati nella nostre università, sperano in un futuro migliore al di fuori dei confini nazionali, l’Europa invecchia e, invecchiando, diviene fragile. Spaventata di fronte all’ignoto, al terrorismo, agli stranieri, ai profughi che fuggono le guerre africane e del vicino Oriente. Ben il 70,5% degli intervistati nella fascia fra i 15 e i 24 anni ha affermato che gli stranieri non sono un pericolo, al contrario della fascia d’età fra i 55 e i 64 anni la quale per il 49,7% avverte il senso di minaccia. “Investire sui giovani, rendere il nostro Paese in grado di attrarre i giovani, non solo i nostri, è l’unica soluzione che abbiamo per vincere la paura. E per avere un futuro”. Lo ha dichiarato Ilvo Diamanti nel suo commento al Documento.

Continua Ilvo Diamanti: “I giovani dunque – nonostante siano i soggetti maggiormente penalizzati e considerino, realisticamente, problematico il loro futuro in ambito professionale e socialesono quelli che hanno meno paura e mostrano un atteggiamento di fiducia nel futuro e nell’Europa, nonché un grado di apertura al prossimo più alto.”.

Aspettative per il futuro

Malgrado un bilancio caratterizzato da dati relativi a un tasso di natalità fra i più bassi al mondo (-15 mila), con conseguenze sull’anzianità elevata di una popolazione sempre più vecchia (la popolazione dai 65 anni in su è giunta al 22%), il Rapporto lascia anche intravedere opportunità e prospettive di miglioramento per le nuove generazioni. Tre quarti degli intervistati (77,2%) si dicono infatti favorevoli agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile al 2030, approvati in sede Onu da quasi 200 paesi, volti ad abbattere povertà e disuguaglianza e ad attuare scelte economiche e produttive che salvaguardino l’ambiente naturale. La volontà di reazione non manca dunque, così come la “voglia di scommettere sul futuro, su una istruzione e una ricerca innovative, di impegnarsi per dare vita a nuove attività imprenditoriali capaci di utilizzare le nuove tecnologie per creare opportunità di lavoro e di risposta alle esigenze sociali”. Queste le parole di Pierluigi Stefanini, presidente di Fondazione Unipolis e del Gruppo Unipol che definiscono il quadro all’interno del quale si delineano i confini per l’introduzione di un dibattito più ampio.

Metodo d’indagine

L’indagine è stata realizzata seguendo due direzioni: da un lato rilevare la percezione sociale della sicurezza su un campione rappresentativo della popolazione italiana e su un campione della popolazione di altri quattro paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna). Dall’altro indagare la “notiziabilità” del tema in base all’indicizzazione e rilevazione delle notizie ansiogene con un’analisi sui telegiornali italiani ed europei attraverso un analisi dei sette Telegiornali nazionali italiani e dei Tg delle testate pubbliche di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna.

Gli indicatori di cui si avvale il Rapporto sono utili a definire lo stato attuale in Italia e in Europa sotto più punti di vista: economico, culturale, politico e relativamente al welfare. In un panorama in cui il progresso del nostro Paese segue un andamento caratterizzato da sfiducia e invecchiamento del tessuto sociale, oltre che delle procedure, come possono muoversi le Pubbliche Amministrazioni a livello nazionale e sui territori? Domande cui dedicheremo spazio nei mesi a seguire, anche in vista di FORUM PA 2016 che si terrà dal 24 al 26 di maggio al Palazzo dei Congressi di Roma.