Le tecnologie ci difendono solo se hanno un’anima

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Videosorveglianza, allarmi sempre più sofisticati, collegamenti satellitari, reti in fibra ottica. Le tecnologie innovative diventano ogni giorno più importanti nel settore della sicurezza, ma come si possono utilizzare al meglio? Sono davvero utili se non vengono accompagnate da azioni di sinergia e coordinamento tra tutti gli attori coinvolti?

15 Maggio 2008

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Michela Stentella

Articolo FPA

Videosorveglianza, allarmi sempre più sofisticati, collegamenti satellitari, reti in fibra ottica. Le tecnologie innovative diventano ogni giorno più importanti nel settore della sicurezza, ma come si possono utilizzare al meglio? Sono davvero utili se non vengono accompagnate da azioni di sinergia e coordinamento tra tutti gli attori coinvolti?
Il tema della sicurezza è stato quest’anno al centro di numerose iniziative all’interno di FORUM PA, prima fra tutte TechFOr, il primo Salone internazionale delle Tecnologie per le Forze dell’Ordine al servizio dei diritti e della cittadinanza; poi incontri e appuntamenti congressuali. La giornata di ieri è stata l’occasione per fare un primo bilancio dei temi emersi.

Sinergia, coinvolgimento, compartecipazione, condivisione degli obiettivi: sono alcune delle parole chiave messe in evidenza dal Generale Pasquale Lavacca dell’Arma dei Carabinieri e da Daniela Stradiotto, Direttore del Servizio di controllo del territorio del Ministero dell’Interno, intervenuti nel corso di un convegno sul tema del rapporto tra tecnologie innovative e sicurezza partecipata.
Si tratta di parole che restituiscono alle persone un ruolo centrale nella gestione dei processi per la sicurezza, riconoscendo alle tecnologie il ruolo a loro più consono: quello di strumenti fondamentali, ma ai quali non bisogna delegare tutte le responsabilità. Oltre al controllo formale e alle risposte tradizionali (il solito “più uomini e più mezzi”) ci sono, infatti, anche altri strumenti per produrre sicurezza: la riqualificazione degli spazi, la vitalità delle strade, la coesione sociale. 

“Dobbiamo mettere l’anima in ogni tecnologia”, ha sottolineato Daniela Stradiotto, ricordando che la tecnologia va governata, quindi scelta e utilizzata in base a obiettivi, regole e processi di lavoro ben precisi. Prima di piazzare telecamere ovunque, ad esempio, bisognerebbe pensare a come potranno essere utilizzate. Così come non serve installare allarmi, se poi questi diventano solo un fastidio per i cittadini, che si guardano bene dal chiamare le forze dell’ordine quando li sentono suonare. 
Ecco che all’uso delle tecnologie va affiancata una politica di recupero di fiducia e collaborazione tra i diversi soggetti che possono essere coinvolti, ciascuno con il proprio ruolo, nelle politiche della sicurezza, soprattutto quando si parla di prevenzione: non solo gli enti, centrali e locali, e le forze dell’ordine, ma anche le industrie che producono le tecnologie, il mondo della ricerca, la scuola (per l’educazione alla legalità), i singoli cittadini.
Le tecnologie, da parte loro, possono contribuire proprio al recupero di un rapporto di collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine, al potenziamento del controllo informale, oltre che alla realizzazione di sinergie tra le diverse forze dell’ordine presenti sul territorio e tra queste e gli Enti locali. Possono cioè essere lo strumento per realizzare la tanto citata sicurezza partecipata.

Guarda la presentazione di Pasquale Lavacca al convegno di FORUM PA
Leggi l’intervista sul tema della sicurezza partecipata


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