Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Un forum multi-stakeholder per gli standard che faranno l’Italia digitale

Home PA Digitale Gestione Documentale Un forum multi-stakeholder per gli standard che faranno l’Italia digitale

29 Febbraio 2016

D

Daniele Tumietto, componente del Forum Italiano Fatturazione elettronica e eprocurement

Pochi giorni fa Nello Iacono in un suo interessante intervento sul Nuovo CAD poneva l’accento, alla fine del suo lavoro, su un aspetto fondamentale per il futuro digitale del paese: “ sul fronte dell’organizzazione, è rimasta involuta la definizione del difensore civico, associata all’ufficio dirigenziale per la transizione al digitale, certamente non “terzo” tra amministrazione e cittadino, mentre su quello della governance, accanto ai positivi interventi per il maggior peso attribuito ad Agid, la volontà di semplificazione (rispetto ad un’architettura precedente contorta e comunque attivata parzialmente e neppure ben funzionante) ha portato all’ideazione di una “conferenza permanente” che è in realtà una struttura di missione (probabilmente ancora da cambiare per accogliere il ruolo disegnato per Piacentini), mentre rimane l’assenza di un coordinamento strategico (l’ex Cabina di Regia) e di una Consulta multistakeholder.

In questa sede si vuole segnalare che, ora più che mai, è il momento di dare una struttura alla excution” sul digitale. Una execution imperniata su una nuova ed autonoma organizzazione che sia base per la (ri)partenza digitale del paese. La recente nomina di Diego Piacentini a “Commissario del Governo per innovazione e digitale” deve costituire l’avvio di quanto già proposto dal sottoscritto, insieme ad Andrea Caccia, in occasione della recente riunione della Consulta Nazionale dell’Innovazione tenutasi il 9 dicembre 2015 presso la Camera dei Deputati, e ripreso alla fine dell’articolo succitato.

Quadro normativo

Parendo dalla considerazione che l’evoluzione normativa europea è passata da un modello in cui una Direttiva creava un quadro giuridico relativo ad un contesto esaminato e questo poi doveva poi essere recepito negli stati membri, con una situazione che può essere rappresentata così:


Come si vede dall’immagine le caselle con lo sfondo verde rappresentano le norme di recepimento, che ogni stato membro dell’UE emana autonomamente, nei limiti indicati dalla Direttiva. Questo meccanismo ha consentito in passato margini d’interpretazione molto ampi rendendo tecnicamente molto difficile garantire l’interoperabilità a livello europeo e, di conseguenza, il mutuo riconoscimento delle firme elettroniche qualificate pure legalmente valide. Le caselle a sfondo blu rappresentano le norme legali europee da un lato (la Direttiva) e le norme tecniche (standard) dall’altro. Lo scenario ora, con l’entrata in vigore del Regolamento eIDAS, è radicalmente modificato e la Direttiva 1999/93/CE sulle firme elettroniche e le relative norme nazionali sono abrogate, conseguentemente il Regolamento è immediatamente applicabile (a partire dal 1 luglio 2016).

Il Regolamento eIDAS stabilisce i principi giuridici fondamentali e generali, stabili nel tempo e che non richiedono modifiche frequenti. Esso prevede una normativa secondaria (atti di esecuzione) di competenza della Commissione Europea per la definizione delle regole tecniche e tecnologiche “ al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione” (considerando 71). E’ da sottolineare che “ in sede di elaborazione degli atti delegati o di esecuzione, la Commissione Europea dovrebbe tenere debito conto delle norme e delle specifiche tecniche elaborate da organizzazioni e organismi di normalizzazione europei e internazionali […] al fine di assicurare un livello elevato di sicurezza e interoperabilità dell’identificazione elettronica e dei servizi fiduciari ” (considerando 72) e in effetti il Regolamento stabilisce, salvo poche eccezioni, che gli atti esecutivi siano limitati a richiamare delle norme tecniche.


La situazione che si viene a creare con l’entrata in vigore del Regolamento garantisce dunque da un lato un buon grado di flessibilità, dall’altro che siano gli stakeholder, anche nell’ambito degli enti di normazione, a proporre gli strumenti tecnici atti a realizzare quanto previsto dal Regolamento. Gli atti d’esecuzione sono lo strumento giuridico che riconosce formalmente che quanto specificato nelle norme tecniche e realizza quanto previsto dal Regolamento. Il contesto giuridico e tecnico di riferimento che si viene a creare garantisce quindi l’interoperabilità, e non può essere modificato da leggi nazionali, essendo il Regolamento (generalmente) una norma di rango superiore a quella ordinaria nazionale.

Normazione tecnica e standard

Questa premessa è fondamentale per comprendere quanto sia importante l’attività di normazione tecnica svolta dai relativi enti di nazionali, e quanto essa contribuisca in modo decisivo allo sviluppo dell’economia. Oltre all’aspetto giuridico, da solo già sufficientemente indicativo, ritengo doveroso rappresentare anche l’importanza dell’aspetto economico della normazione tecnica per la standardizzazione. In uno studio dell’ente nazionale inglese per gli standard (BSI), confermato poi da studi simili in Francia e Germania e richiamato dalla Commissione Europea nella comunicazione COM(2015)550 sul mercato unico digitale, stabilisce che le attività di normazione hanno contribuito al 28% della produttività e al 5% del fatturato delle imprese inglesi nel periodo 1928-2003. Un dato non percepito dalla generalità degli osservatori che invece è di grandissima importanza e dovrebbe essere maggiormente diffuso.

Per un Forum multistakeholder

Premesso quanto sopra scritto si propone di dare attuazione ad una nuova fase del digitale in Italia, mediante le seguenti azioni:

  1. Costituzione di un forum multi-stakeholder per il Digitale e l’Innovazione, sul modello del Forum sulla Fatturazione Elettronica ed eProcurement (COM(2010)712 della Commissione) con la partecipazione di:
    a. Pubbliche Amministrazioni centrali (Ministeri, CISIS, ANCI…)
    b. associazioni di categoria rappresentative anche delle PMI, dei professionisti e della società civile/dei cittadini rappresentative a livello nazionale;
    c. Pubbliche Amministrazioni Locali (coordinamento a livello regionale);
  2. ll Forum proposto dovrebbe essere un organismo che svolge la sua attività sulla base delle seguenti funzioni proposte:
    a. consultive, proponendo regole tecniche, inchieste…;
    b. d’indirizzo e coordinamento dell’attività di standardizzazione, in coordinamento con l’ente nazionale di riferimento per la normazione (UNI/UNINFO);
    c. di monitoraggio dell’adozione digitale, promuovendo inchieste e ricerche nel settore pubblico e privato;
    d. di scambio di esperienze e buone pratiche, sia nel pubblico che nel privato, sia con altri paesi;
    e. di raccolta e strutturazione proposte, iniziando a sfruttare immediatamente l’anno che è a disposizione per proporre modifiche al nuovo CAD;
    f. diffondere la cultura degli standard (norme UNI, CEN, ETSI, ISO);
    g. presidiare, coordinando partecipazione ed azioni, i tavoli fondamentali per “contare” in UE e mantenere la leadership dell’Italia (come oggi è realtà per i servizi eIDAS).

Come fare?

Per realizzare quanto proposto si potrebbe estendere la Consulta Permanente (ex art.16 dello schema di decreto legislativo nuovo CAD) in modo che si trasformi in un vero e proprio Forum multi-stakeholder per l’Innovazione e il Digitale (sul modello del Forum sulla Fatturazione Elettronica ed eProcurement istituito con decreto MEF, di cui alla comunicazione COM(2010)712 della Commissione Europea) con la partecipazione delle Pubbliche Amministrazioni, enti ed associazioni sopra indicate. Quest’organismo consultivo, di monitoraggio e di raccolta strutturata delle proposte, potrebbe indirizzare e coordinare meglio le attività di standardizzazione migliorando la già ottima collaborazione che AgID ha singolarmente con i vari stakeholder interessati, ampliando l’attività anche ad aree fondamentali per il Paese come il Digital Manifacturing (Industry 4.0) e l’accesso allo Single Digital Market alle PMI ed ai professionisti (e-Procurement).

La parola ora al Governo: i recenti dati diffusi dalla Commissione Europea dimostrano che negli ultimi due anni in Italia sul digitale si è fatto poco e male, siamo al quart’ultimo posto in Europa. Ora si volti pagina e remando tutti nella stessa direzione dimenticando il recente passato e costruendo insieme il nostro futuro.

Su questo argomento

APP PA: l'elenco delle app ufficiali della Pubblica Amministrazione