Un nuovo senso alla parola cittadinanza: la lezione dell'IGF brasiliano - FPA

Un nuovo senso alla parola cittadinanza: la lezione dell’IGF brasiliano

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16 Novembre 2015

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Stefano Trumpy, presidente Internet Society ITALIA

La cittadinanza si può definire etimologicamente come essere residente in una città e accettare un insieme di regole per far parte della cultura locale e quindi di sentirsi parte di un gruppo di persone che cerca coesione in vista del buon con-vivere; il ruolo della politica e dei governanti locali è quello di fare il loro meglio per garantire una cittadinanza apprezzata dai cittadini. Il modello antico secondo il quale la parola cittadinanza si affermò è quello di Atene ai tempi di Platone il quale asseriva che la forma di arte più elevata è la politica poiché è quella che assicura il bene supremo che consiste nella gestione democratica della cittadinanza (interpretata in modo oligarchico al tempo) che si rende concreto nell’ascolto dei cittadini nella piazza (agorà) al quale seguono le decisioni più opportune per il bene comune.

Atene al tempo era, di fatto, una città stato e qui si arriva al significato di cittadinanza come normalmente si usa oggi, quale cittadinanza di uno stato.

Che ne è della cittadinanza nell’epoca attuale, definita come “Società dell’Informazione” creatasi nel cyberspazio, dove l’agorà di Atene è aperta a tutti i cittadini del mondo? Ai tempi dell’Internet le barriere geografiche sono di fatto scomparse dato che si possono creare gruppi d’interesse comune su temi specifici formati da persone sparpagliare potenzialmente in tutti i paesi della terra; quest’aspetto ha un valore intrinseco di altissimo profilo perché può aiutare una globalizzazione culturale veramente democratica dando al tempo stesso anche la possibilità di conservare e comprendere le culture locali con le loro diversità; questo ci porta quindi a un concetto di cittadinanza nel cyberspazio di livello globale.

Circa il termine digitale, questo è in uso diffuso da qualche anno, collegato al fatto che in Internet ormai contano di più i servizi relativi all’informazione rispetto alla rete che ne assicura la loro diffusione; non è un caso quindi che, a livello europeo, si parli di Agenda Digitale come obiettivo globale per assicurare un futuro economico e sociale connesso allo sviluppo dei servizi assicurati dalla rete; ognuno dei paesi della UE ha quindi un piano nazionale adeguato alla situazione locale, pur dovendo rispettare dei principi generali raccomandati dalla Commissione Europea.

La diffusione dell’Internet in tutti i settori della società data l’inizio della seconda metà degli anni 90 e segna la adozione del termine Società dell’Informazione; moltissimo cammino si è fatto in questi venti anni e solo in tempi recenti ci si sta ponendo il tema della cittadinanza digitale come stato di appartenenza, potenzialmente anche formale. La cittadinanza dovrà comprendere diritti e doveri del cittadino digitale, temi riguardanti la privacy, la libertà di espressione e le questioni riguardanti la sicurezza in tutti gli aspetti relativi incitamento a terrorismo reali o presunti, etc.

Dichiarazione dei diritti in Internet e cittadinanza digitale

La nostra Camera dei Deputati lo scorso anno ha costituito una Commissione che recentemente ha rilasciato la Dichiarazione sui diritti in Internet basata sui temi attuali e più sentiti nel nostro paese.

I contenuti della Dichiarazione sono stati sottoposti ad un passaggio parlamentare per discutere iniziative per la promozione di una Carta dei diritti in Internet condivisa a livello globale e per la governance della rete ed il 3 novembre, a larga maggioranza, la Camera ha approvato la seguente mozione che impegna il Governo:

  • ad attivare ogni utile iniziativa per la promozione e l’adozione a livello nazionale, europeo e internazionale dei princìpi contenuti nella Dichiarazione adottata il 28 luglio 2015 dalla Commissione per i diritti e i doveri in Internet istituita presso la Camera dei deputati;
  • a promuovere un percorso che porti alla costituzione della comunità italiana per la governance della rete definendo compiti e obiettivi in una logica multistakeholder.

La Dichiarazione, come raccomandato nella mozione approvata, affronta in questo periodo un confronto nel contesto globale e una pubblica discussione è avvenuta in occasione dell’Internet Governance Forum, organizzato dalle Nazioni Unite, svoltosi a Joao Pessoa, in Brasile, dal 9 ai 13 novembre.

In particolare il giorno iniziale di lunedì 9 si è tenuta una sessione molto densa di incontri tra la delegazione italiana e i nostri colleghi del Brasile per discutere e commentare sulla collaborazione esistente da tempo tra Italia e Brasile sul tema dei diritti in Internet e fare proposte per il prossimo futuro. Vi è stata una partecipazione di altissimo profilo che ha avuto indubbio apprezzamento da parte del pubblico presente composto anche da altre parti interessate esterne. Da parte italiana, hanno partecipato con relazioni il coordinatore della Commissione Stefano Rodotà, tre dei 10 deputati che hanno fatto parte della Commissione (Paolo Coppola, Diego De Lorenzis, e Stefano Quintarelli), tre dei 13 esperti che hanno fatto parte della Commissione (Juan Carlos De Martin, Giovanna De Minico, e Stefano Trumpy) e la Capo Ufficio Stampa della Camera dei Deputati Anna Masera. Per parte brasiliana vi è stata una nutrita partecipazione di membri del Comitato per la Gestione di Internet in Brasile e del Center for Information Technology Policy, con la leadership di Virgilio Almeida, sottosegretario per le politiche di Information Technology del Ministero della Scienza. Oltre a questi, hanno relazionato personalità di spicco a livello internazionale provenienti dal Berkman Center, dal segretariato organizzativo degli IGF, dal Parlamento europeo e dalla WEB Foundation.

Il mio contributo è stato in merito all’ultimo articolo della Dichiarazione relativo alle sfide della Internet Governance.

L’intervento sul “Governo della rete”

La raccomandazione del parlamento al nostro Governo, nella parte relativa alla governance della rete, costituisce un elemento di assoluto rilievo nella direzione di promuovere una cittadinanza digitale nazionale agli utenti della rete.

Art.14 della Dichiarazione

1. Ogni persona ha diritto di vedere riconosciuti i propri diritti in Rete sia a livello nazionale che internazionale.

2. Internet richiede regole conformi alla sua dimensione universale e sovranazionale, volte alla piena attuazione dei principi e diritti prima indicati, per garantire il suo carattere aperto e democratico, impedire ogni forma di discriminazione e evitare che la sua disciplina dipenda dal potere esercitato da soggetti dotati di maggiore forza economica.

3. Le regole riguardanti la Rete devono tenere conto dei diversi livelli territoriali (sovranazionale, nazionale, regionale), delle opportunità offerte da forme di autoregolamentazione conformi ai principi indicati, della necessità di salvaguardare la capacità di innovazione anche attraverso la concorrenza, della molteplicità di soggetti che operano in Rete, promuovendone il coinvolgimento in forme che garantiscano la partecipazione diffusa di tutti gli interessati. Le istituzioni pubbliche adottano strumenti adeguati per garantire questa forma di partecipazione.

4. In ogni caso, l’innovazione normativa in materia di Internet è sottoposta a valutazione di impatto sull’ecosistema digitale.

5. La gestione della Rete deve assicurare il rispetto del principio di trasparenza, la responsabilità delle decisioni, l’accessibilità alle informazioni pubbliche, la rappresentanza dei soggetti interessati.

6. L’accesso e il riutilizzo dei dati generati e detenuti dal settore pubblico debbono essere garantiti.

7. La costituzione di autorità nazionali e sovranazionali è indispensabile per garantire effettivamente il rispetto dei criteri indicati, anche attraverso una valutazione di conformità delle nuove norme ai principi di questa Dichiarazione.

Per punti:

Punto 1 e 2 Il “cittadino digitale” ha il diritto di vedere riconosciuti i diritti descritti nella dichiarazione, non solo a livello nazionale ma a livello globale. Nella Società dell’Informazione vige il principio condiviso “pensa globalmente, agisci localmente” per fare in modo che le declinazioni locali non siano in contrasto con i principi generali condivisi globalmente. La Dichiarazione costituisce quindi un ottimo contributo per promuovere una buona implementazione della cittadinanza digitale a livello globale e, nelle parti più operative, a livello nazionale. La espressione “cittadinanza digitale” non è riportata nella dichiarazione ma lo è implicitamente .

Punto 3 Importante la distinzione dei tre livelli di cittadinanza menzionati nel paragrafo precedente: globale, nazionale e regionale (o locale-cittadino).

Punto 7 Questo ultimo paragrafo della Dichiarazione è di fatto riflesso nel secondo punto della mozione votata a larga maggioranza il 3 novembre scorso alla Camera dei Deputati.

Ho colto l’occasione, in conclusione, per riportare la posizione del governo presentata dal sottosegretario Antonello Giacomelli prima della votazione, fornendo questo riassunto: “ La rete non appartiene né ai governi né alle autorità statali delegate; noi dobbiamo seguire il modello multi-stakeholder al fine di coinvolgere tutte le parti interessate per partecipare al processo decisionale che riguarda la Internet Governance. L’Italia ha tutte le caratteristiche per varare questo modello nel quadro istituzionale complesso della Unione Europea .”