Verso la “PA Aumentata”: come IA, no-code e riuso guidano l’efficienza post-PNRR
Il post-PNRR potrebbe essere una fase critica per ragioni che vanno oltre la semplice riduzione delle risorse disponibili. Non disperdere il capitale infrastrutturale acquisito, bensì capitalizzarlo, è la vera sfida. Una strategia efficace è mirare al concetto di “PA Aumentata”. Ne abbiamo parlato con Paolo Zucca, CEO di Anthesi
25 Marzo 2026
Paola Orecchia
Giornalista

Foto di Nigel Hoare su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/a-group-of-orange-origami-swans-sitting-on-top-of-a-table-_r3nclhPoPM
- 1 Cos’è la “PA Aumentata” e perché deriva dalla compliance alle norme in vigore
- 2 Rendere strutturale la trasformazione capitalizzando la struttura esistente
- 3 L’approccio efficiente alla digitalizzazione di migliaia di micro-servizi
- 4 L’ecosistema elixForms - elixPro: dal front-end all'automazione del back-office
La PA guarda al post-PNRR con preoccupazione: dopo anni di investimenti massicci sostenuti dal Piano, alle amministrazioni mancheranno i fondi per proseguire e per capitalizzare le infrastrutture già acquisite. Ma è davvero così? Esistono approcci, soluzioni, modelli svincolati da un’alta capacità di spesa che consentano di completare e rendere efficiente il processo di trasformazione digitale?
La risposta è insita nelle norme, dalla cui conformità da parte delle amministrazioni, coniugata all’uso intelligente delle tecnologie e alla collaborazione fra enti, scaturisce il concetto di “PA Aumentata”.
Cos’è la “PA Aumentata” e perché deriva dalla compliance alle norme in vigore
La “PA Aumentata” non è uno slogan di marketing: è una cultura organizzativa e di governance che si basa su un modello operativo preciso, basato sui concetti di no-code, riuso, cooperazione, uso dell’IA.
Dal punto di vista normativo, ricordiamo che:
- Il concetto di riuso è disciplinato in Italia dal CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale — D.Lgs. 82/2005), in particolare dagli articoli 68 e 69. È un obbligo di legge per le PA, volto a massimizzare l’efficienza della spesa pubblica e la qualità dei servizi digitali. I tre pilastri normativi che definiscono il riuso sono: l’obbligo di Analisi Comparativa (Art. 68); l’obbligo di Rilascio (Art. 69); il Catalogo Nazionale del Riuso (Developers Italia).
- Il Piano Triennale AgID promuove l’utilizzo di strumenti no-code e low-code che abbassano le barriere d’ingresso alla digitalizzazione. In particolare, il no-code è un approccio allo sviluppo di software che consente di creare siti web, automazioni e applicazioni, senza scrivere neanche una riga di codice, favorendo così la velocità di realizzazione, la collaborazione e l’innovazione diffusa. Il CAD, che impone agli enti il rispetto di standard di interoperabilità, trova in questo approccio un’applicazione concreta e scalabile.
- Il Digital Decade 2030 richiede esplicitamente un’accelerazione sull’adozione dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici.
Rendere strutturale la trasformazione capitalizzando la struttura esistente
In questo contesto segnato dalla necessità di non disperdere il patrimonio infrastrutturale costruito negli ultimi anni, s’inserisce la riflessione di Paolo Zucca, CEO di Anthesi: “per trasformare un’opportunità finanziaria straordinaria in una capacità permanente occorre trasformare la PA in organizzazione che, attraverso componenti abilitanti che isolano dei processi tecnologici, fornisca strumenti rapidi, assemblabili, per arrivare rapidamente alla digitalizzazione di un processo”.
La risposta alla sfida del post-PNRR, quindi, non è cercare nuovi fondi per nuovi progetti, ma capitalizzare l’infrastruttura esistente per renderla produttiva in modo continuo e progressivo.
L’approccio efficiente alla digitalizzazione di migliaia di micro-servizi
Secondo le stime di Anthesi, la stragrande maggioranza dei procedimenti attivi negli enti locali italiani non è ancora oggetto di alcuna forma di digitalizzazione strutturata. “Il rischio concreto del post-PNRR, a ben guardare, è che la digitalizzazione si cristallizzi attorno ai procedimenti che hanno beneficiato di finanziamenti dedicati, lasciando nell’ombra la vasta quota di processi amministrativi senza priorità nei piani di spesa, pur essendo quotidianamente rilevanti”.
Il Piano Triennale AgID 2024-2026 indica la direzione necessaria: l’utilizzo delle piattaforme abilitanti per la reingegnerizzazione dei processi interni agli enti come obiettivo strategico prioritario. Dunque, oggi, l’infrastruttura finanziata dal PNRR può essere vista come il “substrato” della digitalizzazione.
È in questo spazio normativo e tecnico che si inserisce l’architettura tecnologica di Anthesi, i cui pilastri sono qui analizzati:
Il metalinguaggio e il paradigma no-code: astrarre per accelerare
Perché la digitalizzazione dei procedimenti amministrativi richiede sempre l’intervento di informatici esperti? La risposta non riguarda la complessità intrinseca dei procedimenti, ma la dipendenza degli strumenti di digitalizzazione da specifici paradigmi tecnologici, che risultano opachi a chi lavora nei servizi pubblici e ha una cultura organizzativa e giuridica, non tecnica. La soluzione proposta è un metalinguaggio: un livello di astrazione che separa la logica del procedimento amministrativo dalla sua implementazione tecnologica e che permette a un responsabile di procedimento, a un funzionario dell’area servizi sociali o a un dirigente di ufficio tecnico di disegnare autonomamente un processo digitale, senza conoscere le specifiche tecniche del sistema sottostante. Il funzionario descrive il flusso (per esempio: invia in firma al dirigente, poi protocolla, poi notifica l’utente”) e la piattaforma si occupa di tradurre questa descrizione in automazione operativa.
Community e riuso: l’asset strategico spesso sottovalutato
C’è un paradosso tutto italiano: perché se il Comune di Falconara Marittima ha progettato e messo in produzione un modulo digitale per l’iscrizione agli asili nido, ben integrato con il sistema di protocollo e con le piattaforme di autenticazione, l’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana deve ricominciare da zero?Il secondo pilastro della strategia di Anthesi è la Community, intesa come meccanismo di capitalizzazione collettiva del lavoro di digitalizzazione già svolto dagli enti. Il CAD, le Linee Guida AgID e il Piano Triennale 2024-2026 valorizzano il riuso del software come principio cardine della digitalizzazione pubblica. Tuttavia, il mero riuso del codice applicativo differisce sostanzialmente dalla condivisione della logica procedurale: è proprio attraverso quest’ultima che il costo di gestione di una singola istanza può ridursi a pochi centesimi, trasformando la digitalizzazione da onere finanziario a fattore di efficienza strutturale. Molte amministrazioni dispongono già di documentazione procedurale che ne descrive la logica: modulistica cartacea, regolamenti, procedure operative interne, etc. Ed è a questo punto che subentra l’importanza dell’IA come una leva incredibile di accelerazione.
Intelligenza Artificiale: il fattore moltiplicatore che accelera il no-code
Con l’IA, la trasformazione dei documenti procedurali in moduli digitali funzionanti si comprime in modo significativo: si carica un PDF, si chiede al modello di generare un modulo compatibile con la piattaforma elixForms di Anthesi e il risultato è una bozza operativa che il funzionario può rivedere, adattare e pubblicare in autonomia.L’integrazione dell’IA nel ciclo di progettazione e gestione dei processi digitali amplifica ciò che il paradigma no-code ha già reso possibile: l’autonomia degli enti nella produzione di soluzioni digitali. “È con questo paradigma di lavoro che, con i framework adeguati, la PA acquisisce la capacità di assemblare le soluzioni e quindi di arrivare molto più rapidamente, in modo industriale, sicuro e affidabile alla soluzione, rispetto alla verticalizzazione”, riassume Zucca.
L’ecosistema elixForms – elixPro: dal front-end all’automazione del back-office
Anthesi ha strutturato la propria offerta attorno a due componenti integrate, utilizzabili anche senza competenze specialistiche avanzate:
- elixForms è il front-end: la piattaforma no-code per la progettazione e la pubblicazione di moduli digitali, integrati nativamente con il protocollo informatico e le piattaforme abilitanti nazionali.
- elixPro è il motore di back-office: uno strumento per la progettazione e la gestione di iter procedimentali complessi, con la medesima logica simbolica e astratta che caratterizza il front-end.
Un caso d’uso emblematico illustra il valore operativo di questa integrazione. Durante gli eventi alluvionali che hanno colpito l’Emilia-Romagna, la Regione ha potuto attivare e mettere in produzione un modulo per la denuncia e il censimento dei danni in soli tre giorni.
In definitiva, la scommessa della PA Aumentata sposta l’asticella oltre la semplice ricezione di moduli: l’obiettivo è un ente che supporti attivamente chi ci lavora e anticipi chi lo interroga. Trasformare la digitalizzazione da adempimento a intelligenza diffusa è l’unico modo per garantire che, una volta esaurita la spinta del PNRR, la PA diventi protagonista del proprio futuro.