Verso la transizione 5.0 per la sostenibilità sociale e ambientale dello sviluppo

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La “transizione 5.0” rappresenta un nuovo paradigma che integra l’automazione avanzata, la collaborazione uomo-macchina e la sostenibilità. Questo concetto di transizione 5.0 dell’Unione Europea coinvolge l’intera società, inclusa la politica e l’amministrazione pubblica, e promuove un approccio umano, sostenibile e resiliente

19 Gennaio 2024

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Andrea Rangone

Presidente DIGITAL360, Professore Politecnico di Milano

Foto di Alex Azabache su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/uomo-che-indossa-la-camicia-bianca-che-si-siede-sul-ponte-che-si-affaccia-sulla-montagna-BReigPd7XnQ

Questo articolo è tratto dal capitolo introduttivo dell’Annual Report 2023 di FPA (la pubblicazione è disponibile online gratuitamente, previa registrazione)

Sin dall’inizio della sua storia, il Gruppo DIGITAL360 fonda la sua azione sulla convinzione che la trasformazione digitale e l’innovazione siano il motore di uno sviluppo sostenibile e inclusivo e di un necessario rinnovamento delle imprese e della pubblica amministrazione. Uno sviluppo che deve saper coniugare bene tecnologie e persone. In questo momento storico questo approccio trova conferma nell’affermazione di una nuova visione dell’attività economica che è stata chiamata “transizione 5.0”. Perché, come dice il paper della Commissione europea, «l’attività economica porti prosperità reale, la definizione del suo vero scopo non può prescindere da considerazioni sociali e ambientali, tra cui un’innovazione responsabile che non sia solo o principalmente finalizzata ad aumentare l’efficienza in termini di costi o alla massimizzazione dei profitti, ma anche ad incrementare la prosperità per tutti i soggetti coinvolti: investitori, lavoratori, consumatori, società e ambiente»[1].

La recente approvazione da parte della Commissione europea della riformulazione del PNRR italiano ha portato all’attenzione degli addetti ai lavori e dell’opinione pubblica questo concetto di “transizione 5.0”, ossia di un superamento del paradigma dell’impresa 4.0. L’impresa 4.0, di cui l’impresa 5.0 costituisce appunto un ampliamento che non ne nega l’importanza e l’attualità, è, come sappiamo, caratterizzata da nuovi modelli di produzione sempre più automatizzati e interconnessi e da una gestione dei dati e delle informazioni collettiva, condivisa e collaborativa. Un flusso di dati, provenienti da diverse ed eterogenee fonti, accompagnano la produzione dall’espressione della domanda alle azioni di post-vendita, passando per un processo produttivo completamente trasformato dalla dimensione digitale.

La pandemia prima, con i suoi effetti globali, il ripresentarsi poi di drammatici conflitti con la loro scia di crisi economiche, energetiche e sociali, l’aggravarsi delle due grandi emergenze date dai cambiamenti climatici e dalla crescita delle disuguaglianze hanno messo in luce però la necessità di un ripensamento dello sviluppo, e quindi dei modelli di business, verso una maggiore sostenibilità sociale ed ambientale. È da questa istanza sociale che nasce la “transizione 5.0” che coinvolge sia il sistema produttivo sia, in generale, tutte le componenti della società e, quindi, in primis, anche la sua politica e la sua amministrazione.

La transizione 5.0 rappresenta, perciò, quello che si potrebbe definire un nuovo paradigma che integra l’automazione avanzata, la collaborazione uomo-macchina e la sostenibilità. L’intento di tale transizione è, quindi, quello di rendere le imprese e le organizzazioni qualitativamente migliori, creando un ambiente di lavoro innovativo, fondato su una migliore commistione tra le capacità umane e le tecnologie digitali.

Secondo la visione dell’Unione europea, la transizione 5.0 è in grado di apportare benefici alle imprese, ai lavoratori e alla società ed è caratterizzata da essere “umanocentrica”, sostenibile e resiliente. Tale transizione riguarda ovviamente anche l’amministrazione pubblica. Si tratta infatti di un paradigma che nasce proprio da una diversa concezione della società, la “società 5.0”. Una società che mira a trovare un equilibrio tra lo sviluppo economico e la soluzione dei problemi sociali e ambientali. In questa società l’obiettivo principale non è semplicemente la crescita economica, ma il benessere di ogni individuo. In questo contesto, la tecnologia e l’innovazione digitale sono fattori determinanti per migliorare la qualità della vita delle persone e ampliarne le possibilità; per risolvere le sfide ambientali e sociali; per creare una società più equa e sostenibile di fronte alla attuale crescita delle disuguaglianze e all’emergenza climatica.

Già l’attuale tendenza del processo di riforma della pubblica amministrazione, mettendo al centro le persone, coglie la prima delle caratteristiche della transizione 5.0, ossia la centralità dell’essere umano nei processi di produzione ed erogazione dei servizi. Una centralità che riguarda sia i dipendenti pubblici, che tuttora soffrono spesso di un’organizzazione rigida, basata più sulle regole che sulle potenzialità di ciascuno, sia gli utenti dei servizi, lasciati a volte soli di fronte ad una digitalizzazione delle interfacce poco attenta all’effettiva fruibilità, specie delle fasce più deboli.

La seconda caratteristica di questa transizione è quella della sostenibilità che impatta fortemente sia sulle imprese che sulla PA. Anche le amministrazioni devono fare la loro parte sia attuando con coraggio, lungimiranza e creatività le politiche di regolazione tese a ridurre le emissioni, sia divenendo esse stesse più sostenibili riducendo il consumo di energia e le emissioni di gas serra, comprando prodotti e servizi ecocompatibili, efficientando gli edifici pubblici e promuovendo comportamenti virtuosi dei dipendenti. Tecnologie come l’intelligenza artificiale e la produzione additiva possono svolgere un ruolo importante in tal senso, ottimizzando l’efficienza delle risorse e riducendo al minimo gli sprechi.

La resilienza costituisce il terzo pilastro della transizione 5.0 e vale, anch’essa, sia per le imprese sia per la PA e si riferisce alla necessità di sviluppare attività e organizzazioni più solide e meglio preparate a far fronte a malfunzionamenti. I cambiamenti geopolitici e le catastrofi naturali, come la pandemia di Covid-19, evidenziano l’importanza di assetti adattabili e processi aziendali flessibili, soprattutto dove le catene del valore sono al servizio dei bisogni fondamentali dell’uomo, come nel campo dell’assistenza sanitaria e della sicurezza.

La “transizione 5.0” supera quindi il concetto dell’impresa 4.0, ma non per questo diminuisce l’importanza dell’innovazione e della trasformazione digitale che, sempre più, costituiscono gli strumenti fondamentali per uno sviluppo giusto e per contrastare quel “sonnambulismo diffuso” denunciato dall’ultimo rapporto del Censis e a cui non possiamo e non vogliamo rassegnarci.


[1] Industry 5.0. Towards a sustainable, human-centric and resilient European industry, Policy paper a cura della DG Ricerca e Innovazione della Commissione europea, gennaio 2021

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