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Durata dei processi. Rimedi giurisdizionali nazionali e sopranazionali

Il problema della durata eccessiva delle procedure giudiziarie costituisce uno dei punti di debolezza più rilevanti del sistema giudiziario italiano.

            Il rimedio della “Legge Pinto”, apprestato dal legislatore nell’anno 2001, non si è rivelato idoneo a contrastare la durata esorbitante dei processi, ma ha finito per costituire un ulteriore elemento di criticità del sistema, appesantendo ulteriormente il carico di lavoro degli uffici e delle Corti di appello.

            Varie iniziative governative hanno favorito significative modifiche alla disciplina finalizzate, in primo luogo, a ridurre i tempi dei processi e, poi, a creare, con il meccanismo della “mediazione” una forma di filtro avanzato. Ma la persistenza del fenomeno, sviluppatosi nel corso degli anni con un’incidenza sempre più rilevante, ha contribuito ad aggravare anche a livello europeo l’esposizione del nostro Paese, sia per quanto riguarda il numero delle violazioni in materia di equo processo accertate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, sia per quanto attiene all’immagine nei confronti delle altre istituzioni sopranazionali.

            Il pressante monito che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha rivolto in più occasioni all’Italia, affinché mantenga l’impegno – affermato in varie sedi – di risolvere il grave problema strutturale che assilla la giustizia italiana, impone l’obbligo di proseguire lungo il percorso della ricerca di interventi interdisciplinari in grado di determinare strategie immediate ed efficaci.

            La Mattinata di studio intende offrire l’opportunità a tutti i convenuti di presentare osservazioni e proposte per un confronto sinergico sulla problematica.

Proposte legislative per lo sveltimento dei processi

De Augustinis afferma  che la lunghezza dei processi civili è il problema principale del nostro Paese in quanto ogni nuova riforma genera necessariamente dei contenziosi, che se bloccati ne rendono impossibile l’applicazione. Due riforme sono – a parere del DAGL – le più urgenti ed essenziali: la riforma della legge Pinto e la predisposizione di strumenti per la riduzione delle cause previdenziali. Non in ultimo va affrontata la questione della semplificazione delle modalità di accesso alla giustizia attraverso lo sviluppo di sistemi e mezzi più omogenei.

Semplificare per crescere: le nuove linee di semplificazione amministrativa per le imprese

Semplificazione: il passaggio necessario dai presupposti giuridici all’applicazione effettiva

Marco Ravazzolo dà atto al Dipartimento della Funzione Pubblica di aver fatto molto – insieme agli altri Ministeri competenti – per le politiche di semplificazione, eppure qualcosa non ha funzionato a pieno. Perché i benefici della semplificazione non vengono percepiti dalle imprese? Il problema – continua Ravazzolo – è nella fase di attuazione delle semplificazioni. Se l’approccio giuridico infatti è necessario per creare i presupposti delle semplificazioni amministrative, non è certo sufficiente; deve anzi essere immediatamente seguito da una forte attività di implementazione, che in Italia è stata finora tutt’altro che adeguata.

Dai libri di ricette all’implementazione dell’azione semplificatrice

Mario Martelli conclude la Giornata della Semplificazione 2011 riprendo alcuni temi che hanno contraddistinto la discussione. Dall’esigenza di una maggiore enfasi sui meccanismi di analisi preventiva e di consultazione, alla necessità di controlli di maggiore qualità, Martelli punta l’attenzione sia sulle criticità che sugli aspetti virtuosi: primi fra tutti il programma di Misurazione degli Oneri Amministrativi, vero cuore del processo di semplificazione.

La semplificazione come Multi-Level policy

 

Dopo aver condotto la sessione mattutina, Silvia Paparo introduce i lavori della sessione pomeridiana della Giornata della Semplificazione 2011. La sessione è dedicata alla condivisione delle politiche di semplificazione tra Stato, Regioni e Autonomie Locali. Oltre che nelle Regioni tradizionalmente all’avanguardia, si stanno sviluppando nuove esperienze anche in territori storicamente meno impegnati in questo campo. Una tendenza – spiega la Paparo – testimoniata anche dalla presenza sempre più numerosa di Assessori alla Semplificazione Normativa nelle Giunte. 

La consultazione necessaria nelle strategie di semplificazione

Cerminara denuncia nel suo intervento la mancata normazione del processo di consultazione all’interno delle Analisi di Impatto della Regolazione gestito dal DAGL della PCM. Quella sulla tracciabilità dei flussi finanziari è un esempio di norma che non ha previsto una fase di consultazione e il cui effetto è stato quello di paralizzare per quasi due mesi le attività delle imprese per l’incertezza della fase applicativa. Al di là da dove siamo nelle classifiche sulla semplificazione normativa, e al di là delle opinioni che si hanno sull’affidabilità degli indicatori – conclude Cerminara –  un elemento tragico è che l’Italia continui a perdere posizioni nel tempo.

La semplificazione dal punto di vista delle imprese

Confartigianato ha svolto un’indagine con i suoi associati sulla percezione dello sforzo fatto in questi anni per la riduzione degli oneri amministrativi. È emerso un disagio degli imprenditori per la perdurante mancanza di disponibilità di informazioni utili in relazione agli obblighi, un problema che genera la necessità di rivolgersi agli intermediari anche per livelli molto bassi di qualificazione. Un tema ulteriore che le imprese chiedono di affrontare urgentemente – spiega Stabile – è quello della reale applicazione delle norme di semplificazione, che non devono fermarsi alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Lo stato dell’arte in Sicilia dopo la Legge Regionale sulla semplificazione

 

Il 5 aprile 2011 la Regione Siciliana ha varato una legge regionale per la trasparenza, la semplificazione, l’efficienza, l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione e l’agevolazione delle iniziative economiche. La legge mette ordine in una situazione di forte stratificazione fra competenze regionali e competenze statali che in passato ha creato notevoli difficoltà realizzando tra l’altro un’importante mappatura dei procedimenti regionali e nazionali che ricadono sul territorio siciliano. Un’importante novità introdotta dalla legge è l’assegnazione di responsabilità per la mancata emanazione dei provvedimenti finali, una norma con la quale il tempo perso dalle aziende per responsabilità pubbliche diventa un bene risarcibile. 

Le novità della proporzionalità: le semplificazioni in materia di ambiente

In apertura del suo intervento, Maria Carmela Giarratano approfondisce il concetto di proporzionalità da un punto di vista storico e applicativo, per poi dedicarsi subito dopo alla considerazione di come per fare semplificazione si debba partire dalle basi, ovvero dalla produzione normativa. Al Ministero dell’Ambiente i macro-settori autorizzativi riguardano la tracciabilità dei rifiuti, le emissioni in atmosfera, le autorizzazioni allo scarico di acque reflue e l’impatto acustico. Se per il primo è stato adottato il sistema SISTRI per la lotta alle ecomafie, e il secondo presenta caratteristiche più complesse, per il terzo e il quarto sono state attivate procedure di consultazione che hanno portato a efficaci interventi di semplificazione che la Giarratano illustra nel dettaglio.

Semplificazione: il contributo alla crescita

Come arrivare a massimizzare il tasso di crescita del mercato con un intervento ragionevole dello Stato in economia? Fare semplificazione – sostiene Lambiase – non vuol dire solo tagliare norme e obblighi, ma trovare un equilibrio tra la necessità di impartire regole al mercato e fissare regole pro mercato. Così come una strategia di differenziazione di prodotto efficace decreta il successo di un particolare bene o servizio – conclude – la regolazione di qualità può infatti diventare uno dei fattori critici di successo di un Paese.

Le novità della proporzionalità: le semplificazioni in materia di prevenzione incendi

Nel 2010 viene convertito il legge il D.lgs. n. 78/2010 che tra l’altro disciplina la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA). La SCIA deve semplificare la vita all’impresa, ma non deve far diminuire i livelli di tutela dell’incolumità pubblica. Nel marzo 2011 il CdM ha adottato uno schema di “Regolamento sulla disciplina dei procedimenti relativi alle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi per la verifica delle condizioni di sicurezza antincendio”. Il nuovo regolamento – spiega Fabio Dattilo – si prefigge di rendere più snella e veloce l’azione amministrativa rendendo contemporaneamente  più efficace l’azione di controllo dei Comandi VVF. Per far questo viene utilizzato il principio di proporzionalità dell’azione amministrativa che genera un un nuovo elenco delle attività divise per scala di rischio e determina procedimenti proporzionati in base alla complessità dell’attività.