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Tutti i gap della comunicazione pubblica
Luigi Di Gregorio propone un’analisi dello stato dell’arte della comunicazione pubblica a partire dall’esperienza del Dipartimento comunicazione di Roma Capitale, dove dal 2009 si sono registrati tagli percentuali del 70%. Per Di Gregorio la mancata applicazione delle norme in materia di comunicazione pubblica è legata ad una serie di gap culturali e organizzativi che vanno colmati. In primis, un gap tra quella che è cultura della comunicazione e quella che è invece la cultura della politica. Quello che la classe politica sembra non assimilare è che la comunicazione pubblica è un diritto del cittadino al pari di strade manutenute e asili nido. Il problema, sottolinea è “cosa la politica intende per comunicazione pubblica”, facendo spesso confusione con quella che è semplice promozione delle proprie iniziative. In secondo luogo, esiste un gap tra pubblica amministrazione e cittadini, ovvero non sempre l’amministrazione è in grado di capire cosa è più rilevante per i cittadini. In questo contesto – conclude – la comunicazione pubblica può essere il perno di un cambiamento più profondo, accompagnando i cittadini e le istituzioni nella transizione verso una democrazia consolidata. Nel secondo intervento (secondo file audio) risponde alla domanda del moderatore “quali escamotage ha messo in campo per non venir meno alla mission della comunicazione pubblica, pur a fronte dei cospicui tagli in bilancio”?
Linee guida per la comunicazione on-line in tema di tutela e promozione della salute
Massimo Aquili ripercorre gli step e le valutazioni che hanno portato alla stesura delle “Linee guida per la comunicazione on-line in tema di tutela e promozione della salute” da parte del Ministero della Salute. “Il punto di partenza – afferma – è la constatazione che si sta instaurando un nuovo rapporto tra i cittadini e il Ssn”. Tra i dati rilevati attraverso un questionario iniziale, interessante sottolineare che internet, in materia di salute, è la prima fonte informativa per il 25 – 30% dei cittadini, che in maggioranza motivano così: internet non chiude mai. Aquili continua riportando i dati di sintesi dell’indagine che si è soffermata sugli argomenti ricercati e i servizi utilizzati on line dai cittadini da un lato, fotografando l’attuale offerta delle aziende sanitarie dall’altro. “Lo scopo – sottolinea – è avere una base informativa congrua per direzionare i prossimi investimenti”. Nel secondo intervento (secondo file audio) risponde alla domanda del moderatore “quali escamotage ha messo in campo per non venir meno alla mission della comunicazione pubblica, pur a fronte dei cospicui tagli in bilancio”?
La comunicazione pubblica, perno del cambiamento
Benché uscita con le ossa rotte dalla recente manovra finanziaria del giugno scorso, la comunicazione pubblica appare vitale per il cambiamento della PA nella logica dell’efficienza, del merito e della trasparenza. Essa va intesa infatti come “fattore abilitante” della riforma, in quanto permette di superare l’asimmetria informativa tra cittadini e amministrazioni che è alla base della sfiducia e della mancanza di partecipazione.
Il convegno, svolto in collaborazione con l’Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale (www.compubblica.it) , chiama a raccolta tutti gli operatori che in questi anni hanno creduto che una buona comunicazione fosse una conquista della nuova PA, a servizio dei cittadini, e che quindi mal si adattano a vederla considerata, senza un esame di merito, tout court uno spreco da tagliare.
Comunicazione pubblica e ambiente: verso la green communication?
Stefano Cazora apre il suo intervento con una constatazione: in tempo di crisi la pubblica amministrazione sembra pensare di mettere a posto la coscienza tagliando le attività di comunicazione. Questo dimostra che per la nostra classe dirigente ancora non è chiaro che la comunicazione è un’attività strategica, non sussidiaria , per il conseguimento del bene comune e l’offerta di un buon servizio pubblico. Tuttavia, specifica, un settore che in questo momento non conosce crisi è quello della comunicazione ambientale in linea con il fiorire della green economy e di una crescente sensibilità sui temi ambientali da parte dei cittadini italiani ed europei. Mentre riconosce che il legislatore sembra cogliere questo trend, dal momento che il decreto legislativo 195/2005 riconosce un interesse diffuso in materia di accesso sulle questioni ambientali, lancia una domanda: le pubbliche amministrazioni, con le loro procedure e i loro database, sono pronte? Nel secondo intervento (secondo file audio) risponde alla domanda del moderatore: “quali escamotage ha messo in campo per non venir meno alla mission della comunicazione pubblica, pur a fronte dei cospicui tagli in bilancio”?
Comunicazione pubblica: tra opportunità inesplorate e doveri inadempiuti
Partendo dall’esperienza di un ente tanto complesso quanto centrale per la vita del cittadino, Marco Barbieri propone una riflessione sulle potenzialità inesplorate e sui doveri inadempiuti in materia di comunicazione pubblica da parte delle amministrazioni italiane. Individua due principali problemi: innanzitutto non si tiene conto che con la legge 150/2000 la comunicazione è un vero proprio dovere per l’amministrazione, in secondo luogo persiste una confusione pericolosa tra termini quali comunicazione e pubblicità, determinata da una scarsa padronanza di concetti e strumenti della comunicazione pubblica, da parte del legislatore e di chi dovrà poi controllare le attività dell’amministrazione. Nel secondo intervento (secondo file audio) risponde alla domanda del moderatore “quali escamtoge ha messo in campo per non venir meno alla mission della comunicazione pubblica, pur a fronte dei cospicui tagli in bilancio”?
Trasparenza della PA e tutela del cittadino: il decalogo del Garante della privacy
Giuseppe Fortunato interviene nel dibattito sui rapporti tra le esigenze di trasparenza e la tutela dei dati personali offrendo un vademecum con le azioni a cui stare attenti quando si lavora alla pubblicazione delle informazioni sul web. Attraverso la scomposizione in acrostico della parola TELEMATICO, Fortunato offre una lista di azioni che non bisogna fare se non si vuole diventare dei delinquenti telematici.
Trasparenza = accessibilità totale = open data
Nonostante si pensi che gli open data siano qualcosa di lontano – dice Belisario – noi siamo già un Paese in cui le norme prevedono che l’amministrazione ne garantisca l’utilizzo. Il sillogismo riportato nel titolo del suo intervento viene spiegato da Belisario fondandosi principalmente sugli ultimi due interventi legislativi in materia: il principio dell’accessibilità totale contenuta art. 11 del D.lgs. 150/09 e la filosofia open data che emerge dall’art.52 comma 1 bis del nuovo Codice dell’Amministrazione Digitale.
L’articolazione delle azioni di trasparenza nella Pubblica Amministrazione
Francesca Russo, introducendo la sessione pomeridiana della Giornata della Trasparenza a FORUM PA 2011, offre una breve sintesi delle questione emerse durante la mattinata e presenta il panel pomeridiano. In particolare la Russo si concentra sulle due articolazioni della trasparenza: trasparenza centralizzata, ovvero quella delle informazioni che le amministrazioni devono fornire al DFP per obbligo di legge e trasparenza distribuita ovvero quella che le amministrazioni realizzano pubblicando sui loro siti web le informazioni che le riguardano.