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La comunità di pratica per parole chiave: conoscenze, competenze, buone pratiche, condivisione.
Giovanni Vetritto spiega che il progetto Officina Famiglia, creato sotto l’egida istituzionale dell’Osservatorio Nazionale della Famiglia, è nato dall’esigenza di fornire agli operatori delle politiche familiari impegnati nelle PA di tutti i livelli di governo, strumenti che consentano una maggiore circolazione di informazioni e buone pratiche. Da qui l’idea della costruzione di una comunità di pratica come strumento migliore per realizzare una vera rete, secondo una logica dal basso.Il dipartimento, da parte sua, ha individuato le 4 finalità principali, che rappresentano le aree su cui ci si confronterà nei vari tavoli, a partire da alcune domande.
Al primo punto la diffusione delle conoscenze e gli strumenti da privilegiare, come manuali operativi, linee guida, o sistemi di knowledge management system. Al secondo il rafforzamento delle competenze, attraverso azioni di formazione classica e/o percorsi di action learning. Il terzo versante, quello della diffusione e del trasferimento delle best practice, è quello rispetto a cui viene compiuta l’analisi più ampia e la proposta più forte, a partire da un questionario di assessment, per l’individuazione di alcune dimensioni di qualità come prioritarie. Da stabilire, inoltre, se la forma del database è lo strumento utile per raccogliere le buone prassi, e quali attività per il loro trasferimento privilegiare, tra cui i gemellaggi. All’ultimo punto, la creazione di momenti di scambio, come nomenclatori, wiki, forum tecnologici, workshop.
Tutta l’attività verrà racchiusa in un sito web che sarà messo online presto. Ad ogni tavolo di discussione viene richiesta una scheda con un feedback e con eventuali proposte
Familiarmente e suoi obiettivi : integrazione, coordinamento e buone prassi.
Angelo Mari compie alcune considerazioni di carattere generale sui lavori svolti durante la giornata, partendo dal concetto di integrazione, nato a partire dalla legge 328. Secondo il relatore, dalle riflessioni è emerso che è necessario passare dalle 3 tipologie finora considerate – istituzionale, gestionale e professionale – , ad un sistema di condivisione, quindi dalla separatezza ad obiettivi comuni.
Mari insiste poi sulla funzione di coordinamento del suo dipartimento, evidenzia che può essere anche di tipo orizzontale, derivante dalla condivisione, con un punto di riferimento neutro rispetto ai soggetti in campo, per cui il facilitatore deve garantire la reciprocità dei rapporti
Riflettendo sul fatto che oggi si è riflettuto non tanto sul contenuto, quanto sul contenente, sottolinea che in realtà si può partire dalla buone pratiche anche per produrre conoscenza. A partire della considerazione che l’esperienza è costituita dalla somma degli errori compiuti durante la vita, Mari conclude infine che una chiave di lettura del sistema delle buone pratiche è anche in negativo. Anche questo è un aspetto che va esplorato, per cui è necessario rendere lo strumento flessibile, in modo che l’interpretazione non venga data a monte.
Familiarmente: una community per le politiche per la famiglia
Familiarmente è un’iniziativa di Officina Famiglia, programma promosso dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio sotto l’egida dell’Osservatorio Nazionale della Famiglia, per favorire la costruzione di una comunità di pratica tra quanti operano sulle politiche familiari nelle amministrazioni pubbliche di tutti i livelli di governo.
Sfida per i partecipanti ai lavori della giornata sarà quella di confrontarsi sugli obiettivi del programma e cioè: valorizzare le esperienze territoriali, diffondere le conoscenze operative, rafforzare le competenze professionali, trasferire le buone pratiche tra amministrazioni, proporre momenti di scambio tra gli attori della comunità sia in presenza che a distanza. Il tutto al fine di individuare gli strumenti più appropriati che possano facilitare il consolidamento della nascente comunità.
Per consultare l’intant paper prodotto durante l’evento clicca qui
Il ruolo di Federsanità per percorsi efficaci di salute
Nel suo breve intervento Giuseppe Napoli sottolinea l’importanza del ruolo di Federsanita, proponendo una duplice riflessione. Da un lato – sottolinea – è fondamentale coinvolgere i Comuni nei percorsi di assistenza socio-sanitaria, dall’altro bisogna aver ben presente che la sfida non è tanto perfezionare modelli regionali già buoni quanto mettere in moto percorsi virtuosi che possano funzionare anche in altre Regioni italiane.
Familiarmente, verso comunità di pratica della PA su politiche famiglia.
Roberto Marino introduce l’iniziativa, spiegando che non si tratta di un classico convegno a cui assistere, ma un evento in cui i partecipanti hanno accettato di essere coinvolti. L’oggetto è chiaro, ossia giungere alla creazione di una community, più complicato capire come realizzarla.
Si tratterà di definire gli obiettivi della rete che si vuole creare, ma soprattutto i contenuti e le forme, rispetto a cui alcune idee sono già mature e strutturate. In particolare, in tema di diffusione delle buone pratiche, è stata avanzata una proposta su un raffinato sistema di valutazione, con attenzione alle condizioni di replicabilità. Marino evidenzia che la giornata in particolare sarà un’occasione di confronto, e che questo ultimo concetto dovrebbe essere la cifra che continuerà a caratterizzare la comunità
Integrazione tra servizi e integrazione tra istituzioni sul territorio
Intervenendo al convegno “Percorsi di salute: nelle cure primarie, tra territorio e ospedale. Integrazione, sostenibilità e pdta territoriali”, Leopoldo Di Girolamo sottolinea due temi su cui lavorare per realizzare un decisivo efficientamento del Ssn, migliorando al tempo stesso la qualità e l’appropriatezza dei servizi socio-sanitari erogati al paziente. Il primo grande tema è il progressivo spostamento di risorse e competenze dall’ospedale al territorio, il secondo è l’endemica ristrettezza i bilancio per i Comuni che si traduce in un taglio consistente alle spese per il sociale. “In questo contesto – conclude .- non si può non lavorare sull’integrazione, facendo leva sulle reti informali di solidarietà già esistenti”.
L’esperienza di ASS1 Triestina: distretto e “governo del territorio”
Fabio Samani propone un’analisi del modello di intervento socio-assistenziale adottato dall’ASS n.1 Triestina. “L’aspetto che ci contraddistingue – spiega – è sicuramente un marcato sviluppo dell’attività distrettuale”. Dopo aver tracciato i tratti che contraddistinguono il contesto geografico e sociale di riferimento, Samani evidenzia i punti di forza dell’approccio seguito sul territorio triestino, ovvero la suddivisone in micro aree territoriali e la centralità assegnata alla figura dell’infermiere di comunità. Tra le aree di miglioramento, il coinvolgimento proattivo dei medici di medicina generale.
Tra ospedale e territorio: ruolo delle cure intermedie
Fortunato Rao nel suo intervento presenta l’innovativo modello integrato di rete ospedale territorio a cui Ulss n. 16 Padova sta lavorando già dal 2003. “L’implementazione e il perfezionamento di questo modello – spiega Rao – ha permesso di diminuire notevolmente i tassi di ospedalizzazione, portando risposte sempre più appropriate e vicine ai bisogni di salute espressi dal paziente”. E continua: “abbiamo riorganizzato i servizi secondo il disegno di tre cerchi concentrici al cui centro è il paziente. I servizi sono quelli dell’ospedale, della medicina convenzionata, del distretto. Le parole chiave sono innovazione e sviluppo, appropriatezza, continuità”. Al centro di questo modello c’è la struttura dell’ospedale di comunità. Dopo una descrizione dettagliata della genesi e della governance di una struttura di questo tipo, Rao sottolinea gli elementi fondamentali per il buon funzionamento: la condivisione con il Comune, l’integrazione pubblico – privato e lo sviluppo di un sistema informativo.
L’esperienza dell’ASL di Brescia: medicina generale e clinical governance
L’intervento di Carmelo Scarcella è focalizzato sul ruolo del medico di medicina generale, nei nuovi percorsi di cura, rispettto alla sua capacità di fare governo clinico. Il dato di partenza, secondo Scarcella, è la necessità di fronteggiare la cronicità crescente, assicurando al paziente la continuità temporo –spaziale. A tal proposito riporta l’esperienza della Asl Brescia, sottolineando i fattori critici per il successo del modello di governo clinico adottato. “Il punto centrale – afferma con convinzione – sono i medici di medicina generale”. “Nel modello adottato dalla nostra Asl – continua – il coinvolgimento dei medici di medicina generale in collaborazione con in medici specialisti si è rivelato negli anni il fattore chiave di sostenibilità”. Per questo propone una disamina delle tappe e dei risultati che ad oggi contraddistinguono il modello bresciano.
Percorsi di salute: nelle cure primarie, tra territorio e ospedale. Integrazione, sostenibilità e pdta territoriali.
Il ruolo delle cure primarie e la necessità di integrazione tra le funzioni garantite dai diversi segmenti del sistema – ospedaliero, territoriale, di prevenzione – sono elementi cruciali richiamati da innumerevoli documenti programmatori e di indirizzo, a partire dalla dichiarazione OMS di Alma Ata sull’assistenza sanitaria primaria (1978) fino alla recente bozza di Piano Sanitario Nazionale 2011 – 2013. Coerentemente, tali principi si rifanno al concetto che l’organizzazione dei servizi sanitari è solo uno dei tasselli che contribuiscono alla “produzione” della salute, poiché sono i determinanti non sanitari a incidere in maniera ancor più significativa. Questo implica il necessario coinvolgimento di molti più attori, in primo luogo gli enti locali, in scelte responsabili e partecipate.
Le cura primarie in un sistema in cambiamento
Angelo Lino del Favero introduce i lavori del workshop dedicato ai percorsi di salute nelle cure primarie. Il suo intervento intende contestualizzare la riflessione su due piani. “Innanzitutto – sottolinea – occorre rimarcare che siamo passati da un confronto tra ” buone pratiche” a un confronto tra “modelli” di sanità”. In secondo luogo, afferma, bisogna riconoscere con chiarezza che la sanità si trova a fare i conti con un mondo in rapido e irreversibile movimento lungo tre direttrici, ovvero: la definizione dei macro livelli di assistenza, con la predominanza della dimensione territoriale, l’informatizzazione spinta e l’ingresso nel sistema dei fondi integrativi proposti dalle assicurazioni. Questo – conclude – richiede una nuova flessibilità nelle professioni e nei modelli organizzativi.