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Riforma della PA: la visione del sindacato UIL PA
Tracciare un modello organizzativo per la PA, definire i livelli di competenza sul territorio e semplificare i modelli decisionali. Queste, secondo Cefalo, le premesse per poter attuare davvero una riforma della PA, che non può prescindere da una riforma più ampia, da un progetto complessivo che è di tipo istituzionale. Inoltre non è pensabile modernizzare la PA in modo dirigista e unilaterale, è necessario un processo di partecipazione, non si può decidere tutto dal centro a livello normativo. Altro punto nodale è la politica fiscale: non si può rientrare dal deficit solo con i tagli all’interno della PA, perché alcuni servizi non possono essere privatizzati, liberalizzati o esternalizzati e, anche ove questo fosse possibile, non è detto che porti maggiore efficienza.
Semplificazione della PA: la visione di Confindustria
Il volto della PA è migliorato negli ultimi dieci anni, sono state prese importanti misure organizzative e di semplificazione. Lo sottolinea Ravazzolo nel suo intervento, portando alcuni esempi: la disciplina della Conferenza dei servizi, la riduzione dei termini di conclusione dei procedimenti, il riconoscimento del risarcimento del danno da ritardo e così via. Tutti interventi importanti, perché il sistema politico amministrativo è un fattore di competitività per le imprese. Tuttavia qualcosa non ha funzionato, serve ancora un cambiamento culturale all’interno della PA basato sui principi di merito, responsabilità e qualità dei servizi. Ravazzolo introduce alcune priorità di Confindustria: la riforma del Titolo V della Costituzione; la riforma del sistema politico (contenimento dei costi, durata dei mandati); la riforma del sistema amministrativo e altre trasversali (per esempio l’introduzione del principio acquisizione d’ufficio dei documenti).
Riforma della PA: come cambia il rapporto con il cittadino?
Barbieri mette in evidenza alcuni elementi e spunti di riflessione che emergono analizzando il documento di proposte dell’AGDP: la necessità di consentire l’accesso al mercato del lavoro a donne e giovani, ma anche alle persone con disabilità; il pericolo che i tagli lineari riducano le funzioni pubbliche e, quindi, i diritti per alcune categorie di cittadini già in condizioni di emarginazione; il fatto che, se raffrontiamo ad esempio il bilancio dello stato italiano con quello della gran Bretagna, si vede che in Italia ci sono 4 punti in meno di spesa sociale. Barbieri si sofferma poi su vicende, quali la ricerca dei falsi invalidi, che dimostrano come il modello di un Stato “gendarme” non funzioni e come il rapporto con i cittadini vada invece rivisto secondo modelli che applichino davvero il principio di semplificazione.
Come affrontare il problema macroeconomico della spesa pubblica
Tria interviene su alcuni aspetti emersi dalla discussione e presenti nel documento AGDP: il concetto di cooptazione e corporazione e il ruolo della Scuola Superiore della PA in questo contesto; come affrontare il problema macroeconomico del taglio della spesa pubblica; l’espansione degli uffici di diretta collaborazione; i tagli lineari; la “lotta alle consulenze” e quanto queste pesino davvero sulla spesa pubblica o quanto, invece, l’uso del lavoro flessibile, se applicato in maniera corretta, possa costituire un risparmio; la razionalizzazione delle scuole di formazione pubbliche. Tutto ciò che rende meno flessibile la PA va combattuto, naturalmente assieme ai fenomeni di mala amministrazione: questa la sintesi di Tria.
Le proposte dei giovani dirigenti pubblici: da proposta a realtà?
Se le proposte contenute nel documento della AGDP fossero attuate anche solo al 50 per cento, avremmo un’Italia molto diversa da quella che abbiamo e molto simile a quella che i cittadini si attenderebbero. Lo sottolinea Antonio Longo nel suo intervento, in cui vengono evidenziati alcuni punti: la PA in molti casi si dimostra vessatoria, soprattutto nei confronti delle persone disabili, tutto il contrario di efficiente, semplice e a misura di cittadino; su temi come la digitalizzazione sono stati fatti molti annunci e sperimentazioni, ma siamo ancora lontani dalla piena attuazione di quanto promesso; in Italia la commistione tra politica e amministrazione non accenna a diminuire; la presenza e l’azione dei giovani dirigenti che vogliono reagire al deterioramento della sfera pubblica italiana è una voce in controtendenza, una speranza di cambiamento che si affianca ad alcuni esempi virtuosi all’interno delle amministrazioni.
Formazione, giovani e donne per rinnovare la PA
La relazione si sofferma su alcune proposte del documento AGDP che potrebbero dare il via a un reale processo di cambiamento all’interno della PA, mentre troppo spesso, sottolinea Carlo Poledrini, sono stati fatti più annunci che effettive riforme. I punti in evidenza sono: la promozione della formazione di eccellenza e il “rinnovamento” del personale della PA, favorendo l’accesso alla dirigenza di giovani e donne dotati di preparazione ed elevate capacità, ma troppo spesso non in condizione di dare pienamente il proprio apporto.
Un piano di riforme per l’Italia 2020: le conclusioni dell’AGDP
Verbaro in chiusura di convegno riprende e commenta alcuni temi toccati nel corso degli interventi e contenuti nel documento AGDP. Appare sempre più necessario un ridisegno coraggioso e complessivo del settore pubblico, nel solco dell’avviato processo di contenimento della spesa pubblica. Alcune decisioni, anche se difficili, non possono più essere rinviate. In questo contesto, la dirigenza amministrativa deve abbandonare ogni resistenza corporativa e dare un contributo reale di trasparenza e accessibilità totale, non solo in relazione a dati finora resi noti sui siti di quasi tutte le amministrazioni (per esempio le assenze dei dipendenti, i curricula dei dirigenti, i compensi percepiti), ma soprattutto in relazione agli andamenti gestionali, ai dati relativi all’allocazione delle risorse e alle modalità di spesa. Sarebbe opportuno promuovere migliori forme di valutazione delle strutture amministrative e delle amministrazioni nel loro complesso, basate sulla misurazione delle rispettive performance e legate ai maggiori risparmi, al fine di evitare di ridurre gli stanziamenti a quelle più efficienti, anche in vista del federalismo fiscale. Verbaro ricorda alcune proposte per la razionalizzazione della spesa, come l’accorpamento di strutture che trattano analoga materia (per esempio razionalizzazione degli enti del settore previdenziale). Tra gli altri argomenti trattati: la valorizzazione delle professionalità esistenti nella PA, il tema del reclutamento della dirigenza e la semplificazione delle attuali procedure di mobilità del personale pubblico.
Rapporto tra PA e aziende: criticità e obiettivi
Nadia Rollè, partendo dalla propria esperienza personale e quindi dal rapporto quotidiano tra una azienda multinazionale e la PA, accenna ai principali problemi incontrati dalle aziende: la “duplicazione” dei ruoli all’interno dell’amministrazione, per cui è difficile capire chi fa cosa; la forte ingerenza della politica all’interno della PA; la mancanza di certezza legislativa e regolamentare, un problema forte soprattutto per le imprese straniere. Una necessità molto forte è quella di potenziare gli strumenti di dialogo e di confronto tra istituzioni, PA e portatori di interesse, coinvolgendo questi ultimi ex ante nel processo decisionale.
Un piano di riforme per l’Italia 2020: le proposte della dirigenza politica
Pompeo Savarino introduce il convegno che l’Associazione di cui è presidente (AGDP – Associazione Giovani Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni) ha organizzato all’interno di FORUM PA 2011. Il convegno è stato l’occasione per presentare un documento in cui l’AGDP lancia alcune proposte di riforma per il Paese, che dovrebbero essere attuate nei prossimi dieci anni. Le proposte sono il risultato del lavoro svolto in numerosi workshop a porte chiuse, realizzati dall’AGDP in collaborazione con la School of Government della LUISS, e si basano sull’esperienza di chi vive la PA “da dentro” e ne propone da anni la modernizzazione. L’obiettivo è promuovere il dibattito e stimolare il confronto su tali temi e proposte tra esponenti del mondo produttivo, delle associazioni dei consumatori, delle associazioni del “terzo settore” e, in generale, del più ampio ventaglio di soggetti della società italiana.
Riforma della PA: la visione delle imprese sul cambiamento
Nell’individuare le criticità presenti nel rapporto tra PA e imprese e nel tracciare proposte di miglioramento per favorire il recupero di competitività del sistema Paese, Grasso si sofferma sulla necessità di: individuare all’interno della PA le competenze necessarie per rispondere alle sfide crescenti e, in particolare, mettere i giovani e le donne nella condizione di dare il massimo per l’istituzione per cui lavorano e valorizzare il loro talento; favorire il confronto e il dialogo tra imprese e sistema pubblico, nella consapevolezza che ci sono peculiarità che la PA deve custodire gelosamente e che le imprese non vogliono sostituirsi alla PA, ma avere un ruolo appassionato critico e consapevole. Grasso si sofferma inoltre su temi come: trasparenza, spoil system, tagli lineari e recupero di efficienza, formazione e misurazione dei risultati.
Quali sfide per un’Italia che vuole tornare a crescere
Oggi la situazione del nostro Paese è particolarmente difficile e chi fa parte della classe dirigente deve interrogarsi sul futuro e proporre la propria visione. Antonio Caponetto, nel riportare il punto di vista della AGDP, mette in evidenza alcune sfide prioritarie per il nostro Paese, prima fra tutte quella economica. La crescita in Italia è praticamente ferma dagli inizi degli anni 2000 e, se è vero che oggi il risanamento finanziario costituisce la priorità, gli interventi messi in campo per tenere in ordine i conti pubblici dovrebbero essere accompagnati anche dalle riforme strutturali necessarie per favorire la crescita economica. Altra sfida è quella determinata dai mutamenti sociali, dai cambiamenti della struttura demografica e dalle conseguenti ricadute sul welfare (invecchiamento della popolazione, precarietà delle giovani generazioni, inclusione dei lavoratori stranieri, sostenibilità dei sistemi pensionistici). Infine, altra sfida da affrontare è quella ambientale: in Italia ci sono grandi parti di territorio dissestato e città congestionate e inquinate, ma non ci sono le risorse per intervenire. Affrontare queste sfide è il presupposto per poter definire qualunque strategia di crescita per il Paese.