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Una politica industriale per il Paese

Nel 2025 il 70% del PIL europeo sarà generato dall’industry collegata ai servizi ai cittadini. Il 2025 non è lontano, siamo già vicini a tutto questo. E il dato mostra un importante cambio di paradigma: emerge una connessione diretta tra "servzi" e "industria". Tuttavia il nostro Paese dimostra di avere una cultura distorta in quest’ambito. Mentre negli ultimi anni la Germania è riuscita a creare un’industria intorno al tema delle rinnovabili – creando più di 1 milione di posti di lavoro – noi invece non abbiamo fatto nulla: abbiamo avuto una quota di risorse che si sono distribuite e disperse sul territorio. Il Paese ha dimostrato di non saper disegnare una solida politica industriale.

Formia, verso un’urbanizzazione cibernetica

Claudio Marciano, Assessore alla Sostenibilità Urbana con delega alla Smart City, espone i progetti in corso a Formia, una città che nel suo percorso verso la Smart City sta sfruttando una buona fetta di fondi comunitari: 9 milioni di euro.

L’idea che si sta mettendo in atto a Formia è quella di un’urbanizzazione cibernetica. Tre sono le linee guida lungo le quali si sviluppa il percorso verso la Smart City della cittadina al confine tra il Lazio e la Campania: standardizzareindividualizzare, ecologizzare.

Tra i progetti in corso: Formia Rifiuti Zero (smart waste management), Formia Emissioni Zero (smart energy & grid) e l’Agenda digitale comunale. Sicuramente una delle prime criticità con le quali la cittadina deve fare i conti per implementare al meglio i progetti e i risultati sono le barriere culturali.

Intervento di Lorenzo Nicastro

Nel 2012 la Puglia si è dotata della legge che regolamenta la nuova organizzazione della gestione del ciclo dei rifiuti, ottemperando alle norme nazionale sui servizi pubblici locali. L’obiettivo della legge 24/2012 è quello di scindere tra loro i servizi di raccolta, spazzamento e trasporto da quelli di commercializzazione, trattamento e smaltimento individuando ambiti di gestione differenti sulla base delle differenti esigenze. La caratteristica dei servizi 'labour intensive' ossia a basso investimento ma con elevati costi di personale (come raccolta, spazzamento e trasporto) vengono per questo affidate ad Ambiti di Raccolta Ottimale (ARO) individuate su basi geografiche tali da creare economie di scala, non più, quindi, su singolo comune. Le medesime economie, in relazione a commercializzazione, trattamento e smaltimento, richiedono una diversa valutazione  per i servizi 'capital intensive'. I costi complessivi di investimento e gestione più alti in relazione agli impianti ed alle tecnologie necessarie vengono ammortizzati su territori più ampi, individuati sui perimetri provinciali attuali, e gestiti da un Organo di Governo d'Ambito (OGA). Va detto, per completezza, che tutti gli organi di gestione non hanno costi aggiuntivi per i cittadini poiché utilizzano personale già in forza agli enti locali.

Intervento di Salvo Molè

Gestione efficiente dei servizi pubblici essenziali: esperienze a confronto

Le multiutilities rivestono un ruolo di importanza strategica per la concreta applicazione di modelli, tecnologie per rendere le nostre citttà più smart. Le grandi aziende che, operano quotidianamente per l'efficienza nei servizi di pubblica utilità – acqua, energia e rifiuti – più di altre realtà possono sperimentare soluzioni avanzate in contesti complessi come le aree metropolitane e sono spesso i soggetti che più degli Enti locali hanno la capacità di investimento che consente di coniugare innovazione ed economie di scala.
Nell'ambito del convegno si metteranno a confronto, allo scopo di favorirne il riuso e la diffusione, le esperienze più significative nei vari campi, dalla gestione efficiente dei rifiuti alla mobilità elettrica, dalle smart grid al telecontrollo sulle reti.

Smart city: costruire le piattaforme abilitanti per dare spazio a reti e servizi innovativi

La città senziente dovrebbe avere coscienza di sé, quindi disporre di tutte le informazioni su un’unica piattaforma in grado di catturarle, gestirle e proporle alla cittadinanza e all’amministrazione. L’86% delle risorse vengono spese per il mantenimento dei sistemi e solo il 14% per i nuovi investimenti: questo sbilanciamento è dovuto sia all’obsolescenza delle infrastrutture ma anche dell’approccio a “silos” con un’eccessiva compartimentazione degli ambiti.

Presentazione del Progetto RADICAL – RApid Deployment for Intelligent Cities And Living

La più importante intuizione della Commissione Europea è stata spingere i territori alla sinergia. Nel caso del progetto RADICAL, al di là del tema ICT, ha la peculiarità di focalizzarsi sui cittadini come soggetti portatori di competenze, oltre che desideri e bisogni, coinvolgendoli nella co-progettazione dei servizi. Il modello dei Living Lab è un punto di riferimento per sviluppare i presupposti per un allargamento del bacino di innovazione.

Intervento di Andrea Gumina

Lo Smart City Tour è un programma che mette assieme stakeholder pubblici e privati, orientato sia sullo scenario italiano che europeo con un’idea: le smart city possono diventare piattaforme attivatrici di politiche industriali, coinvolgendo importanti energie finanziarie. Cosa manca per andare oltre le singole innovazioni? Ovviamente una regia, una visione d’insieme ma anche il driver economico di cui non è ancora stato espresso pienamente il potenziale.

Il paradigma ArdOmino: uno strumento per la diffusione di informazione contestuale dei dati di reti di sensori in ambito urbano

I sensori ci mettono a disposizione una grande quantità di dati potenzialmente utili per il governo della città. Il meccanismo con cui i sensori raccolgono dati e interagiscono, ma quando vengono resi pubblici ci si dovrebbe chiedere se il livello di informazione è veramente rilevante per tutti: il compito della comunicazione non dovrebbe essere delegato. L’idea dell’ArdOmino è un sensore che vada oltre il dato e possa dare un’informazione in più, per esempio utilizzando delle frasi per comunicarla.

Intervento di Gianluca Mazzini

C’è una riflessione in corso in merito ai POR che potrebbe cambiare completamente gli scenari di cui stiamo parlando: l’infrastruttura che lega le città grandi e piccole dovrebbe essere prioritario, in particolare in relazione alle piccole città e ai territori di cui si parla meno se non in occasione si qualche disastro naturale. Per essere veramente interconnessi dovremmo esserlo anche all’interno della città: anche in questo contesto abbiamo la tendenza a settorializzare le attenzioni, creando di nuovo cittadini di serie A o serie B.

Intervento di Gabriele Falciasecca

Parlando del mondo ICT nella sua complessità non dovremmo dimenticare i pregressi che ci hanno instradati su questo percorso: acquisizione, elaborazione e comunicazione sono le 3 principali operazioni che gli esseri viventi integrano da sempre. Le macchine hanno cominciato solo una decina d’anni fa a farlo. È un’entità totalmente nuova quella che sta nascendo. Come confrontarsi con questa novità?

Una città sensiente e attiva: i dati che aiutano la pianificazione

La necessità di affrontare in modo olistico la complessità delle smart city è prioritaria. Se la città sensiente può essere rappresentata come una nuvola di esperiementi e azioni, è altrettanto vero che non questa rappresentazione non è necessariamente la soluzione, soprattutto se nasce come una soluzione pronta e confezionata.

Il prof. Maurizio Carta illustra lo smart-planning protocol, che intende accompagnare le sperimentazioni nelle città italiane. Questo utilizza le informazioni e i dati provenienti dai dispositivi presenti in città: energia, consumi, social network (human data) e la creatività dei suoi abitanti per creare delle mappe utili alla pianificazione.