(art.118 reloaded) La Riforma del terzo settore non può prescindere dalla #RivoluzionePA

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E’ stato approvato oggi il disegno di legge Delega sulla Riforma del terzo settore. Dalla “fiscalità compensativa” al Fondo rotativo fino al “profitto moderato”, il sottosegretario Luigi Bobba, intervenendo ieri alla presentazione Isnet sui dati dell’8° Osservatorio sull’impresa sociale in Italia, ne aveva sottolineato alcune tra le principali innovazioni. Dal confronto con i partecipanti in sala è emersa una constatazione: con questa PA il terzo settore, per quanto riformato, avrà serie difficoltà a diventare quel “primo settore” auspicato dallo stesso Matteo Renzi all’avvio dei lavori. Sarà forse arrivato il momento di dare attuazione piena all’art. 118, ultimo comma della Costituzione (leggi: sussidiarietà orizzontale)?

10 Luglio 2014

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Chiara Buongiovanni

E’ stato approvato oggi il disegno di legge Delega sulla Riforma del terzo settore. Dalla “fiscalità compensativa” al Fondo rotativo fino al “profitto moderato”, il sottosegretario Luigi Bobba, intervenendo ieri alla presentazione Isnet sui dati dell’8° Osservatorio sull’impresa sociale in Italia, ne aveva sottolineato alcune tra le principali innovazioni. Dal confronto con i partecipanti in sala è emersa una constatazione: con questa PA il terzo settore, per quanto riformato, avrà serie difficoltà a diventare quel “primo settore” auspicato dallo stesso Matteo Renzi all’avvio dei lavori. Sarà forse arrivato il momento di dare attuazione piena all’art. 118, ultimo comma della Costituzione (leggi: sussidiarietà orizzontale)?

Lugi Bobba, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, ha ricordato come la Riforma del terzo settore si ispiri esplicitamente all’art. 118, ultimo comma della Carta costituzionale e al principio di sussidiarietà orizzontale così declinato: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà". In questa visione l’impresa sociale, al pari del volontariato e pur con le proprie specifiche, viene a pieno titolo inserita nel quadro.
(qui la sintesi ufficiale del disegno di legge Delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale approvato oggi, 10 luglio, dal CdM)

La Riforma su impresa sociale
Il Sottosegretario ha dunque rassicurato i presenti, per la maggior parte rappresentanti del mondo delle cooperative e dell’impresa sociale, su cosa “bolle in pentola” nel concitato cantiere di lavoro sulla Riforma. Ha riportato dunque il menù (così lo ha definito) delle principali misure in materia di impresa sociale da introdurre con legge delega e, successivamente, con i decreti attuativi (qui il testo ufficiale su governo.it). In breve ha sottolineato i seguenti punti:

  • Allargamento della definizione di “impresa sociale”, già presente nella normativa del 2006;
  • Istituzione di un Fondo rotativo nazionale di garanzia per le imprese sociali;
  • Potenziamento del meccanismo del 5 per mille (l’ottica è la realizzazione  della sussidiarietà fiscale);
  • Previsione di fiscalità di vantaggio per gli investitori (spingendo  finalmente sulle start up a vocazione sociale e non solo di innovazione tecnologica);
  • Misure di fiscalità compensativa per le imprese sociali che attraverso il proprio operato sollevano la PA da costi di vario tipo (si pensi ai costi legati alla disoccupazione stessa o al recupero di persone socialmente deboli e/o svantaggiate);
  • Previsione della possibilità di remunerazione parziale del capitale.

Ha dato poi appuntamento a novembre per un grande evento sull’economia sociale, già calendarizzato nel Semestre europeo e fortemente voluto dal Ministro Poletti. Ha concluso il suo intervento ricordando come l’Italia sia un paese antesignano in materia di economia sociale, avendo per primo introdotto il il sistema delle cooperative sociali. Ma ha aggiunto che, proprio per questo, bisogna stare attenti a non fossilizzarsi su modelli e garanzie del passato, perché tutto sta cambiando.
Secondo Bobba il terzo settore e, nello specifico, l’economia sociale italiana deve:

  • Mantenere lo spirito collaborativo – cooperativo che la contraddistingue;
  • Convincersi che non esistono “rendite di posizione” e dunque ciò che poteva andar bene nel passato non necessariamente va bene anche nel presente, meno che mai nel futuro;
  • Abbandonare l’atteggiamento puramente rivendicativo verso il governo che negli anni ha caratterizzato parte delle organizzazioni
  • Potenziare la propria capacità non solo di produrre ricchezza e occupazione, ma anche di  rendere evidente il riverbero sociale delle proprie attività.

Integrazioni e commenti dalla sala
In un confronto molto disteso e a cui ha decisamente giovato l’ottima disposizione del Sottosegretario all’ascolto e al confronto con chi “conosce la questioni in prima persona”, sono arrivate interesanti sollecitazioni dalla sala. Oltre alle richieste su formazione del terzo settore italiano agli approcci emergenti del social business e della govenance dei beni comuni; attenzione alle fusioni e alla mortalità delle imprese sociali oltre che alla loro nascita e integrazione delle misure di finanziamento e credito, è emersa una richiesta particolarmente urgente: Riformate seriamente la PA!

Riformate seriamente la PA!
Come ha ben sintetizzato una signora in sala, raccontado la propria esperienza di "birrificio sociale", il terzo settore spesso ha le competenze, quasi sempre la buona volontà per fare l’impossibile e la capacità di trovare in qualche modo le risorse ma, che ci crediate o no, il vero piombo a terra del terzo settore è proprio la pubblica amminstrazione.
Perché? Perché come ha spiegato più di qualcuno, per esperienza diretta la PA è vergognosamente in ritardo sui pagamenti (quando non del tutto inadempiente), ha una burocrazia killer che porta le organizzazioni del terzo settore non solo a ritardi sui piani di lavoro ma a vere e proprie perdite economiche, si dimostra il più delle volte un interlocutore assolutamente rigido, orientato alla procedura e al controllo e solo molto, molto raramente alla soluzione.Dunque, andando oltre le misure previste dalla Riforma del terzo settore, la domanda (retorica)è: la PA è pronta a favorire l’economia sociale così come l’art 118, base della stagione di riforma normativa e culturale in corso, richiede?
Evidentemente il punto nevralgico della Riforma del terzo settore così come di quella della PA è “attuare l’art. 118", dandogli vigore nei fatti e non nei discorsi, nei processi e nei progetti e non solo nel dettato normativo.

art. 118 reloaded
Senza farla troppo lunga, questo spiega l’urgenza di rileggere operativamente l’articolo 118 per trovare soluzioni (normative ma non solo) che rendano l’intero “ecosistema di governance dei beni comuni" pronto ad attuarlo. Tanto si sta muovendo sui territori,  nell’economia e in parte della PA. Ma, inutile nasconderselo ,nell’amministrazione pubblica il ritmo è decisamente troppo lento. E’ abbastanza evidente che per favorire concretamente la crescita, lo sviluppo e la maturazione di quanti lavorano, a vario  titolo e profilo, alle “attività di interesse generale”, la PA debba piuttosto rivoluzionarsi, nella struttura ma ancor prima nella ragion d’essere. Per la piena attuazione dell’articolo 118 abbiamo bisogno, oltre a una Riforma del terzo settore, di quella che abbiamo già invocato come la Rivoluzione della PA.

Una riforma congiunta: verso lo stato partner
Da una serie di incontri e lavori a FORUM PA 2014, dedicati proprio all’innovazione radicale nella PA alla vigilia della Riforma Renzi – Madia, era infatti emersa questa richiesta forte e dettagliata: abbiamo bisogno di uno stato partner.  Uno stato che – nella definizione usata da Simone Cicero a "Twist and Share. La Pa alla svolta dell’economia collaborativa” –  consenta la creazione di valore sociale da parte dei suoi cittadini e protegga  l’infrastruttura di cooperazione che è l’intera società". Va da sé che, in uno stato del genere, la PA dovrebbe concorrere alla realizzazione della stessa mission.

In sintesi, è stridente l’urgenza di un raccordo tra la Riforma della PA, pure attualmente in cantiere, e la Riforma del terzo settore che dovrebbe vedere stasera la sua prima luce. Non a caso, su intuizione di Paolo Venturi, di AICONN  non Profit, questo è il primo punto del documento “Stato partner. Proposta del Future of Goverment Group al ministro Madia per la #RivoluzionePA” inviato in occasione della consultazione sulla Riforma della PA, a margine dei tre giorni di FORUM PA 2014.
Lo chiediamo ancora con più forza al Governo, ora che si impegna ufficialmente a fare del principio di sussidiarietà orizzontale l’ispiratore del  processo di riforma in atto.

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