Dalla didattica di emergenza alla didattica digitale: focus sulle persone e sulle strategie

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Per organizzare una didattica digitale davvero innovativa, che sia blended o a distanza pura, è necessario individuare risorse professionali in grado di studiare il problema e pianificare le attività. Dobbiamo, insomma, passare dal focus sulle tecnologie a quello sulle strategie e sulle persone

22 Luglio 2020

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Pasquale Popolizio

Presidente Commissione UNINFO UNI/CT 517 eLearning, Vicepresidente IWA Italy

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Insegnare, imparare, condividere, divulgare, comunicare, valutare, rappresentano solo alcune delle attività che la pandemia di Covid-19 ha fatto riscoprire a tutte le persone coinvolte, a qualsiasi titolo, nell’ambito della didattica. Dai bambini ai nonni, dai docenti ai direttori di dipartimenti universitari, dai rettori ai ministri, tutti hanno avuto e stanno avendo un ruolo in questa fase dove l’approccio docente-studente, per cause improvvise, si è modificato.

È successo che le istituzioni, le strutture e le persone non erano pronte ad un cambio così repentino. Non vi è stato un affiancamento delle attività “in presenza-a distanza”; si è passati da “in presenza” a “a distanza”. Ma questo passaggio è avvenuto in una modalità che equivale a costruire prima la tabella del citofono e poi, eventualmente, ipotizzare di progettare e costruire un condominio.

Vi è stata una corsa all’utilizzo di videoconference, documenti condivisi, chat, senza fermarsi dieci minuti per rispondere ad alcune domande come “cosa mi serve? quali implicazioni sulla privacy? perché mi serve? a cosa deve servire? a chi deve servire? quanto costa? per quanto tempo la posso utilizzare?”. Sul sito del Ministero dell’Istruzione vi sono, tuttora, fra le altre, le offerte di didattica a distanza dei principali attori del settore, Google e Microsoft. Poco spazio, e residuale, invece, per cercare di mettere ordine e cominciare a ragionare. Il timore è che quando questa tragedia terminerà e potremo ricostruire anche nel campo della didattica, ci ritroveremo con gli stessi problemi, se non decuplicati.

Per non parlare di tutte le problematiche connesse alla privacy; il Garante per la protezione dei dati personali, il 18 marzo scorso dovette affermare: “Sì a misure straordinarie, ma proporzionate e temporanee”.

È vero anche che, mentre le Università si sono dimostrate abbastanza pronte nel trasferire on line parte della didattica fornita anche grazie a centri dedicati (vedi le buone pratiche di Federica Web Learning Centro di Ateneo per l’Innovazione, la Sperimentazione e la Diffusione della Didattica Multimediale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e del METID Metodi e Tecnologie Innovative per la Didattica del Politecnico di Milano), la scuola sconta un notevole ritardo, sebbene si siano già sperimentati modelli di insegnamento innovativi con uso di ausili digitali per la didattica.

Se si vuole davvero abbandonare la didattica dell’emergenza e creare i presupposti per una didattica che utilizzi gli strumenti che la Rete mette a disposizione, è necessario anche creare i presupposti per una didattica con strumenti, repository e piattaforme dove l’Ente sia il proprietario, che possa decidere chi tracciare e controllare, che possa decidere per quanto tempo i materiali devono essere online e con quale investimento e non demandare tutto ad aziende private.

Come si può facilmente intuire, è normale passare, a questo punto, dal concetto di “tecnologia” a quello di “strategia” e “pianificazione”: spostare il focus dalle cose alle persone.

Le persone, quelle brave, quelle competenti, che hanno esperienza nel campo, devono ora poter mettere al servizio della comunità le loro conoscenze e competenze per studiare le problematiche, le peculiarità di ogni ente formativo (scuola primaria o secondaria, istituti tecnici, università), le caratteristiche degli studenti e dei docenti coinvolti, le materie oggetto di insegnamento, il budget disponibile, la possibilità di utilizzo di connessione e di strumenti di costruzione e fruizione dell’insegnamento. Come si vede, significa passare dalla tabella del citofono (la videoconferenza), alla progettazione del condominio. Un cambio quasi epocale, direi, ma che può essere realizzato; è necessario individuare le risorse professionali che possono studiare il problema (la didattica, che sia blended o a distanza pura) e pianificare le attività. Se abbiamo mal di denti andiamo dal dentista? Per le nostre pratiche contabili e fiscali chiediamo il supporto al commercialista? E allora perché non fare lo stesso per la didattica a distanza?

Le figure che possono essere coinvolte in questo processo impegnativo ma di valenza strategica per tutto il nostro sistema Paese, sono i professionisti che hanno le competenze professionali dell’E-Learning Specialist.

L’E-Learning Specialist, così come evidenziato dal documento sui profili pubblicato nel dicembre del 2014 dal gruppo Web Skills Profiles, è la “Figura professionale esperta dei processi e delle metodologie didattiche in Rete. Coordina e sviluppa percorsi formativi in modalità distance, blended, rapid, mobile e ubiquitous learning. L’E-Learning Specialist ha il compito di progettare, gestire e monitorare percorsi e ambienti di apprendimento online, scegliendo e applicando tecnologie, approcci e strategie didattiche per i diversi livelli e contesti di apprendimento formale e non formale, tenendo conto della rapida e continua evoluzione dei modelli di costruzione e disseminazione della conoscenza e dell’apprendimento sul Web.”

Tale profilo di competenza professionale è anche oggetto di una norma UNI, la 11621-3:2017, che va a normare ben 25 profili di competenza professionali del Web, dal Web Community Manager al Reputation Manager, dal Data Scientist all’’E-Commerce Specialist.

I professionisti che hanno le conoscenze e le competenze previste possono conseguire l’attestazione di competenza rilasciata ai sensi della legge n. 4/2013 oppure la certificazione ai sensi della UNI 11621-3:2017.

In Italia già vi sono alcuni professionisti che hanno ricevuto l’attestazione di competenza di E-Learning Specialist e molti altri presto si aggiungeranno a questo elenco. Non significa, naturalmente, che solo questi ultimi sono esperti di didattica a distanza; significa che questi esperti hanno ritenuto qualificante avere anche un attestato che ne riconosca, ai sensi della Legge, le loro competenze.

La figura dell’E-Learning Specialist è prevista anche nella recentissima prassi di riferimento UNI/PdR 89:2020 “Linee guida per il sistema di gestione della didattica a distanza e mista nelle scuole di ogni ordine e grado“, un importante documento realizzato da un gruppo di lavoro UNI e FIDAE (Federazione Italiana di Attività Educative), pubblicata il 16 luglio 2020.

Dal sito UNI:

“La Prassi di riferimento UNI/PdR 89 fornisce le Linee guida per il sistema di gestione della didattica a distanza e mista nelle scuole di ogni ordine e grado, sia gestite da enti pubblici che da enti privati. Un documento che non vuole far fronte solo all’emergenza sanitaria in corso, ma che intende soprattutto gettare le basi per un modello di riferimento per lo sviluppo di metodologie didattiche innovative e basate sull’utilizzo delle nuove tecnologie, alle quali l’emergenza Covid-19 ha impresso una forte accelerazione e che caratterizzeranno la scuola del futuro.”

La prassi UNI/PdR 89 è applicabile anche ad altre realtà che svolgono attività assimilabile a quella scolastica, come ad esempio i centri di formazione professionale.

Per quanto riguarda la figura dell’E-Learning Specialist, sempre dalla prassi:

“Nell’organigramma scolastico può essere inserito il profilo dell’e-learning specialist, regolamentato dalla UNI 11621:2017, che è definito come la figura professionale esperta dei processi e delle metodologie didattiche in Rete, che coordina e sviluppa percorsi formativi in modalità distance, blended, rapid, mobile e ubiquitous learning.”

ed inoltre, sempre nella prassi:

“Il referente per la didattica a distanza può avere le competenze del profilo dell’E-Learning Specialist ed in tal caso potrebbe anche conseguire l’attestazione professionale rilasciata ai sensi della legge n. 4/2013 ovvero la certificazione ai sensi della UNI 11621-3:2017.”

Quindi, ora non abbiamo scuse: il tempo per progettare il condominio prima di realizzare la tabella dei suoi citofoni c’è, i professionisti che possono dare un supporto alle attività ci sono oppure possono essere formati adeguatamente; c’è tutto per poter ripensare e costruire, finalmente, una didattica a distanza che sia efficace, efficiente, funzionale e bella da realizzare e da fruire.

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