La formazione cambia passo: dall’aula fisica al digitale, senza perdere la centralità della relazione umana. Il caso della Guardia di Finanza
Nel 2025 la Guardia di Finanza ha avviato un percorso di innovazione della formazione interna con il supporto di Digit’Ed. Come racconta il Colonnello Emilio Palermo del Comando Generale, il progetto e-learning “Train the Trainer” ha coinvolto oltre 3.000 militari, trasformando la didattica a distanza in un’opportunità di crescita trasversale. Un’iniziativa che unisce competenze digitali, public speaking e nuove prospettive di benessere organizzativo nella PA
9 Settembre 2026

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Digitalizzazione e formazione rappresentano l’ossatura della PA moderna, che si riorganizza al fine di incrementare il valore pubblico.
Sappiamo che la PA digitale necessita di formazione, per lo sviluppo di competenze tecniche e di una nuova cultura del lavoro. Ma è vero anche il contrario? La formazione è strettamente legata alla digitalizzazione? Concettualmente no, ma la tecnologia può cambiarne il paradigma e l’efficacia.
Il tema è stato al centro degli interessi del Ministro per la Pubblica Amministrazione, tanto che, dal 14 gennaio 2025 è in vigore la Direttiva “Valorizzazione delle persone e produzione di valore pubblico. Principi, obiettivi e strumenti”, che detta le finalità e gli obiettivi strategici della formazione nella PA. Il documento mira ad accrescere la dimensione “valoriale” della formazione, affinché possano beneficiarne tre soggetti: i dipendenti delle amministrazioni; le amministrazioni stesse; i cittadini e le imprese, destinatari dei servizi erogati.
Inoltre, la Direttiva guida le amministrazioni verso l’individuazione di soluzioni formative funzionali al raggiungimento degli obiettivi richiesti dal PNRR.
Seguendo questa direttrice, la PA ha avviato un programma di digitalizzazione della formazione del personale, finalizzato a rendere l’aggiornamento professionale continuo, tracciabile, accessibile e coerente con i fabbisogni organizzativi e individuali.
Vista da questa prospettiva, la formazione smette di essere un obbligo burocratico e diventa una scelta strategica.
Tra i pionieri di questa rivoluzione concettuale spicca la Guardia di Finanza, che, sin dal 2025, ha concretizzato i principi della Direttiva attraverso un completo ridisegno dell’aggiornamento professionale di chi è già in servizio.
Il Corpo ha inteso il progetto non come riforma imposta dall’alto, ma come un percorso su base volontaria che ha raccolto l’adesione di oltre 5.000 militari, di cui più di 3.000 hanno portato a termine il corso proposto: un dato che, in un contesto di pubblica amministrazione, ha sorpreso gli stessi promotori dell’iniziativa.
Il punto di partenza: l’obsolescenza delle competenze
A raccontare la genesi del progetto è il Colonnello Emilio Palermo, che nel Comando Generale si occupa di selezione e formazione del personale. La riflessione nasce da un’esigenza che accomuna oggi pubblico e privato: come gestire la velocità con cui la rivoluzione tecnologica rende obsolete le competenze acquisite. Un fenomeno che nella Guardia di Finanza assume caratteristiche peculiari, legate al modello organizzativo tipico delle forze di polizia: prima dell’immissione in servizio, il Corpo investe anni nella formazione iniziale, fino a cinque per gli ufficiali. Una volta in servizio, la sfida diventa garantire un aggiornamento continuo, capace di tenere il passo con un contesto in rapida evoluzione, tanto più in presenza, negli stessi reparti, di generazioni diverse, con linguaggi e modalità di apprendimento non sempre allineati.
“Abbiamo capito che dovevamo ripensare i nostri processi legati alla post-formazione”, racconta il Colonnello, usando il termine con cui nel Corpo si indica l’aggiornamento del personale già operativo. Una riflessione avviata in seno al Comando Generale, per capire se i percorsi esistenti fossero ancora adeguati.
Dall’aula fisica all’aula virtuale: un cambio di paradigma
Il modello tradizionale del Corpo è sempre stato centrato sull’aula fisica, che porta vantaggi difficilmente sostituibili: l’interazione diretta docente/discenti e quella che Palermo definisce “osmosi di esperienza” tra partecipanti provenienti da realtà territoriali diverse. Un valore reale, ma con un costo economico, per gli spostamenti; organizzativo, perché sottrae personale al servizio ordinario; personale, perché allontana i militari dalle famiglie anche per periodi lunghi. Da qui la decisione di spostare progressivamente l’asse della formazione verso il digitale, sia in modalità asincrona (eLearning) sia sincrona (aula virtuale), senza però limitarsi a una semplice trasposizione online dei corsi esistenti. Un corso d’aula da 20 ore non può infatti tradursi in 20 ore di e-learning basate sulla fruizione passiva dei contenuti o di slide in sequenza davanti a uno schermo, azzerando la presenza del docente. “Significa, piuttosto, ripensare l’esperienza formativa in funzione delle potenzialità dell’ambiente digitale”, spiega Palermo. Una sfida vinta anche grazie al confronto con un operatore professionale della formazione: Digit’Ed.
L’incontro con Digit’Ed e la nascita di “Train the Trainer”
È in questo scenario che si inserisce la collaborazione con Digit’Ed, che il Colonnello definisce “determinante”: il dialogo ha prodotto un cambio di prospettiva reale nella progettazione dei percorsi, facendo emergere l’esigenza di dotare i docenti interni, e chiunque gestisca un’aula virtuale, di competenze specifiche per la didattica a distanza, finora assenti nei percorsi tradizionali.
È nato così “Train the Trainer”, corso eLearning sviluppato con Digit’Ed e strutturato in quattro moduli, per circa tre ore complessive: metodologie di apprendimento, con focus sulle differenze generazionali; storytelling, per costruire narrazioni efficaci; webinar experience, sulle dinamiche della formazione digitale; digital public speaking, per potenziare l’efficacia comunicativa in contesti virtuali. Pensato inizialmente per i soli istruttori interni, il corso è stato poi esteso a tutto il Corpo. Una scelta vincente anche perché “temi come il public speaking – spiega il Colonnello – non riguardano solo chi ha incarichi di insegnamento, ma sono competenze trasversali”.
I numeri di un successo inatteso
I risultati hanno superato le aspettative: oltre 5.000 militari hanno avviato il corso, più di 3.000 lo hanno completato, con oltre l’80% dei partecipanti che ha dichiarato il pieno raggiungimento degli obiettivi formativi. Un dato che colpisce sia per la trasversalità dei profili coinvolti sia per i giudizi ampiamente positivi espressi al termine della fruizione.
In quest’ottica, il Piano di formazione 2026 del Corpo ha eletto la didattica a distanza come canale principale di erogazione dei corsi.
Verso il benessere organizzativo: la prossima tappa
Guardando al futuro, il Colonnello allarga lo sguardo oltre la formazione tecnica, citando il Future of Jobs Report del World Economic Forum, secondo cui entro il 2030 quasi il 39% delle competenze attualmente richieste risulterà superato. Un dato che impone di ripensare non solo i contenuti formativi, ma i profili professionali di cui un’organizzazione complessa come la Guardia di Finanza avrà bisogno, in equilibrio tra competenze tecniche specializzate e capacità trasversali di lettura della complessità.
In questo scenario, il benessere delle persone assume un ruolo centrale. È da questa consapevolezza che nasce il prossimo passo del percorso avviato con Digit’Ed: un nuovo progetto formativo dedicato al benessere in ufficio, pensato per ispirare, coinvolgere e fornire suggerimenti pratici a tutto il personale del Corpo.
L’iniziativa, ancora in fase di sviluppo, prevede il coinvolgimento di atleti professionisti delle Fiamme Gialle, scelti per la loro vicinanza ai temi trattati: tra questi la campionessa olimpica di sci alpino Sofia Goggia, e l’allenatore di pallavolo Julio Velasco. Un impianto che intreccia esperienza sportiva ad alto livello e competenza tecnica, con l’obiettivo di garantire ingaggio e coinvolgimento di tutte le persone del Corpo sui temi dello “star bene”.