OpenData civici: Reggio Calabria dà l’esempio

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Un
progetto no profit di monitoraggio civico della spesa pubblica,
progettato da un manipolo di volontari, in treanni cresciuto tantissimo
grazie all’impegno delle amministrazioni più aperte, associazioni e
scuole

10 Febbraio 2016

M

Milly Tucci, Iassp- Istituto alti studi strategici e politici

Nell’innovazione siamo tutti coinvolti, nessuno si senta escluso o esonerato:

  1. chi ha il compito di innovare all’interno di amministrazioni obsolete e che dovrebbe sempre vedere le associazioni che masticano questi temi come naturali partner;
  2. chi fruisce delle innovazioni per lavorare meglio come le imprese, i professionisti, gli studi professionali, le start up e che si deve fare parte attiva del cambiamento anche chiedendo innovazione;
  3. chi può e deve usare le innovazioni per migliorare la qualità della sua vita e quella della sua famiglia.

Le innovazioni tecnologiche e sociali consentono, infatti, di migliorare il modo di vivere la città, di cercare lavoro, di lavorare, ma anche di studiare e di curare la propria salute, nonché la gestione delle spese, il pagamento delle bollette, in pratica grazie alla rete si può accedere prima, meglio e di più a tutte le opportunità che il digitale offre.

Con la manifestazione “Reggio città aperta” che ho sostenuto come volontaria delle associazioni no profit SGI e Digital champions si è chiuso un ciclo, un percorso di innovazione iniziato nel 2012 a fianco di Flavia Marzano che poi a cascata ha consentito un coinvolgimento sempre più grande di istituzioni locali e nazionali, di altre associazioni no profit, di piccole e grandi aziende.

Vediamo come è iniziato tutto proprio attraverso le sue parole:A novembre 2012 mi imbatto nel sito dell’<a novembre="" 2012="" mi="" imbatto="" nel="" sito="" dell'International Open Data Day e mi rendo conto che in Italia non era mai stato organizzato. Il giorno dopo ero a un incontro, proprio sugli Open Data, tra Stati Generali dell’Innovazione (Nello Iacono, VP dell’Associazione) e Regesta (Giovanni Bruno, Diego V. Camarda e Silvia Mazzini) e ho proposto di farlo anche in Italia includendo tutte le persone, tutti gli esperti, tutte le associazioni, tutti i centri di ricerca, tutti gli stakeholder insomma che avessero voluto partecipare. Grazie alla Regione Emilia Romagna (e grazie ancora a Dimitri Tartari) il 4 dicembre 2012 ci siamo trovati a Bologna con tutti quelli che avevano dichiarato di voler partecipare con noi all’organizzazione del primo International Open Data Day in Italia (qui trovate lo storify della giornata di Bologna, grazie a Sonia Montegiove). Così è stato, a fine febbraio 2013 abbiamo organizzato la prima giornata italiana (la seconda nel mondo), giornata che ha visto ben 13 eventi su tutto il territorio nazionale con collegamenti streaming tra alcune sedi e una partecipazione incredibile. Così mi piacciono le cose, partecipate, inclusive e aperte!”

Anche io ricordo il 4 dicembre 2012 a Bologna: gli organizzatori, monitorando i team e le iniziative su open data in Italia, segnalarano che in Calabria non c’erano iniziative. Così nacque l’idea di un progetto no profit di monitoraggio civico della spesa pubblica e fu progettata, con un manipolo di volontari, la prima edizione di OpendataDay. Oggi, a distanza di tre anni, con orgoglio posso dire che non è più così e che, grazie alle amministrazioni più aperte e alle associazioni e alle scuole, in questi anni si è fatto tanto:

  1. è nato il progetto di monitoraggio civico Monithon Calabria, che ha contributo all’importante progetto di educazione alla cultura della trasparenza “A scuola di Opencoesione” oramai attivo da 2 anni;
  2. sono state realizzate due edizioni dell’international Opendata Day la prima a Cosenza nel 2013, la seconda a Reggio Calabria nel 2014 in una scuola, che ha coinvolto gli assessori alla smart city di Cosenza e di Reggio Calabria, ma anche, via web, gli assessori alla smart city di Lecce e della città di Roma. Ricordo con piacere che allora Reggio Calabria proprio sull’onda dei contenuti emersi decise di intraprendere un innovativo percorso di apertura dei dati.
  3. a maggio 2015 è nato il progetto eskillsforwomen che ha vinto la call Agid sulle competenze digitali. Il progetto potrebbe avere durata annuale e target più ampio ed è al momento in valutazione nella piattaforma crowdfunding withyouwedo, ma come promesso abbiamo realizzato il maxi evento gratuito su Eskills nell’ambito della 3 giorni “Reggio città aperta” svoltasi il 16-17-18 dicembre e se dovesse essere approvato gli obiettivi continuerebbero a essere no profit, come è giusto che sia.
  4. ad agosto insieme all’assessore alla smart city Agata Quattrone, al suo staff ed alcuni volontari dell’associazione SGI e Digital champions (tra cui Angelo Marra e Giuseppe Oppedisano) abbiamo supportato l’amministrazione Falcomatà gratuitamente nella stesura delle linee guida OD, che poi hanno dato vita al portale OD http://dati.reggiocal.it/ e al primo hackaton della città, nell’ambito della manifestazione “Reggio città aperta“, che ha visto la partecipazione di innovatori sociali, imprese ed esperti di open data da tutta Italia. Tutto questo gratuitamente e con spirito di servizio.

Chi ha il compito di innovare deve essere coraggioso. Negli ultimi mesi qui sono stati fatti passi da gigante grazie al coraggio, alla competenza e anche al solido ottimismo dell’Assessore Quattrone e sono convinta che anche altre città calabresi prenderanno esempio da Reggio Calabria.

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