Stessi strumenti, lavori diversi: perché la PA del futuro ha bisogno di una formazione adattiva
La formazione diventa un processo fluido e tracciabile, un alto valore di investimento per la PA del futuro se – andando oltre la frammentazione delle piattaforme tradizionali – si accolgono in un unico ambiente digitale tutte le funzionalità necessarie alla sua gestione. È la risposta di Novus.Coach, che introduce un “ecosistema digitale della conoscenza”: una soluzione integrata che fonde coaching personalizzato ed e-Learning, coprendo l’intero ciclo formativo dalla progettazione adattiva alla rendicontazione certificata
6 Ottobre 2026
Alessandro Balboni
CEO Novus.Coach

Foto di Vitaly Gariev su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/uomo-con-gli-occhiali-che-ride-a-una-scrivania-con-la-lavagna-gO47_yGrkP8
Oggigiorno la formazione non è più un’attività accessoria: è parte della vita professionale. Ogni lavoratore, anche il professionista con venti o trent’anni di esperienza, ha la necessità di continuare a formarsi per mantenere aggiornato e spendibile il proprio profilo e adeguare le proprie competenze alle esigenze e alle sfide dei tempi moderni. L’esperienza resta un patrimonio decisivo, ma le tecnologie, i processi e gli strumenti operativi cambiano rapidamente. Anche i profili senior devono studiare, non per ricominciare da zero, ma per collegare ciò che già sanno ai nuovi contesti. Questo vale anche per la PA. Dirigenti, funzionari, istruttori e operatori devono formarsi senza interrompere l’attività lavorativa e continuando a garantire la qualità dei servizi. Ecco allora un ulteriore elemento chiave: offrire formazione non significa soltanto offrire più corsi, ma proporre percorsi che rispettino l’esperienza, riconoscano ciò che le persone già sanno e concentrino il tempo della formazione su ciò che serve davvero.
Da questo nasce “Novus.Coach. La formazione online innovativa che mette al centro le persone e porta davvero risultati”.
Dalla formazione standard alla formazione adattiva
I moderni sistemi di istruzione e formazione di massa si sono consolidati in un’epoca nella quale standardizzare tempi, programmi e risultati permetteva di preparare grandi numeri di persone in modo rapido ed efficiente. Quel modello ha avuto un ruolo fondamentale, ma conserva l’impronta di un’organizzazione del lavoro caratterizzata da mansioni più prevedibili e competenze relativamente omogenee.
Oggi lo scenario è diverso: non dobbiamo più formare molte persone perché svolgano lo stesso lavoro; dobbiamo formare persone che svolgeranno lavori diversi, pur utilizzando una base comune di strumenti e conoscenze.
L’intelligenza artificiale è un esempio immediato. Un funzionario amministrativo, un medico, un docente, un responsabile delle risorse umane e un tecnico informatico devono conoscere alcuni principi comuni: come interrogare un sistema di IA, verificare una risposta, proteggere i dati e riconoscere le decisioni che non possono essere delegate. Ma non hanno bisogno dello stesso corso.
La base può essere comune, mentre esempi, attività e applicazioni devono cambiare in funzione del ruolo e degli obiettivi. Non serve insegnare strumenti diversi a ogni persona, ma insegnare a utilizzare gli stessi strumenti in modo diverso.
L’adattività serve quindi a usare bene il tempo, evitare ripetizioni inutili e raggiungere obiettivi comuni attraverso il percorso più adatto.
Standard comuni, percorsi differenti
Soprattutto nella PA, obiettivi, requisiti, competenze attese e criteri di valutazione devono rimanere chiari e condivisi.
L’adattività riguarda il modo in cui tali risultati vengono raggiunti. Chi possiede già determinate conoscenze può accedere più rapidamente ai contenuti avanzati. Chi incontra una difficoltà può ricevere materiali di rinforzo, esercitazioni ulteriori o un confronto con il formatore. Chi svolge un ruolo specifico può lavorare su casi coerenti con le proprie responsabilità. Nella PA convivono persone con anzianità, competenze digitali e funzioni molto diverse. Un corso uguale per tutti rischia di essere troppo semplice per alcuni e troppo complesso per altri, disperdendo attenzione, tempo e risorse.
Un video non è un corso
La disponibilità di contenuti digitali non coincide automaticamente con la qualità dell’apprendimento.
Un video può essere un ottimo contenuto formativo. Una raccolta di video, però, non diventa per questo un corso. Un percorso di qualità richiede obiettivi chiari, una sequenza progettata, occasioni di applicazione, verifiche, feedback e la possibilità di fare domande.
Soprattutto per chi studia mentre lavora, il valore della formazione dipende dalla possibilità di ricevere una risposta quando nasce un dubbio. L’interazione può avvenire con il docente, in modalità sincrona o asincrona, oppure attraverso un assistente basato sull’IA. Ma anche in quest’ultimo caso la qualità non può essere affidata a uno strumento generico.
L’assistente deve essere configurato sui materiali, sulle fonti e sul metodo del docente. Deve rispondere entro un perimetro didattico definito, indicare gli approfondimenti pertinenti e riconoscere quando è necessario l’intervento umano. In questo modo l’IA non sostituisce il formatore: ne estende la presenza e rende più continuo l’accompagnamento.
La responsabilità didattica resta umana
L’adattività viene spesso associata a sistemi nei quali un algoritmo osserva lo studente e decide autonomamente che cosa proporgli. Novus.Coach nasce da una scelta diversa: il percorso può cambiare, ma la responsabilità didattica resta al formatore.
È il docente a stabilire gli obiettivi, i contenuti indispensabili, le condizioni per proseguire, le attività di recupero e i momenti nei quali è opportuno un confronto diretto. La tecnologia applica le regole progettate dal formatore, traccia il percorso e lo aiuta a comprendere dove gli studenti incontrano difficoltà.
Questo modello consente di costruire corsi modulari e non lineari. Una verifica può indirizzare verso un approfondimento, un’attività pratica o un modulo di rinforzo; una sessione di coaching può essere inserita nel momento di maggiore valore.
La candidatura al Premio “PA e futuro”
Abbiamo candidato Novus.Coach al “Premio PA e Futuro” di FORUM PA 2026 perché riteniamo che la trasformazione della Pubblica Amministrazione passi anche dalla capacità di ripensare il modo in cui le persone apprendono. La digitalizzazione non si esaurisce nell’introduzione di nuove piattaforme o tecnologie, ma richiede un sistema formativo che, per generare valore pubblico, deve essere capace di valorizzare il personale, condividere la conoscenza e misurare i risultati non in mere ore erogate, ma in competenze operative concretamente acquisite, innalzando la qualità dei servizi verso i cittadini.
La selezione di Novus.Coach tra i progetti meritevoli ha rappresentato una conferma sul valore di questo approccio generativo. Il confronto durante FORUM PA ci ha permesso di raccogliere le osservazioni dei dipendenti pubblici: superare la logica del puro adempimento, focalizzarsi su processi e casi pratici, contare su un aggiornamento professionale con format più moderni che si integrino nella routine lavorativa.
È emerso il doppio valore della formazione pubblica: la PA non si limita a formare i propri dipendenti, ma esercita un ruolo primario di comunicazione, informazione e alfabetizzazione verso i cittadini. Un servizio pubblico realmente innovativo deve consentire un accesso “democratico” ai contenuti, alle guide e ai servizi online.
Risultati raggiunti e prossime fasi
Il progetto è oggi in fase di sviluppo e sperimentazione. Stiamo riprogettando l’esperienza d’uso della piattaforma, lavorando con formatori e beta tester e traducendo i loro feedback in strumenti più semplici e coerenti con il lavoro reale di chi progetta corsi.
Le prossime fasi prevedono l’ampliamento della sperimentazione, la costruzione di casi d’uso dedicati a formatori, organizzazioni ed enti pubblici con la definizione di indicatori capaci di osservare progressi, difficoltà e risultati. L’obiettivo è rendere possibile una formazione tracciabile e misurabile, senza ridurla a una sequenza di adempimenti.
Vogliamo contribuire a un modello futuro di PA nel quale l’apprendimento sia continuo, accessibile e collegato alle attività quotidiane; una PA che usi la tecnologia per valorizzare l’esperienza, non per appiattirla; che mantenga standard comuni, ma riconosca percorsi differenti; che consideri il formatore non un distributore di contenuti, ma il progettista di esperienze di crescita. La formazione adattiva non è quindi soltanto un modo più moderno di erogare corsi. È una delle infrastrutture necessarie per costruire amministrazioni pubbliche realmente orientate al futuro.