Corruzione: Italia fanalino di coda in Europa secondo “Transparency International”

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Siamo solo al 72esimo posto su 174 Paesi nel mondo e in fondo alla classifica europea della trasparenza (in compagnia di Bulgaria e Grecia) secondo il CPI 2012, l’indice di Transparency International che misura la percezione della corruzione nel settore pubblico e politico a livello globale.

5 Dicembre 2012

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Redazione FORUM PA

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Siamo solo al 72esimo posto su 174 Paesi nel mondo e in fondo alla classifica europea della trasparenza (in compagnia di Bulgaria e Grecia) secondo il CPI 2012, l’indice di Transparency International che misura la percezione della corruzione nel settore pubblico e politico a livello globale.

Il rapporto annuale, diffuso oggi, ci assegna un punteggio di 42 su 100, quindi ancora lontano dalla sufficienza e soprattutto dai risultati ottenuti dai Paesi in testa alla classifica: Danimarca, Finlandia e Nuova Zelanda, tutti e tre con un voto di 90 su 100. Siamo addirittura scesi di tre posti rispetto allo scorso anno. Abbiamo un livello di corruzione equivalente a quello della Tunisia (41 punti). 

Transparency International sottolinea come "corruzione, opacità, scarsi livelli di integrità, uniti a deboli sistemi di controllo e valutazione non comportano “solamente” una mancanza di moralità ed eticità nella governance del Paese, ma hanno un impatto negativo devastante sull’economica e la credibilità dell’intero sistema Paese: la Corte dei Conti ha stimato che ogni punto in meno nel CPI pesa in maniera grave sugli investimenti esteri, che fuggono anche a causa dell’indeterminatezza e opacità delle regole. Nell’ultimo rapporto del 2012 la Corte ha inoltre denunciato come la corruzione sia in grado di far lievitare i prezzi delle grandi opere pubbliche fino al 40% in più".

Seconda la presidente di Transparency International Italia M. T. Brassiolo: “Il Governo presente e quelli futuri dovranno mantenere l’anticorruzione in cima alla loro agenda politica: non siamo solo noi addetti del mestiere a richiederlo, ma i cittadini e le imprese che non ne possono più di veder distrutto il frutto del loro lavoro per corruzione o negligenza nell’uso delle risorse pubbliche”.