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Educazione alla legalità e alla partecipazione: cominciamo dai banchi di scuola

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La reintroduzione dell’educazione
civica come materia di insegnamento può essere un buon inizio verso un
cambiamento culturale non solo dentro la scuola, ma anche fuori. Ne è convinta
Transparency International Italia, che vede nell’educazione civica un mezzo per
far conoscere diritti e doveri, mettendo in chiaro gli strumenti che ogni
cittadino possiede per far sentire l’ente pubblico più “accountable”. Obiettivo?
Rendere i ragazzi cittadini attivi e monitoranti sin dal contesto scolastico.

16 Gennaio 2019

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Chiara Putaturo, Transparency International Italia

L’educazione alla cittadinanza di nuovo tra i banchi di scuola come materia a sé, con un suo piano didattico e una sua valutazione: è quanto contenuto in una proposta di legge promossa da ANCI e da una rete di associazioni, tra cui Transparency International Italia, depositata alla Camera a fine dicembre, dopo aver raggiunto in pochi mesi le 75.000 firme, grazie alla campagna #Ascuoladieroi.

La situazione attuale: vantaggi e criticità

Oggi in Italia esiste una materia che dall’anno scolastico 2008/2009 ha sostituito la vecchia educazione civica. Si chiama Cittadinanza e Costituzione ma non è una disciplina come le altre, perché non ha né un numero di ore prestabilite né una valutazione e tratta contenuti ampi, trasversali alle varie materie scolastiche. Quindi più flessibilità ma anche meno strutturazione e obbligatorietà.

Transparency International Italia (TI-Italia) ha potuto sperimentare vantaggi e criticità dell’attuale impostazione attraverso i suoi progetti con le scuole. TI-Italia è infatti attiva da sempre nel settore dell’educazione alla legalità, attraverso seminari con gli studenti in tutta Italia, percorsi didattici interdisciplinari, formazione degli insegnanti, e concorsi artistici destinati alle scuole. Durante le ore di Cittadinanza e Costituzione, abbiamo per esempio parlato di corruzione in geografia, storia, letteratura, educazione fisica, matematica, inglese, francese, mostrando che il fenomeno della corruzione è trasversale e che ogni insegnante può dare un contributo all’interno della sua materia. Attraverso queste esperienze Transparency International Italia ha potuto apprezzare lo spirito di iniziativa, l’impegno e la dedizione degli insegnanti e degli istituti scolastici nell’implementare la disciplina di Cittadinanza e Costituzione. Nel caso della Lombardia, le iniziative hanno goduto anche di un forte supporto dell’Ufficio Scolastico Regionale, che ha dato vita ad una Rete di Centri di Promozione della Legalità in ogni provincia, costituiti da un capofila e da tutti gli istituti territoriali impegnati in progetti di legalità.

Allo stesso tempo, però, la mancanza di una vera obbligatorietà e strutturazione della materia ha reso l’insegnamento dell’educazione civica molto dipendente dall’iniziativa di ogni singolo istituto e insegnante, creando delle discrepanze tra istituti e una situazione di isolamento di alcuni insegnanti. Inoltre, la mancanza di un curriculum ben preciso fa sì che non ci sia un materiale didattico condiviso e strutturato da cui gli insegnanti possano attingere, motivo per cui anche la nostra associazione ha ricevuto numerose richieste di materiali e idee da parte di insegnanti.

Reintrodurre l’educazione civica obbligatoria

Alla luce di queste criticità, abbiamo inserito tra le nostre raccomandazioni cardine dell’Agenda Anticorruzione 2017 la reintroduzione di moduli obbligatori di educazione civica nelle scuole e, successivamente, abbiamo aderito alla campagna #Ascuoladieroi lanciata ad ottobre 2018 da 27 associazioni (oggi 32) e ideata dall’associazione di volontariato Pensiero e Azione di Forlì. La campagna ha avuto come primo traguardo il raggiungimento delle 75.000 firme per la proposta di legge dell’ANCI per la reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole.

L’idea non è quella di voler tornare indietro verso l’insegnamento di una materia basata solo su articoli e senza alcuna connessione con la realtà: come si legge dal testo della proposta “gli obiettivi specifici di apprendimento” saranno “lo studio della Costituzione, elementi di educazione civica, lo studio delle istituzioni dello Stato italiano e dell’Unione Europea, diritti umani, educazione digitale, educazione ambientale, elementi fondamentali di diritto e di diritto del lavoro, educazione alla legalità, oltre ai fondamentali principi e valori della società democratica, come i diritti e i doveri, la libertà e i suoi limiti, il senso civico, la giustizia”.

L’educazione civica che Transparency International Italia promuove è infatti intesa non tanto, o non solo, come conoscenza delle istituzioni e del loro funzionamento, quanto come conoscenza di ciò che un cittadino consapevole deve accettare o meno da parte di chi gestisce il potere, politico ed economico. Più volte ci siamo trovati davanti ad un senso di passività e arrendevolezza di fronte al fenomeno della corruzione, anche nelle giovani generazioni, derivante anche da una mancanza di conoscenza di quali sono i propri diritti e doveri e degli strumenti che ogni cittadino possiede per far sentire l’ente pubblico più “accountable”.

Formazione dei professori e governance della scuola

Nella proposta di legge si avanza l’idea di abilitare all’insegnamento della nuova educazione civica i docenti di “italiano, storia, filosofia, diritto ed economia”, precisando la necessità di istituire percorsi di formazione. È importante infatti che i docenti siano coinvolti e formati, e non solo sui contenuti, ma anche sui metodi partecipativi. In ogni intervento che Transparency International Italia ha svolto nelle scuole in questi anni, infatti, abbiamo sempre cercato il coinvolgimento dei professori, in quanto è essenziale che il personale docente si appropri del percorso didattico e continui a trasmettere il messaggio anticorruzione durante l’anno, anche senza il diretto coinvolgimento di soggetti esterni. Anche per questo, negli ultimi anni, siamo passati dalle lezioni dirette in classe alla formazione dei professori, con seminari in Lombardia, Piemonte, Lazio e Puglia.

La nostra associazione vorrebbe andare anche oltre, e parlare di partecipazione civica anche all’interno dell’istituto scolastico in quanto tale. In altre parole, partecipazione degli studenti alla gestione della scuola, bilancio partecipativo dell’istituto, monitoraggio dei ragazzi della sezione “Amministrazione trasparente” della propria scuola. In questo modo i ragazzi potrebbero iniziare ad essere cittadini attivi e monitoranti sin dal contesto scolastico.

La reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole può essere un buon inizio verso un cambiamento culturale fuori e dentro la scuola.

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