Programmazione, sinergia, cooperazione, tre idee per la politica industriale

Francesco Manna: programmazione, sinergia, cooperazione, tre prospettive per una nuova politica industriale

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In questa nuova puntata Restart Italia, Gianni Dominici intervista Francesco Manna – Responsabile per le relazioni istituzionali locali di ENI – che indica come l’investimento industriale debba diventare un valore aggiunto anche per il percorso istituzionale di accompagnamento e viceversa

21 Ottobre 2020

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Redazione FPA

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Le due dimensioni a cui spesso ci riferiamo, il verde della sostenibilità ambientale e il blu della transizione digitale, citando Luciano Floridi, hanno ispirato questa intervista di Gianni Dominici a Francesco Manna, responsabile per le relazioni istituzionali locali di ENI.
ENI ha in realtà precorso questa tendenza nell’accoppiare un nuovo modello aziendale che coniugasse lo sviluppo sostenibile e la transizione verso l’economia circolare.
Già nel 2012, quando i temi del cambiamento climatico e dell’economia circolare non erano diffusi, ha incominciato a trasformare una raffineria tradizionale, quella di Porto Marghera, in bioraffineria.

L’intervista

Negli ultimi mesi Eni è stata protagonista di una riorganizzazione aziendale, necessaria per essere leader della transizione energetica.
“Il nostro nuovo amministratore delegato – afferma Manna – ha fatto una proposta radicale di trasformazione dell’azienda in due nuove Direzioni Generali: Natural Resources, che è legata al core business tradizionale e quindi al lavoro sugli idrocarburi, con una grande attenzione al tema del risanamento ambientale e della sostenibilità ambientale; e Energy Evolution, nella quale abbiamo messo a valore tutto il lavoro che stiamo facendo per la nuova articolazione del nostro portafoglio energetico, una direzione dentro la quale c’è tutto il tema dell’economia circolare, del green e del blu e delle fonti rinnovabili tradizionali (FER)”.

Questa trasformazione industriale, che era già in itinere, e il cigno nero dell’emergenza sanitaria, hanno costituito per Manna una ulteriore necessità di accelerazione.

A fronte dell’emergenza, un’azienda come ENI, che ha funzioni direzionali, ma anche contatto diretto con il pubblico, ha sperimentato lo smart working?
ENI è passata allo smart working con una rapidità impressionante, coinvolgendo la grande maggioranza dei lavoratori. Un obiettivo non semplice per un’azienda che ha in Italia tante sedi territoriali, oltre gli impianti, oltre l’enorme rete retail sulla distribuzione del carburante e dell’energia.
“Abbiamo fatto – continua Manna – un ulteriore salto tecnologico spingendo al massimo l’ICT e tutte le soluzioni per il lavoro in remoto”.

Questa emergenza è stata una straordinaria sfida sia i privati che per il pubblico. A Manna è piaciuta, infatti, la capacità delle pubbliche amministrazioni di reagire a questa situazione, utilizzando le tecnologie digitali con le aziende. “ENI aveva già una piattaforma digitale particolarmente evoluta, la vera sfida non è stata tanto quella di usarla al massimo delle sue potenzialità nel back office, ma quella di coniugarla con la necessità delle pubbliche amministrazioni”.

Ora siamo chiamati a guardare al futuro all’interno di un contesto definito dalla Commissione Europea. Il programma Next Generation EU ci permette di avere un tema federatore per tutti i paesi, basato sul principio di sostenibilità e transizione digitale. Ma siamo pronti per sfruttare queste opportunità in termini di visione comune?
“Il recovery fund – dice Manna – è la prima sfida che abbiamo davanti, se riusciamo fare cooperazione istituzionale, ad avere pragmatismo nei progetti, competenza nelle elaborazioni e capacità di realizzazione concreta, noi vinciamo una sfida straordinaria a livello italiano e a livello di posizionamento del paese in Europa”.

Le premesse, dunque, ci sono tutte, occorre però il coordinamento tra le aziende, la sinergia tra la ricerca e l’innovazione, la spinta verso le nuove tecnologie. “I tempi devono marciare in modo coerente, quello che decidiamo come investimento industriale deve diventare un valore aggiunto anche per il percorso istituzionale di accompagnamento e viceversa, perché poi tutto deve muoversi in una cornice che è quella della programmazione europea, anche in materia di sostenibilità ambientale e transizione energetica”.

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