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I giovani hanno le idee chiare.

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Hanno le idee chiare i giovani dirigenti che propongono quel drastico cambiamento nella PA più volte annunciato e che ancora aspettiamo. Chiare e abbastanza drastiche, come si addice ai giovani: dall’abolizione delle province, all’accorpamento di tutte le scuole di formazione, alla valorizzazione delle donne, ancora così discriminate nei ruoli dirigenziali pubblici, alla fusione di tutti gli enti previdenziali, all’obbligo di gestioni unificate di acquisti e personale molte sono le proposte coraggiose che leggo nel documento che l’AGDP (Associazione delle giovani classi dirigenti delle amministrazioni pubbliche – www.agdp.it) ha reso pubblico alla fine di novembre.

7 Dicembre 2010

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

Hanno le idee chiare i giovani dirigenti che propongono quel drastico cambiamento nella PA più volte annunciato e che ancora aspettiamo. Chiare e abbastanza drastiche, come si addice ai giovani: dall’abolizione delle province, all’accorpamento di tutte le scuole di formazione, alla valorizzazione delle donne, ancora così discriminate nei ruoli dirigenziali pubblici, alla fusione di tutti gli enti previdenziali, all’obbligo di gestioni unificate di acquisti e personale molte sono le proposte coraggiose che leggo nel documento che l’AGDP (Associazione delle giovani classi dirigenti delle amministrazioni pubbliche) ha reso pubblico alla fine di novembre.

Il loro ragionamento parte da uno schema baconiano: nel ripensare la PA, alla pars destruens, che certo non è mancata tra esternalizzazioni frettolose e tagli lineari, deve succedere una pars construens che non può che partire dalla ovvia, ma non banale constatazione che quel che è da tagliare sono i veri “rami secchi” e non i “rami verdi” e che per questo è necessario un piano straordinario di razionalizzazione funzionale di competenze e risorse.

Credo che abbiano ragione: accanto alle importanti riforme, per altro spuntate dai tagli delle incentivazioni, che guardano dentro alla PA cercando di accrescerne l’efficienza, l’orientamento ai risultati, la cultura del merito, della misurazione, della valutazione è necessario per i veri riformisti far lo sforzo di uscire dal perimetro della PA e guardare dall’alto per vedere, con uno sguardo di insieme, se non è proprio la geografia degli enti e delle funzioni che dobbiamo modificare.

Quando qualche mese fa chiedemmo al nostro panel quali fossero le zavorre che appesantivano la corsa dell’amministrazione pubblica verso il miglioramento la risposta fu univoca: la PA è impastoiata soprattutto dalla stessa architettura della macchina pubblica, pensata più per stratificazioni successive e per garantirsi la sopravvivenza comunque, che per restituire valore ai contribuenti.

Passando alle proposte concrete, sottolineerei, oltre quelle già sommariamente citate e altre concrete istanze che potrete leggere sul documento, tre punti per me particolarmente significativi:

Su Saperi PA trovi articoli ed interventi sul tema "green economy"
  • il forte ed originale accento dato alla Green Economy da almeno due punti di vista di estrema importanza per far seguire ai proclami salvifici azioni concrete:

Sul versante interno, le stesse Amministrazioni devono farsi portatrici dei modelli della sostenibilità presso i territori e le comunità di riferimento e, al contempo, essere esse stesse un esempio di sviluppo sostenibile (si pensi ad esempio alla importante tematica degli appalti verdi e del Green public procurement).

Sul versante esterno, invece, la PA, per un verso, deve favorire la cooperazione fra i livelli di governo per evitare una inutile stratificazione normativa (ad es. in materia di energie rinnovabili), dall’altro, deve favorire la cooperazione con il mondo privato e con le categorie produttive per far si che energia ed ambiente diventino settori di investimento ed occupazione per la competitività del Paese.

  • il richiamo alla necessità di promuovere un processo federalistico efficiente e responsabile, sia rispetto alla spesa sia rispetto alle funzioni e ai servizi da assicurare.
  • la necessità di rimuovere gli ostacoli che incontrano le donne a scalare i gradini della carriera e, in particolare, a essere cooptate nel middle management e soprattutto nel top management delle pubbliche amministrazioni. Su questo punto vi ricordo l’iniziativa congiunta di AGDP e “Osservatorio Donne nella PA” fissata per il 15 dicembre 2010.

Un solo appunto a questo documento che mi pare di grande valore: avrei voluto leggervi una forte presa di posizione contro il blocco del turn-over e per l’immissione programmata e certa di giovani nelle amministrazioni pubbliche. Resto, infatti, sempre più convinto che senza giovani, senza formazione e senza decise scelte di investimento l’innovazione è impossibile. Peccato che quel che vediamo sono tagli in tutti e tre i campi!

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