EDITORIALE

Il nuovo Governo e la PA: cosa fare e cosa non fare

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Quali sono i principali temi legati alla pubblica amministrazione che saranno sul tavolo del nuovo Governo? Riforma della dirigenza pubblica, qualità dei concorsi, formazione, sono solo alcuni degli aspetti su cui si dovrà lavorare, con l’obiettivo di costruire una PA capace di affrontare con coraggio, professionalità e autonoma responsabilità le sfide che avremo davanti questo autunno, nella direzione di una maggiore giustizia sociale ed ambientale. Cominciamo a parlarne in questo articolo e ci torneremo nelle prossime settimane, facendo il punto su cosa è stato già fatto, cosa manca, da dove ripartire e mettendo in fila alcune raccomandazioni

30 Settembre 2022

Carlo Mochi Sismondi

Presidente FPA

Photo by Aron Visuals on Unsplash - https://unsplash.com/photos/BXOXnQ26B7o

Che i tempi siano difficili l’abbiamo già detto: la guerra in Ucraina, l’emergenza climatica così pesante in questa stagione delle catastrofi, la pandemia ancora non domata, la crisi energetica e l’impennata dell’inflazione, con la conseguente grave diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, hanno moltiplicato le disuguaglianze. Dobbiamo quindi operare perché il Paese possa contare su una buona amministrazione pubblica, capace di affrontare con coraggio, professionalità e autonoma responsabilità le sfide che avremo davanti questo autunno, nella direzione di una maggiore giustizia sociale ed ambientale. Per questo, accanto ad un management pubblico motivato e competente, tema che è stato al centro di un precedente articolo, sarà necessario che il nuovo Governo sappia valorizzare le amministrazioni non ricominciando da capo con nuove e strabilianti riforme, ma portando avanti quel che di buono i precedenti Governi hanno intrapreso, correggendo dove sono andati fuori rotta e operando con determinazione sui temi che non hanno trovato ancora una definizione efficace.

In questo articolo, e in quelli che seguiranno nelle prossime settimane, mi propongo di esaminare i principali temi che, in questa area, saranno sul tavolo del Governo e di mettere in fila alcune raccomandazioni. Cominciamo proprio da un primo elenco sommario di raccomandazioni sulle quali, nelle prossime settimane, avremo modo di soffermarci per un esame più approfondito.

Un nuovo Parlamento e a un nuovo Governo a nostro parere dovrà:

  1. Non ricominciare da capo, molto è stato già fatto, serve partire dalle importanti innovazioni normative introdotte dal Governo Draghi e dal Ministro Brunetta, non per fare nuove leggi, ma per accompagnare le amministrazioni nell’attuazione di quelle recentemente emanate e nell’effettivo cambiamento dei comportamenti sul campo.
  2. Riordinare la geografia istituzionale delle amministrazioni orientandole alle grandi missioni strategiche e organizzandole per filiere verticali, dopo aver sanato gli evidenti buchi che le mancate riforme hanno creato, come ad esempio rispetto agli enti di governance di area vasta, a cominciare dalle amministrazioni provinciali rimaste nel limbo dopo la “legge Delrio” rimasta orfana.
  3. Riprendere la riforma della dirigenza pubblica, rimasta bloccata nel 2016, rivedendo la selezione, l’attribuzione degli incarichi, il contratto, l’equità retributiva che attualmente vede piccoli e grandi privilegi; garantendo autonomia, gestione del budget, responsabilità e discrezionalità, ma anche sottolineando la necessaria dimensione del rischio propria della funzione dirigenziale; operando una corretta distinzione tra dirigenti con compiti autorizzativi e di garanzia e quelli incaricati dell’attuazione delle politiche.
  4. Rilanciare la formazione per tutti i dipendenti pubblici con maggiore efficacia, creando un hub formativo che sia un marketplace di corsi, forniti dalle più avanzate agenzie formative pubbliche e private e validati dal Dipartimento della Funzione Pubblica, che ogni dipendente possa usare, attraverso voucher, per creare un suo percorso formativo assistito e certificato che trovi poi riscontro in un completo fascicolo personale e nella carriera.
  5. Migliorare radicalmente la qualità dei concorsi. La struttura normativa è stata in gran parte (ri)costruita dai provvedimenti del Ministro Brunetta e quindi non abbiamo bisogno di nuove leggi, ma va accompagnato l’intero processo assunzionale che è, nella prassi della maggior parte delle amministrazioni, con lodevoli eccezioni, ancora quello tradizionale, e quindi del tutto inadatto ad attirare i migliori, a sceglierli, a motivarli e a trattenerli in servizio. Per far questo sarà necessario utilizzare le migliori esperienze italiane, accompagnando le amministrazioni nelle varie fasi: nell’introdurre nei bandi una chiara identificazione dei fabbisogni, nello scegliere commissioni di qualità e remunerarle adeguatamente, nell’attuare una comunicazione chiara delle funzioni, nell’usare con attenzione e senza creare discriminazioni titoli e test multi-risposta, nel considerare centrali la qualità delle prove usando le nuove tecnologie per verificare attitudini, competenze e capacità di risolvere problemi e, infine, nell’organizzare una corretta accoglienza dei neoassunti coinvolgendo attivamente gli “anziani”.
  6. Curare sempre più le modalità di gestione delle persone, ponendo alla base di un rapporto di fiducia, sorretto da una chiara identificazione della missione e degli obiettivi, la crescita personale e la motivazione. In questo senso i recenti contratti e le linee di indirizzo volte ad orientare le pubbliche amministrazioni nella predisposizione dei piani dei fabbisogni di personale e nella definizione dei nuovi profili professionali costituiscono un importante punto di partenza, che però va calato nella realtà delle amministrazioni attraverso, ancora una volta, una coerente ed efficace azione di accompagnamento e di formazione della dirigenza.
  7. Non sottovalutare il malessere emergente nel lavoro pubblico, reso evidente da reiterate situazioni di rinuncia del posto pur conquistato in un concorso o di difficoltà nel trovare candidature qualificate per i profili di più elevata specializzazione. Sarà necessario ripensare l’organizzazione del lavoro alla luce delle nuove esigenze e sensibilità, delle esperienze oggettive e soggettive che hanno accompagnato lo smart working durante il periodo pandemico, della necessità di rendere appetibile il lavoro pubblico attraverso una costante azione di employer branding.
  8. Aprire l’amministrazione alla partecipazione e alla collaborazione, dando ascolto alle persone nei luoghi, abbattendo l’asimmetria informativa e attuando sempre una trasparenza abilitante, tale da mettere i cittadini in condizione di monitorare continuamente e in tempo reale l’attuazione di una politica per poter intervenire su di essa.
  9. Passare nella trasformazione digitale da un approccio tattico ad uno strategico non portando il digitale in amministrazioni sostanzialmente identiche a se stesse, ma portando invece le amministrazioni nella dimensione digitale ripensando processi, modalità di lavoro, relazioni tra amministrazioni e tra queste e i cittadini. Specialmente riguardo alle tecnologie emergenti, su tutte la cosiddetta Intelligenza Artificiale, solo una corretta e informata consapevolezza potrà evitare un ingenuo fideismo così come una preconcetta diffidenza e potrà quindi mettere le amministrazioni e i loro dirigenti nella condizione di decidere, con cognizione di causa, come cogliere le straordinarie opportunità disponibili.
  10. Conoscere e valorizzare le innovazioni e gli innovatori sul territorio perché le sperimentazioni più interessanti e promettenti, come testimoniano le nostre tantissime interviste, spesso non sono nei Ministeri o a Palazzo Chigi, ma nei comuni e nelle città, troppo spesso invisibili al Governo centrale. Si rischia così non solo grandi sprechi di risorse, ma anche di deprimere i migliori con provvedimenti che fanno di tutt’erba un fascio, senza tener conto di quanto i protagonisti dell’innovazione hanno già realizzato.

Certamente è chiaro a tutti quelli che ci seguono che un elenco è sempre un tentativo di costringere la complessa realtà di tante amministrazioni diverse in uno schema semplificatorio e, per questo, necessariamente provvisorio ed incompleto. Come dicevo in premessa, su questi temi, che per altro da sempre costituiscono l’area di attività di FPA, torneremo più approfonditamente, ma già da ora sarei felice se questo elenco servisse ad aprire un dibattito e un confronto tra chi, e sono tanti, ancora crede che avere buone amministrazioni sia fondamentale per garantire i diritti di cittadinanza a tutti, a cominciare dai più deboli, e quindi per garantire e rafforzare la nostra democrazia.

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