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“Il paese che conta”: l’intervista a Linda Laura Sabbadini su come i numeri raccontano la società italiana che cambia

Il paese che conta: l’intervista a Laura Sabbadini su come i numeri raccontano la società che cambia
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Per decenni la statistica ha ignorato il sociale. L’innovazione metodologica ha reso i dati strumenti di democrazia, visibilità e giustizia. L’intervista a Linda Laura Sabbadini, pioniera nella statistica sociale e di genere e già Direttrice Istat, a cura di Maria Ludovica Agrò (Responsabile Scientifica PNRR di FPA), ripercorre il passaggio dall’invisibilità delle donne nelle rilevazioni Istat alla creazione degli indicatori di benessere (Bes), mostrando come i numeri possano diventare storie di cittadinanza e di cambiamento nella società italiana

27 Febbraio 2026

Per decenni, le statistiche ufficiali hanno avuto un’impronta economico-centrica: l’economia al centro dei rilevamenti. E tutto il resto? Donne, bambini, anziani, disabili, giovani, poveri, comunità LGBTQ+: invisibili nei dati, invisibili nel dibattito pubblico. Ciò che non si misura non esiste, non entra nelle agende politiche, non viene ascoltato.

“Misurare significa riconoscere”, si legge nella quarta di copertina del libro Il paese che conta. Come i numeri raccontano la nostra storia, di Linda Laura Sabbadini, pioniera nella statistica sociale e di genere, già Direttrice Istat. È da questa premessa che prende avvio l’intervista all’autrice, a cura di Maria Ludovica Agrò, Responsabile Scientifica PNRR di FPA.

La statistica non è solo scienza: è ascolto, è capacità interpretativa, è creatività, “è uno strumento di giustizia, di cittadinanza e di democrazia”, racconta Sabbadini. È questo il punto di svolta per comprendere davvero il senso delle statistiche pubbliche.

Dietro ogni dato c’è una storia; dietro ogni numero, la fatica di tarare la metodologia in relazione agli obiettivi che ci si prefigge. Cambiare approccio e intraprendere un’innovazione metodologica è possibile. Lo spiega bene Sabbadini in questa intervista, sottolineando come sia stato individuato, ad esempio, il metodo che consentisse alle donne di aprirsi davvero e di raccontare ciò che avevano subito e non avevano denunciato. Ci sono voluti cinque anni di test, tra resistenze interne all’Istat e mille difficoltà. Ma il risultato si è visto: nel 2006, dieci milioni di donne dichiararono di aver subito violenza psicologica, fisica o sessuale. Un numero che costrinse la politica a prendere atto di una realtà fino ad allora ignorata.

Un’altra sfida importante è stata quella degli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES). La capacità di costruire quegli indicatori è consistita nel riuscire a coinvolgere sia la comunità scientifica, attraverso una commissione di esperti accademici incardinata presso l’Istat, sia la società civile — ecologisti, associazioni di categoria e sindacati — rappresentata da una commissione istituita presso il CNEL. “La condivisione è una parola magica nella pubblica amministrazione”, sottolinea Sabbadini. “Più si condivide e si costruisce insieme alla società civile, più si fanno balzi in avanti”.

È necessario garantire tanto la validità dei risultati quanto l’indipendenza dell’Istituto Nazionale di Statistica. “Dobbiamo tenerci stretto un istituto come l’Istat, che è al di sopra delle parti”, conclude Sabbadini, rivolgendo infine un messaggio alle nuove generazioni che entrano nella pubblica amministrazione: “Si può crescere, si può incidere sulla realtà. I giovani sono la vera speranza, possono diventare i veri agenti di cambiamento e di innovazione per il bene pubblico”.

Il paese che conta: l’intervista a Laura Sabbadini su come i numeri raccontano la società che cambia

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