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Legge 104, open data e controllo sociale

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La legge 104, quella che prevede permessi per assistere familiari affetti da handicap o da malattie invalidanti, accende da sempre gli animi. Il tema ha totalizzato sul nostro sito già oltre 300.000 lettori, più di 3.000 commenti e un’attenzione sempre costante da quando tre anni fa Brunetta cominciò ad occuparsene. È una testimonianza certa che lì c’è un nervo scoperto: basta leggere  i vostri interventi per aver chiara la forte polemica che sussiste tra chi difende i propri diritti e rivendica un’attenzione dello Stato alla propria condizione di fragilità e bisogno e chi denuncia abusi e soprusi in nome di un’assistenza a volte solo evocata, più che effettivamente svolta. Di fronte a questo stato di cose vederci chiaro era difficile: i dati che c’erano erano nebulosi e aggregati in macro categorie di enti, i confronti erano impossibili. Ora la nebbia in buona parte si dirada e possiamo esaminare il fenomeno in ogni dettaglio. Il cosiddetto "collegato lavoro"della fine del 2010 ha, infatti, introdotto l’obbligo della comunicazione al Dipartimento della Funzione Pubblica dei dati relativi ai permessi fruiti dai dipendenti pubblici in base alla legge 104.

14 Settembre 2011

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Carlo Mochi Sismondi

Articolo FPA

La legge 104, quella che prevede permessi per assistere familiari affetti da handicap o da malattie invalidanti, accende da sempre gli animi. Il tema ha totalizzato sul nostro sito già oltre 300.000 lettori, più di 3.000 commenti e un’attenzione sempre costante da quando tre anni fa Brunetta cominciò ad occuparsene. È una testimonianza certa che lì c’è un nervo scoperto: basta leggere  i vostri interventi per aver chiara la forte polemica che sussiste tra chi difende i propri diritti e rivendica un’attenzione dello Stato alla propria condizione di fragilità e bisogno e chi denuncia abusi e soprusi in nome di un’assistenza a volte solo evocata, più che effettivamente svolta. Di fronte a questo stato di cose vederci chiaro era difficile: i dati che c’erano erano nebulosi e aggregati in macro categorie di enti, i confronti erano impossibili.

Ora la nebbia in buona parte si dirada e possiamo esaminare il fenomeno in ogni dettaglio. Il cosiddetto "collegato lavoro"della fine del 2010 ha, infatti, introdotto l’obbligo della comunicazione al Dipartimento della Funzione Pubblica dei dati relativi ai permessi fruiti dai dipendenti pubblici in base alla legge 104. Per garantire il monitoraggio e il controllo sul legittimo utilizzo di tali permessi, le informazioni vengono ora raccolte in un’apposita banca dati che lo stesso Dipartimento ha realizzato negli ultimi mesi ed è, dopo un periodo di rodaggio,  oggi pienamente funzionante. Grazie a questa è possibile conoscere l’identikit dei reali fruitori dei benefici previsti dalla legge 104/1992, verificarne l’entità e le forme di utilizzo, indirizzare i benefici direttamente sui disabili, evitare abusi e al tempo stesso semplificare il rapporto tra disabili e Pubblica Amministrazione. Nell’ottica della trasparenza totale espressa dall’art. 11 della Riforma Brunetta, questi dati sono oggi liberamente consultabili da parte di tutti i cittadini, sia pure ovviamente anonimi, nel rigoroso rispetto della privacy.

Dopo tanto parlarne è questo un passo concreto verso l’Open Data: quella trasparenza reale che consente di conoscere veramente la Pubblica Amministrazione e che favorisce tra l’altro anche l’elaborazione delle informazioni – tramite diverse chiavi di lettura – da parte di professionisti, ricercatori e studiosi, restituendo al Paese quei dati pubblici che costituiscono una risorsa economica importante, oltre che un presidio di democrazia e di controllo civico.

I dati raccolti dalla banca dati interessano, per ciascuna amministrazione, una serie di elementi tra cui il numero di dipendenti che fruiscono dei permessi mensili; i diversi gradi di parentela tra il disabile e i lavoratori interessati; il genere, le giornate e le ore di permesso fruite nel corso del 2010.

Aprendo la banca dati posso così, con una certa sorpresa, scoprire ad esempio che i due ospedali di Firenze (il policlinico di Careggi e l’ospedale pediatrico Meyer) distano poche centinaia di metri uno dall’altro, ma nel primo sono state fruite nello scorso anno 120 giornate di permesso ogni cento dipendenti, mentre per il Meyer le giornate sono la metà, circa 60; ma solo compulsando qui e là scopriamo poi, sempre solo a titolo di esempio, che all’Ospedale San Martino di Genova siamo sopra le 200 giornate ogni cento dipendenti, più del triplo del Meyer. I dati sono quelli che sono e certo le mie sono solo prime impressioni e non sono analisi, ma già questi tre esempi pongono domande che chiedono un esame più approfondito.

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Un plauso quindi a questo esempio di Open Data, con una raccomandazione però. Per gli esempi precedenti sono dovuto andare a cercare un dato, ossia il numero dei dipendenti per ogni amministrazione, che nella banca dati non c’è. Senza questo parametro ogni confronto diventa impossibile e viene in parte disattesa l’efficacia della banca dati dal punto di vista del controllo sociale. Invito quindi il Dipartimento della Funzione Pubblica a introdurre tra le informazioni richieste anche questo indicatore, che per altro avrebbe infinite altre utilità permettendo di fare confronti in diversi campi. Potremmo scoprire così che due amministrazioni analoghe, in diverse regioni del paese, hanno un numero di dipendenti molto diverso e mettere a nudo quella necessità di mobilità e di razionalizzazione nella collocazione del personale che, invocata da tutti i Ministri, rimane ancora in gran parte inevasa.

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