Quando i numeri non bastano

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La consulenza deve essere abilitatore del cambiamento della PA. Deve mettere in campo competenze specialistiche, metodologie consolidate ed esperienze maturate sia nel settore pubblico che in quello privato, in grado di garantire alle Pubbliche Amministrazioni capacità operative, continuità strategica e una visione prospettica necessaria per affrontare le sfide a lungo termine

11 Febbraio 2026

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Stefano Tomasini

Dirigente Generale Ministero Economia e Finanze, Presidente Consip SpA, Direttore Operativo di 3-i SpA

Foto di Toa Heftiba su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/two-hands-_UIVmIBB3JU

Questo articolo è tratto dal capitolo “Relazioni” dell’Annual Report 2025 di FPA (la pubblicazione, chiusa nel dicembre scorso e presentata il 21 gennaio 2026, è disponibile online gratuitamente, previa registrazione)


Lo sforzo richiesto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per sostenere le riforme e lo sviluppo della Pubblica Amministrazione, ha dimostrato quanto sia fondamentale una solida capacità amministrativa per affrontare le emergenze e, soprattutto, per attuare strategie a lungo termine.

La disponibilità di risorse finanziarie non si traduce necessariamente in capacità progettuali, e le criticità emerse per l’attuazione del PNRR hanno messo alla prova le capacità gestionali della PA. Un’amministrazione pubblica che, interessata negli ultimi anni da tagli di spesa e blocco del turnover, ha visto la propria capacità amministrativa ridimensionata e non sempre pronta a gestire risorse, progettare e misurare i risultati.

Occorre una Pubblica Amministrazione che si adatti rapidamente ai cambiamenti. La riforma avviata, con nuove modalità di reclutamento, selezione di professionalità tecniche, revisione dei percorsi di carriera e nuovi percorsi formativi, porterà risultati nel tempo, ma non potrà risolvere le urgenze previste dal PNRR.

Oggi l’attuale concentrazione di progetti ha richiesto un impegno superiore alle risorse effettivamente disponibili presso l’amministrazione pubblica e, ancor di più di quanto è avvenuto in passato, è necessario rafforzare le competenze interne alle amministrazioni con l’utilizzo mirato di consulenze selezionate dal mercato.

Ogni progetto, indipendentemente dalle fonti di finanziamento, comporta sfide di natura tecnica e organizzativa e richiede alla PA un approccio strategico e integrato, in cui la collaborazione con il settore privato può diventare un elemento determinante. Il ruolo della consulenza, se governata correttamente, è fondamentale nei processi di innovazione, aggiunge valore alla PA e contribuisce alla trasformazione dei processi e dei modelli organizzativi. Può rafforzare le competenze interne, trasformando ogni progetto in un’opportunità di crescita amministrativa duratura.

La corsa al mercato: il boom delle assunzioni

Complice anche il PNRR, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro ha assunto carattere emergenziale. La necessità di attuare riforme e investimenti, nei tempi previsti, ha aumentato la domanda di supporto consulenziale nella PA, incoraggiando le società di consulenza ad assumere tempestivamente nuove risorse.

La ricorsa alle commesse e alla fatturazione ha privilegiato l’ampliamento rapido degli organici rispetto alla selezione mirata di profili con esperienza: nel processo di selezione la qualità non sempre è andata di pari passo con la quantità. L’equilibrio ottimale nell’allocazione di risorse senior e junior è stato alterato e, in diversi casi, i progetti sono stati assegnati a persone con poca esperienza e senza una conoscenza dei meccanismi della PA.

Le conseguenze non si sono fatte attendere: si è verificata un’inversione del tradizionale rapporto cliente-fornitore, dove la PA ha beneficiato di poco supporto in cambio di tanto impegno in attività di tutoraggio e supervisione. Poche risorse senior assegnate ai progetti, mentre sono prodotti tanti documenti, presentazioni ed excel di utilità e qualità spesso discutibili. L’affiancamento alla Pubblica Amministrazione è stato inferiore alle aspettative, condizionando, in taluni casi, anche il rispetto delle tempistiche previste dal PNRR.

Saper generare valore

Quando la consulenza, probabilmente con poca attenzione al futuro, è concentrata sulla vendita dei servizi e sulla crescita del fatturato piuttosto che sul risultato, tende a favorire la dipendenza dai consulenti, anziché promuovere l’autonomia nella gestione dei processi.

Serve, dunque, definire un modello di relazione con ruoli e responsabilità chiari e, soprattutto, comprendere che ruolo i consulenti devono ricoprire: sono esecutori di attività operative o partner strategici capaci di rafforzare la capacità amministrativa?

Io penso a un modello ibrido che tenda a riequilibrare le professionalità della PA con risorse interne ed esterne.

La responsabilità della PA è un principio fondamentale che non viene messo in discussione, e il ricorso alla consulenza è da considerare un investimento sulla PA, utile a contribuire a mantenere, nel tempo, le proprie capacità.

La consulenza deve essere abilitatore del cambiamento della PA. Deve mettere in campo competenze specialistiche, metodologie consolidate ed esperienze maturate sia nel settore pubblico che in quello privato, in grado di garantire alle Pubbliche Amministrazioni capacità operative, continuità strategica e una visione prospettica necessaria per affrontare le sfide a lungo termine.

Il PNRR è un’occasione unica per realizzare una PA più efficiente e sostenibile e penso sia fondamentale valorizzarne gli effetti positivi, adottando una gestione proattiva degli impatti e prevedendo tempestivamente le possibili conseguenze.

Sebbene la quantità abbia consentito di presidiare immediatamente i progetti, la corsa ai numeri ha portato effetti non solo sull’Amministrazione Pubblica, ma anche sulle stesse società di consulenza.

Una serie di effetti a cascata, non sempre controllabili, rischia di trasformare l’equilibrio tra PA e consulenza, rendendo complicato lo sviluppo di relazioni stabili e la sostenibilità economica e sociale a lungo termine.

Per la PA la proposta di soluzioni poco innovative, spesso già disponibili nel cassetto, rende difficile il cambiamento e il raggiungimento degli obiettivi di modernizzazione. Il supporto che la consulenza sta offrendo, percepito come poco utile, influisce sul valore attribuito ai servizi offerti e prevede principalmente la delega di attività di tipo routinario e di basso profilo.

Per le società di consulenza, la qualità dei servizi incide sull’immagine e sulla reputazione aziendale e l’attenzione alla quantità sta determinando un turnover elevato del personale.

Il punto non è rinunciare alla consulenza, che in questa fase storica rappresenta uno strumento quasi indispensabile per affrontare l’attuazione del PNRR e il conseguimento dei previsti obiettivi. Serve però un cambio di passo che privilegi la qualità: valorizzare profili senior, investire sui giovani con formazione e affiancamento prima della loro allocazione sui progetti, definire modelli contrattuali che favoriscano il trasferimento di strumenti, metodi e know-how alla PA e, soprattutto, ne rafforzino i meccanismi di controllo.

Verso un nuovo equilibrio: la collaborazione nel futuro

Guardando al futuro, emerge l’importanza di adottare un approccio sistemico che valorizzi gli interessi di entrambe le parti.

La PA è il più importante ecosistema del Paese e farla funzionare bene è fondamentale per la stabilità dell’intero sistema produttivo. Il valore aggiunto che le società di consulenza devono offrire, anche nel loro interesse, deve creare le condizioni per garantire continuità amministrativa e, al tempo stesso, rispondere alle scelte strategiche e trasformative di medio e lungo periodo.

Ci sono tanti spazi di integrazione e il posizionamento della consulenza, grazie al suo ruolo trasversale, può offrire una visione integrata e sistemica della PA, promuovendo l’interoperabilità tecnica e amministrativa tra le diverse amministrazioni.

È interesse di entrambi continuare la collaborazione oltre il PNRR e, nel valorizzare la qualità, si può stabilire un rapporto che porti vantaggi reciproci.

L’idea di un rapporto bidirezionale tra PA e consulenza, che vada al di là dei progetti straordinari, mette in luce la consapevolezza di perseguire obiettivi comuni, favorendo uno scambio reciproco di valore. La PA acquisisce metodologie, strumenti e competenze che diventano patrimonio pubblico, mentre le società di consulenza rafforzano la propria capacità operativa in contesti complessi, arricchendo il proprio bagaglio di conoscenze.

L’esperienza acquisita indica che la consulenza può agire come moltiplicatore di capacità solo se orientata all’interesse della PA senza temere l’autonomia dell’amministrazione. Affinché la partnership abbia un futuro, è fondamentale intraprendere un percorso cooperativo a lungo termine che integri innovazione, efficienza e rafforzamento della capacità amministrativa interna, trasformando il rapporto da semplice fornitura di servizi in uno strumento di sviluppo organizzativo e di miglioramento per la PA e per il Paese.

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