Semplificazioni: le sfide che ci aspettano e l’impegno del Governo

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Semplificare le procedure e rendere più veloce e vicina l’amministrazione è uno strumento di equità che serve soprattutto ai più deboli, ai più fragili, alle fasce sociali a rischio di emarginazione. Un messaggio importante, emerso dalla recente audizione del Ministro Renato Brunetta davanti alla Commissione parlamentare per la semplificazione, insieme ad altri di uguale rilievo: non si può semplificare (solo) con le norme senza interventi di carattere organizzativo e senza un costante accompagnamento e non si può semplificare e riformare la PA a costo zero

27 Aprile 2022

Carlo Mochi Sismondi

Presidente FPA

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Lo scorso 20 aprile il Ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta, è stato audito dalla Commissione parlamentare per la semplificazione in merito all’indagine conoscitiva sulla semplificazione delle procedure amministrative connesse all’avvio e all’esercizio delle attività di impresa. Il Ministro ha lasciato alla Commissione una testo scritto, ma per capire meglio a che punto siamo mi è sembrato più interessante ascoltare quanto ha detto parlando a braccio

Nel prossimo FORUM PA 2022 (alle 12.00 del 15 giugno) dedicheremo un convegno importante a questo tema e lo coordinerò personalmente. Ero quindi particolarmente interessato a questa audizione e ve la racconto in breve.

Parto dalla fine, perché è l’aspetto che più mi interessa: semplificare le procedure e rendere più veloce e vicina l’amministrazione è uno strumento di equità che serve soprattutto ai più deboli, ai più fragili, alle fasce sociali a rischio di emarginazione. Su questo punto il Ministro non ha usato mezzi termini: Partiamo dai più deboli, – ha detto – dall’assurdità di una regolazione nata per tutelarli che finisce per ritorcersi contro di loro. Partiamo dal contrasto al digital divide, dagli anziani. Partiamo dalle fragilità, dalle semplificazioni per chi è più in difficoltà.

Credo che sia un’affermazione importante: la riduzione degli oneri burocratici, la riduzione della complessità delle procedure, il taglio dei tempi per lo svolgimento di una pratica, che vuol dire spesso la soluzione di un problema, sono questioni che riguardano la lotta alle disuguaglianze. Non dobbiamo mai dimenticare che l’effettiva fruizione dei diritti dei cittadini passa attraverso la semplicità e la possibilità di essere accolti dalle istituzioni con empatia, né come sudditi né come clienti, ma come stakeholder.

Impostando poi la sua relazione non posso che sottolineare con soddisfazione che, nell’esaminare le cause degli insoddisfacenti risultati finora raggiunti dalle campagne di semplificazione, il Ministro ha messo in evidenza due punti che mi sono particolarmente chiari e che sintetizzo in poche parole: il primo è che non si può semplificare (solo) con le norme senza interventi di carattere organizzativo e senza un costante accompagnamento (io di solito parlo della necessità di “avere cura” di una riforma); il secondo è che non si può semplificare e riformare la PA a costo zero. Finalmente! Sono anni che diciamo che la clausola dell’invarianza della spesa vuol dire che le riforme non si vogliono o non si possono fare e che la clausola che dice “senza ulteriori costi per le finanze pubbliche” nasconde quella che a Roma chiamiamo una “bufala” e che ora si chiama una fake news: che cambiare e innovare sia gratis.

Durante l’audizione il Ministro Brunetta ha ricordato le cinque leve che solo alla base dell’attività di semplificazione:

  1. interventi di carattere organizzativo, attraverso l’immissione nella PA di nuove risorse umane, meglio qualificate in termini non solo e non tanto di conoscenze, ma di competenze. Questo richiede percorsi più moderni e mirati di definizione dei fabbisogni di personale e di selezione e reclutamento dei migliori profili, investimenti sulla formazione, miglioramento dei sistemi di valutazione delle performance, innovazione dei percorsi di carriera, rafforzamento dei sistemi di mobilità interna ed esterna;
  2. revisione delle procedure amministrative, attraverso l’eliminazione di quelle disfunzionali, la loro reingegnerizzazione e semplificazione (es. eliminazione di fasi superflue, riduzione dei termini ecc.), la digitalizzazione;
  3. creazione di task force specializzate che svolgano attività di supporto tecnico nei confronti delle amministrazioni meno strutturate (come i piccoli Comuni) nelle fasi di progettazione ed esecuzione di opere pubbliche o altre iniziative di particolare complessità;
  4. costituzione di task force di esperti di procedure amministrative che assistano tecnicamente le amministrazioni nella gestione di procedimenti complessi e intervengano, anche attraverso l’esercizio di poteri sostitutivi, per superare eventuali blocchi;
  5. continua attività di monitoraggio e valutazione degli effetti delle iniziative introdotte.

Non ripercorro qui le tappe legislative di questo Governo perché abbiamo già illustrato tutti i provvedimenti: dai DL 44 e 80 del 2021 sui concorsi al DL 77/2021 per la gestione del PNRR, rinforzato poi dal DL 152/2021, dall’arruolamento di 1.000 esperti per aiutare le amministrazioni nella semplificazione delle procedure complesse alle semplificazioni nei campi dell’edilizia (bonus e superbonus), dell’avvio di un’impresa, degli appalti.

Mi interessa invece porre l’attenzione, prima di descrivere le cose ancora da fare, ad un’azione che potrebbe, se ben gestita, essere un esempio di quella collaborazione tra diverse componenti della comunità nazionale che è necessaria sempre, ma oggi assolutamente prioritaria se vogliamo che la ripresa sia, come indica lo slogan del FORUM PA 2022, una sfida condivisa. Si tratta della consultazione pubblica “Facciamo semplice l’Italia. Le tue idee per una PA amica”, attivata sulla piattaforma ParteciPA e aperta fino al prossimo 18 maggio a cittadini, imprese, dipendenti pubblici e amministrazioni. L’obiettivo è acquisire elementi utili all’individuazione di 600 procedure che, secondo la Milestone M1C1-63 del PNRR da conseguire entro il primo semestre 2026, dovranno confluire in un archivio completo, uniforme e aggiornato con piena validità giuridica su tutto il territorio nazionale. L’iniziativa è importante perché conferma la convinzione che nessuno meglio di chi ci combatte tutti i giorni sa cosa c’è da cambiare e come nelle procedure delle amministrazioni. La collaborazione non è infatti un gadget da aggiungere come ciliegina sulla torta alle attività di Governo decise in autonomia, ma deve essere considerata una condizione indispensabile non tanto per ottenere consenso, quanto proprio per indirizzare le azioni andando a scovare il sapere dove c’è, ossia nelle persone e nella loro vita, nei luoghi dove essa si svolge.

Passando infine alle sfide che ancora sono da affrontare mi piace ricordare quella che riguarda la transizione ecologica. Sui temi ambientali, dalle energie rinnovabili agli scarichi industriali, dalle autorizzazioni al fotovoltaico alle bonifiche delle aree industriali dismesse, c’è veramente molto da semplificare se vogliamo avvicinarci ai traguardi che ci aspettano già dal 2030.

In conclusione, semplificazione può voler dire maggiore giustizia sociale, maggiore giustizia ambientale, maggiore garanzia di diritti, ma anche, per ciascuno di noi, una vita più serena e un po’ meno ansia ogni volta che entriamo in contatto con un’amministrazione pubblica. E meno ansia vuol dire più fiducia e senza fiducia non si costruisce né progresso sociale né ripresa economica.