Coronavirus e smart working: come fare? Un aiuto dal “kit del progetto VeLA” ora aperto a tutti

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Nelle Regioni in cui sono stati riscontrati casi di contagio per il COVID-19, il cosiddetto “Coronavirus”, l’adozione dello smart working serve a consentire il proseguimento dell’attività lavorativa anche in presenza di limitazioni agli spostamenti e chiusura delle attività (pubbliche e private). In questa situazione, la Regione Veneto, in accordo con l’Emilia-Romagna, ha deciso di rendere disponibile per tutti il kit di riuso sullo Smart Working elaborato nell’ambito del progetto VeLA (Veloce Leggero Agile)

25 Febbraio 2020

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Michela Stentella

Photo by Bonnie Kittle on Unsplash - photos/GiIZSko7Guk

Da qualche giorno si parla molto di “smart working”, dalle trasmissioni televisive, ai servizi dei telegiornali, ai quotidiani nazionali. Una notorietà improvvisa legata alle misure prese per contenere e gestire la diffusione del virus COVID-19, il cosiddetto “Coronavirus”, nelle Regioni in cui sono stati riscontrati casi di contagio: tra le misure prese, la sospensione delle attività lavorative per alcune tipologie di impresa, la chiusura di alcune tipologie di attività commerciale, la sospensione delle attività degli uffici pubblici (salvo l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità).

In questo contesto, è lo stesso decreto legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19” (di cui abbiamo già parlato qui), a stabilire che il lavoro agile “è applicabile in via automatica ad ogni rapporto di lavoro subordinato nell’ambito di aree considerate a rischio nelle situazioni di emergenza nazionale o locale nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni e anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti”. Una misura che, in questo momento, vuole agevolare l’introduzione del lavoro a distanza (il riferimento sarebbe, quindi, più al telelavoro che allo smart working) per limitare gli spostamenti e i contatti tra le persone.

Ma le nostre aziende e amministrazioni sanno davvero da dove cominciare per introdurre il lavoro agile? In questa situazione un grande aiuto arriva, come spesso accade, dall’esperienza di chi su questi temi lavora già da tempo, sperimentando lo smart working in periodi ordinari e non emergenziali, e dalla condivisione di quanto realizzato. È questo il caso del kit di riuso sullo Smart Working elaborato nell’ambito del progetto VeLA (Veloce Leggero Agile) finanziato sul PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-20 e messo ora a disposizione di tutti gli enti pubblici che lo vogliano scaricare e utilizzare. L’iniziativa di “liberare” il kit è partita dalla Regione Veneto in accordo con la Regione Emilia-Romagna. Le due Regioni sono capofila (Emilia-Romagna) e partner (Veneto) del progetto VeLA, ma sono al momento anche quelle con il maggior numero di contagi (dopo la Lombardia) registrati in Italia per il COVID-19. Non poteva quindi che partire da loro, vista l’emergenza, l’iniziativa di rendere subito fruibile e scaricabile il kit di adozione del lavoro agile.

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“Siamo in una situazione molto caotica, al momento. Sia fuori che dentro l’amministrazione in moltissimi stanno chiedendo sia a me che ai colleghi delle altre Regioni che si occupano di questi temi come fare ad adottare lo smart working, da dove partire – ci racconta Gianluigi Cogo, Project Manager Regione Veneto e referente per il progetto VeLA -. D’accordo con i colleghi della Regione Emilia-Romagna e tenendo sempre informato tutto il partenariato, abbiamo quindi deciso di dare un piccolo contributo liberando provvisoriamente il kit di VeLA per il periodo di emergenza. Speriamo sia utile, alcuni enti pubblici lo stanno già scaricando. Piccole cose, ma speriamo nella direzione giusta”.

“Abbiamo quindi messo in piedi velocemente una procedura semplificata senza accreditamento – precisa Cogo – per accelerare il più possibile i tempi di fruizione. Del resto, in accordo con ANCI Veneto avevamo già lanciato la campagna di sensibilizzazione sul tema con apposita circolare. Nel kit si possono trovare informazioni essenziali, come il contratto individuale tipo (la prima cosa che si solito viene richiesta, anche se ora il DPCM ha eliminato anche questa clausola), le pillole formative, elementi di comunicazione, tantissimi documenti sul monitoraggio e sulle dotazioni tecnologiche”.

Ma in questa situazione ci siamo trovati a dover accelerare i tempi e cambiare direzione,

Prossimo passi? “Stiamo lavorando in queste ore – aggiunge Cogo – per costruire una pagina dettagliata in cui aggregare e rendere pubbliche tutte le informazioni che possono essere utili per far trovare pronti i lavoratori a dare il massimo usufruendo di questo istituto per garantire continuità di servizio. Tutto questo è stato possibile grazie all’accordo di collaborazione ‘post-VeLA, che prevede la diffusione in tutto il territorio nazionale del kit di riuso”.

“Inoltre – conclude Cogo – sempre in collaborazione con la Regione Emilia Romagna e con il grande sforzo dei colleghi che si occupano di Risorse Umane e Organizzazione del lavoro, stiamo producendo una circolare interna esplicativa ed attuativa sul tema, per aiutare anche i dipendenti delle due regioni ad affrontare nel modo più utile e consono lo smart working all’interno degli enti. Collaborazione e riuso, in questi casi, sono le parole d’ordine. E credo stia funzionando”.

Resta attivo anche il canale tradizionale per l’accesso al kit, dove sono contenute anche altre informazioni sul progetto VeLA: www.smartworkingvela.it

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