Lavoro da remoto e collaborazione: come il Ministero del Lavoro ha risposto all’emergenza

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Nell’intervista di Gianni Dominici a Grazia Strano, Direttore Generale Sistemi informativi del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è emerso il tema del lavoro agile come asset fondante del Ministero, sia in questa fase di emergenza che nelle fasi che verranno

8 Maggio 2020

Uno dei più evidenti elementi di discontinuità nel mondo del lavoro, rispetto al periodo pre-Covid-19, è senz’altro l’adozione in maniera massiccia del lavoro da remoto, che vede coinvolti centinaia di migliaia di lavoratori, sia del settore privato che pubblico. È evidente che alcune realtà sono riuscite in maniera più efficace rispetto ad altre a introdurre questi cambiamenti con successo. Ed è altrettanto evidente che si è meglio adattato chi aveva già da tempo cominciato un percorso di avvicinamento allo Smart Working.

Tra queste realtà spicca il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, rappresentato in questa intervista da Grazia Strano, che proprio presso il Ministero ricopre il ruolo di Direttore Generale della Direzione generale dei sistemi informativi, dell’innovazione tecnologica e della comunicazione nonché di Responsabile per la transizione al digitale.

Nell’intervista, curata da Gianni Dominici nel percorso #road2forumpa2020, è emerso infatti il tema del lavoro da remoto come asset fondante del Ministero, sia in questa fase di emergenza che nelle fasi che verranno, quelle in cui – seguendo le indicazioni del Ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone – ci si dovrà attrezzare per proseguire su questa strada.

Certamente non basta la sola volontà ad abilitare il lavoro da remoto. Nei 18 mesi precedenti la pandemia il Ministero aveva infatti cominciato a sperimentare lo Smart Working su un numero ridotto di persone. “Avevamo lavorato molto sulle tecnologie, ben sapendo che la tecnologia è abilitante per un processo come questo”, spiega Grazia Strano, aggiungendo che dalle 81 persone in fase sperimentale sono riusciti a raggiungere le 750 scrivanie virtuali attive all’indomani del lockdown.

Certo, non è stato facile né immediato: “C’è stata grande collaborazione sia da parte dei colleghi, che hanno messo a disposizione i propri device personali, così come da parte del centro servizi del Ministero, che in qualche ora ha abilitato tali device per lavorare da casa”.

Ad oggi il 97/98% del personale del Ministero lavora da casa, ma anche se il più sembra fatto guai ad abbassare la guardia. “Quello che stiamo sperimentando è il lavoro da remoto”, chiarisce Grazia Strano, ma è evidente che per passare a un vero Smart Working servirà lavorare su un “cambiamento della cultura manageriale e sulla riduzione del digital divide”. Senza dimenticare che andrà aperta una discussione sugli spazi di lavoro: “dovremo necessariamente parlare di workspace, dei diversi modi di condividere spazio e strumenti in presenza”.

La discussione è aperta; il tempo per lavorare c’è, la tecnologia anche. Ma è bene ricordare sempre che “la tecnologia è abilitante, ma il vero cambiamento è culturale”.

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