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Lo Smart Working fa bene ai lavoratori. Ecco perché scegliere il lavoro agile

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Una migliore conciliazione fra vita privata e professionale, un maggior benessere organizzativo e l’aumento della produttività e qualità del lavoro sono le prime motivazioni che spingono le PA ad adottare lo Smart Working, secondo la ricerca 2019 dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. I benefici per i lavoratori si fanno sempre più tangibili anche nella PA in cui, in un anno, sono raddoppiati i progetti strutturati di Smart Working

30 Ottobre 2019

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Giovanna Stagno

Responsabile Area Ricerca, Advisory e Formazione FPA

Photo by CoWomen on Unsplash - https://unsplash.com/photos/ZKHksse8tUU

Ascolta l’audioarticolo in podcast


Monitorare i risultati dello Smart Working nelle organizzazioni pubbliche e private è fondamentale per garantire una conoscenza costante delle dinamiche che questa pratica attiva internamente all’organizzazione, nella vita degli Smart Worker e nella società in senso più ampio. È per questo che la dimensione della valutazione e del monitoraggio rappresentano uno step chiave di ogni progetto di Smart Working che voglia crescere e raggiungere sempre risultati migliori.

I benefici dello Smart Working per i lavoratori

Come spesso ci siamo trovati ad illustrare, lo Smart Working comporta benefici per tutti gli attori coinvolti: organizzazioni, persone e società. Nel soffermarci su quelli che riguardano direttamente i lavoratori possiamo ricondurli alle tipologie:

  • misurabili economicamente, come i risparmi sui trasporti
  • quantificabili, ma non direttamente collegati ad una dimensione economica, come il recupero di ore di “vita”
  • qualitativi, come la riduzione dello stress lavorativo e la maggiore vicinanza alla famiglia.

Quando si parla di benefici per i lavoratori è importante non analizzare la sola dimensione conciliativa dello Smart Working, ma soffermarsi anche sui benefici a livello professionale e personale. Modalità di organizzazione del lavoro di tipo agile, che permettono al lavoratore di svolgere la propria prestazione lavorativa fuori dall’orario e dalla sede standard, consentono di aumentare la concentrazione, l’efficacia e l’efficienza della prestazione lavorativa, la produttività nonché di contribuire in modo più proficuo a supportare la spinta innovativa della propria organizzazione, attraverso lo sviluppo delle nuove idee, la partecipazione alla definizione di nuovi processi, nuovi prodotti o nuovi servizi. A livello personale, lo Smart Working riduce lo stress da lavoro e consente di recuperare tempo da dedicare alla propria famiglia, alla propria persona o alla società, come nel caso della partecipazione ad iniziative di volontariato.

I dati 2019 dell’Osservatorio Smart Working

A confermare queste dinamiche, anche gli ultimi dati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, relativi al 2019.

Secondo la ricerca i principali benefici riscontrati dall’adozione dello Smart Working sono il miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%).

La ricerca mette in evidenza come lo Smart Working aumenti il grado di soddisfazione dei lavoratori rispetto ai colleghi che lavorano in modalità tradizionale e anche il loro livello di engagement (il 33%, rispetto al 21% degli altri lavoratori).

Gli Smart Worker dichiarano una maggiore soddisfazion dell’organizzazione del proprio lavoro (31% degli smart worker contro il 19% degli altri lavoratori), delle relazioni fra colleghi (31% contro il 23% degli altri) e della relazione con i loro superiori (25% contro il 19% degli altri). Si dicono più soddisfatti del proprio lavoro (76% rispetto al 55% degli altri lavoratori), più orgogliosi dei risultati dell’organizzazione in cui lavorano (71% rispetto al 62%) e desiderano restare più a lungo in azienda (71% rispetto al 56%).

Cresce anche l’“attitudine smart”, che varia dal 17% dei lavoratori tradizionali al 35% di quelli smart: i lavoratori agili sono più capaci di responsabilizzazione rispetto agli obiettivi aziendali e personali, di flessibilità nell’organizzare le attività lavorative e di bilanciare l’uso delle tecnologie digitali con gli strumenti tradizionali di collaborazione.

E nella PA?

Una migliore conciliazione fra vita privata e professionale (78% del campione), un maggior benessere organizzativo (71%) e l’aumento della produttività e qualità del lavoro (62%), sono le prime motivazioni che spingono le PA ad adottare progetti di Smart Working. Dati sicuramente incoraggianti che, si spera, possano contribuire ad aumentare la diffusione interna della pratica e ad innescare un effetto contagio anche per altre Amministrazioni che non si sono ancora attivate. Nonostante proprio tra le Pubbliche Amministrazioni si sia registrata una crescita importante del Lavoro Agile nel 2019 con il passaggio dall’8% al 16% delle PA con progetti strutturati, la ricerca sottolinea infatti da una parte che i progetti di Smart Working nelle PA coinvolgono mediamente il 12% della popolazione dell’amministrazione e dall’altra che 4 PA su 10 non hanno progetti di Smart Working e sono incerte (31%) o addirittura disinteressate (7%) rispetto alla sua introduzione.

Regione Emilia-Romagna: Smart Worker, ambasciatori del cambiamento organizzativo

La Regione Emilia-Romagna è partita con lo Smart Working alla fine del 2017. In questi anni di sperimentazioni e di messa a regime del progetto, ha condotto diverse indagini per la valutazione dell’impatto dello Smart Working sulla popolazione dipendente. Interessanti i dati che ne sono venuti fuori. Gli Smart Worker si dicono soddisfatti dell’esperienza svolta e ritrovano in questa modalità di lavoro dei vantaggi indiscutibili: possibilità di conciliare meglio la propria vita con le attività lavorative, l’aumento della capacità di pianificare e organizzare meglio il proprio lavoro, una maggiore responsabilizzazione per il raggiungimento degli obiettivi. E ad essere soddisfatti sono anche i Dirigenti che, non si sono pentiti di essersi messi in gioco. I lavoratori li hanno infatti ripagati con una maggiore produttività dovuta alla maggiore tranquillità e serenità nell’organizzare vita e lavoro.

“Al di là di ciò che è stato possibile misurare – sottolinea Stefania Sparaco, Responsabile attività di trasformazione digitale e organizzativa, Direzione Generale Risorse, Europa, Innovazione e Istituzioni della Regione Emilia-Romagna  – quello che è particolarmente interessante è l’effetto di contaminazione positiva che le pratiche di Smart Working hanno iniziato a disseminare anche sulla popolazione dipendente non in Smart Working, ad esempio nell’utilizzo degli strumenti di social collaboration: erano già presenti prima della sperimentazione di Smart Working, ma se ne è colto maggiormente il valore aggiunto quando il lavoro in mobilità è diventato realtà, trasformandosi in strumenti fondamentali nel lavoro dello Smart Worker e nella relazione e interazione con la sua rete di collaboratori, ovunque siano, Smart Worker o no. Un modo efficace e basato sulla pratica quotidiana per sviluppare e diffondere competenze digitali”.

Lo Smart Worker nella sua missione di “ambasciatore di innovazione” diventa quindi esempio per altri colleghi, favorendo in modo sempre crescente la pratica all’interno dell’organizzazione.

Quali misure per rendere effettivi questi benefici per i lavoratori della PA

Affinché si possano davvero cogliere questi benefici, è necessario agire su alcune leve fondamentali che consentano di valorizzare al meglio i vantaggi dello Smart Working nel settore pubblico.

Investire in formazione. Non solo una formazione all’uso degli strumenti per gli Smart Worker, ma una formazione all’uso delle tecnologie e allo sviluppo di soft skills fondamentali nella progettazione di nuovo modo di intendere il lavoro pubblico e il lavoro in generale. Collaborazione, orientamento al risultato, pianificazione, sono skills fondamentali su cui agire per evitare di replicare in chiave nuova e tecnologicamente avanzata dinamiche organizzative – e burocratiche potremmo aggiungere – tradizionali. Investire in formazione significa riconoscere alla componente umana pari dignità di quella tecnologica, entrambe fondamentali per il successo di un progetto di Smart Working.

Il passaggio dal controllo alla fiducia nel rapporto tra capo e collaboratore. “La fiducia come valuta del lavoro del futuro e come attivatore della performance” abbiamo avuto modo di sentire all’ultimo FORUM PA nei convegni dedicati al tema. Da questo punto di vista l’ingaggio della Dirigenza nei progetti di Smart Working è davvero determinante per garantire benefici all’organizzazione e ai dipendeti. Essere uno Smart Worker, un innovatore che sperimenta e avere il supporto dei propri capi è sicuramente più motivante che trovarsi da soli ad attuare un’innovazione. Lo Smart Working è un processo di cambiamento che non può essere imposto: tutti devono sentirsi partecipi di obiettivi, finalità e attività.

In ultimo un’azione più macro può aiutare a sprigionare tutto il potenziale che lo Smart Working porta in sé. Riflettere su politiche integrate che uniscano il cambiamento delle organizzazioni pubbliche alle pratiche di mobilità, per esempio, consentirebbe di ribaltare i vantaggi del singolo sull’intera collettiva. Spostamenti spaziali e orari modificati, resi possibili dall’applicazione dello Smart Working, consentirebbero di ridurre il fenomeno del pendolarismo, riducendo lo stress delle persone, dei territori vessati del traffico e incrementando il benessere ambientale.

I benefici delle persone sono dopo tutto i benefici di un’intera collettività. E in fondo ci piace pensare in grande, grazie allo Smart Working.

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