Pollock, Open Knowledge Foundation: “Costruiamo un sistema aperto anche in medicina”

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Rufus Pollock, presidente e fondatore dell’Open Knowledge Foundation, spiega perché e come possiamo e dobbiamo creare un mondo di informazioni aperte e le sue implicazioni su tecnologia, politica, leggi, economia. A partire da una prima applicazione sul contesto sanitario

3 Aprile 2016

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Nello iacono, Stati Generali dell'Innovazione

Rufus Pollock inizia così la sua presentazione “Making an open information age“(1): “se siete mai stati in rete, visto un film o preso una medicina, siete stati utenti di informazioni. Oggi l’informazione sotto forma di software, banche dati e innovazioni sta diventando sempre più importante che mai. L’informazione sta diventando la cosa più importante che facciamo, scambiamo e usiamo. Si tratta di un mondo nuovo basato su “bit”. La sua natura virtuale lo rende diverso dal mondo fisico di pane e terreni e auto, che possono avere un solo utente alla volta. Per contro, le informazioni possono essere utilizzate da molti allo stesso tempo – “non rivali”, nella terminologia degli economisti.

Le implicazioni della “non rivalità” sono enormi. Rende sia possibile che auspicabile un mondo di informazioni aperte– cioè un mondo in cui tutte le informazioni pubbliche possono essere apertamente e liberamente utilizzate, condivise e riusate per costruire. Questo è un mondo in cui a nessuno è negato l’accesso a farmaci salvavita a causa dei costi, dove tutti hanno accesso al nostro patrimonio culturale, in cui artisti, innovatori e creatori sono pagati di più e in modo più equo.

Ma arrivarci non sarà facile”.

Cos’è l’era dell’informazione aperta

Rufus Pollock spiega perché e come possiamo e dobbiamo creare un mondo di informazioni aperte e le sue implicazioni per la nostra tecnologia, la politica, le leggi e l’economia: la premessa e la visione è che siamo già entrati nell’era dell’informazione. L’accesso a queste informazioni dovrebbe essere libero e aperto. Ed è necessaria una “call for action” per questo. Per capirlo, dobbiamo accettare il fatto che tutte le informazioni pubbliche sono informazioni pubblicate. Se vengono pubblicate dovrebbe essere libero utilizzarle, costruirci sopra, come elemento chiave per la continua innovazione e la creatività. L’accesso gratuito e illimitato dovrebbe renderci più giusti, più liberi e creativi. Industrie creative come la musica hanno lottato per venire a patti con la digitalizzazione e i disagi causati, ad esempio, dalla pirateria. La preoccupazione fino ad oggi si è però incentrata su come far pagare per l’uso su internet, e il quesito era: come posso proteggere le mie idee e monetizzare?

Rufus Pollock sostiene che questi sono falsi problemi, poiché sono frutto di modelli mentali sbagliati e basati su dinamiche di potere che non valgono più. Se continuiamo su questa strada, si andrà verso una distopia e saremo letteralmente trascinati giù dal peso del potere mal-posto.

Questo sembra tanto ovvio quanto è in realtà profondo. Tuttavia, è difficile da mettere a fuoco.

L’esempio della “Open Medicine”

Per spiegarlo, Rufus Pollock cita l’esempio della ricerca medica e dei suoi costi, finanziari e umani. Naturalmente, la ricerca e i test costano, forse fino al 95% del costo di produzione di un nuovo farmaco. Gli sviluppatori brevettano i risultati per prolungare la durata di proprietà di un farmaco di successo. La negazione all’accesso (legata al copyright), tuttavia, ha costi umani poiché il farmaco può diventare troppo costoso o non disponibile. Si tratta di una logica di monopolio e il risultato è la “deadwight loss” (perdita per inefficienza)- letteralmente e metaforicamente. Le persone soffrono e muoiono e le enormi opportunità mediche sono così annullate. I costi delle opportunità di innovazione e creatività perdute sono incommensurabili. Inoltre, l’attuale sistema incoraggia le inefficienze dei test privati e dello scambio di informazioni. Enormi somme vengono spese in marketing e relativamente pochi fondi sono destinati a finanziare nuovi farmaci per le malattie rare.

Pollock propone, invece, di costruire un sistema aperto, basato sul valore dell’informazione aperta. Il ragionamento è di questo tipo: i consumatori dovrebbero pagare il solo costo di produzione e distribuzione delle medicine, mentre i costi di ricerca dovrebbero essere pagati dalla fiscalità generale, attraverso le tasse, e dagli investimenti privati.

Come può funzionare? In primo luogo, dobbiamo renderci conto che l’informazione nell’era dell’informazione è diversa. Si tratta di informazione “non-rivale”, utilizzabile da più soggetti contemporaneamente, e non sottoposta a deterioramento da uso. Fino ad oggi le nostre regole sociali (leggi) per affrontare queste situazioni sono venute dall’età pre-internet, quando la maggior parte della proprietà era fisica (terreni, beni mobili), scarsa e “rivale”. Le stesse regole non possono essere applicate in questo modo a beni immateriali o altre “cose” di cui godiamo come l’arte, la letteratura o film. Inoltre, siamo in grado di fruire di qualcosa più volte e senza possederlo. Sempre più spesso, condividiamo in modo open e ciò è alla base della nuova era e della nuova economia – entrambe sono esponenziali e magicamente illimitate.

La difficoltà sta nella modellazione di questa nuova economia.

Pollock suggerisce alcuni ingredienti yin e yang: il coinvolgimento di venture capitalist, prima di tutto. Tuttavia, non possiamo contare completamente sul modello tradizionale capitalista. I consumatori, come cittadini, devono essere informati da mediatori esperti. Il modello nel suo complesso, per funzionare liberamente, deve essere privo di controllo da parte del governo, e i consumatori devono essere meno passivi. Diventare cittadini attivi. Pagheranno le tasse e, forse, un “prelievo per creatività” e, insieme ad altro capitale di rischio, andranno a costituire un “fondo di finanziamento”.

Questo fondo sarà utilizzato in 3 modi:

  • per remunerare gli innovatori e gli sviluppatori in scienze e tecnologia (in base al merito, all’utilità della ricerca);
  • per realizzare l’investimento iniziale nelle innovazioni meno popolari e nella ricerca;
  • per finanziare le attività scelte dai cittadini.

Il punto 1. sarà guidato dalla domanda e determinerà gli importi erogati. Ci saranno sempre le canzoni popolari, i farmaci popolari, ecc ..

Il punto 2. richiederà una guida esperta poiché ci deve essere la capacità di indirizzare e incoraggiare quanto non è nel “mainstream”.

Il punto 3. sarà guidato dal voto dell’utente.

Per fare questo in modo adeguato, dobbiamo pensare a separare la raccolta dei fondi dalla loro allocazione.

Se la società può muoversi verso il modello aperto, noi (la gente) dovremmo costruire insieme una società più giusta, più libera, che è aperta all’innovazione. Dobbiamo coltivare le idee. Dobbiamo essere rigorosi nell’applicazione delle nuove soluzioni che sono sia di tipo top-down (per la difesa e la diffusione dei concetti della conoscenza aperta) che bottom up (con la creazione e la pubblicazione di più materiali aperti, lavorando in modo cooperativo, utilizzando modalità alternative di finanziamento e incentivi) . Tutte le soluzioni richiedono l’attivismo, la politica, il coinvolgimento di tutti.

Le regole esistenti basate su modelli mentali sbagliati devono semplicemente essere cambiate. Parole e visioni di Rufus Pollock.


(1) La sintesi e la traduzione sono di chi scrive, basate sulla presentazione “Making an open information age” effettuata il 22 marzo da Rufus Pollock, fondatore e presidente dell’Open Knowledge Foundation, nell’ambito di un incontro con i parlamentari organizzato presso la Camera dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione.

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