Ripensare la sanità: è il momento giusto per accelerare la trasformazione grazie al digitale

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A tutti i livelli decisionali, sia centrali che locali, esiste la consapevolezza della necessità di una trasformazione digitale che renda la sanità sempre più vicina ai pazienti. Gli investimenti necessari potranno essere realizzati attraverso gli ingenti fondi per gli investimenti che arriveranno direttamente dall’Europa nei prossimi mesi. Ma quali sono gli ambiti principali in cui si dovrebbe declinare la trasformazione del sistema sanitario grazie alla leva delle tecnologie digitali? Vediamoli insieme in questo focus

15 Ottobre 2020

P

Marco Paparella

Associate Partner “Healthcare Innovation” P4I

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Claudio Franzoni

Senior Advisor “Healthcare Innovation” P4I

S

Simona Solvi

Senior Consultant “Healthcare Innovation” P4I

L

Martina Leoni

Senior Consultant “Healthcare Innovation” P4I

Photo by National Cancer Institute on Unsplash - https://unsplash.com/photos/NFvdKIhxYlU

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L’emergenza sanitaria derivata dal Covid-19 ha messo in evidenza i limiti e le debolezze del nostro modello sanitario e ha creato la consapevolezza di dover agire per realizzare nuovi modelli di diagnosi e cura ad una popolazione sempre più ampia e necessariamente lontana dalle strutture sanitarie.

È un fatto noto che il divario tra i bisogni dei cittadini e le risorse dedicate alla sanità sia sempre maggiore: nel 2019 la percentuale di spesa sanitaria rispetto al PIL si attestava ancora al 8.7%, in contrasto con la crescita costante e veloce dei bisogni dei cittadini/pazienti italiani. Permangono inoltre grandi differenze nell’accesso alle cure tra le diverse Regioni italiane: giusto a titolo di esempio, l’aspettativa di vita alla nascita nella Provincia di Trento è di circa due anni superiore rispetto alla Calabria.

Nonostante da anni si parli di evoluzione dei modelli organizzativi verso le cure territoriali, al fine soprattutto di rispondere alle esigenze dei pazienti con patologie croniche, di fatto gli ospedali sono ancora l’epicentro delle cure nel nostro sistema. I servizi territoriali sono infatti ancora poco sviluppati e non bene organizzati, principalmente a causa di un mancato coordinamento strutturato tra ospedale e territorio. Questa criticità si è ulteriormente accentuata durante la fase acuta dell’emergenza sanitaria: il primo punto di riferimento per i pazienti è stato il Pronto Soccorso – luogo che ha facilitato la diffusione del virus – e la prima soluzione per il trattamento dei malati è stata il ricovero generalizzato presso le strutture ospedaliere. Questo è accaduto perché non sono disponibili servizi territoriali e/o remotizzati capaci di garantire l’assistenza a tutti i cittadini bisognosi senza richiederne uno spostamento. Non esistono infatti meccanismi di coordinamento strutturato che mettano in collegamento le strutture territoriali e i medici di medicina generale con le strutture ospedaliere.

La frammentazione e disomogeneità nella governance del nostro Sistema Sanitario impedisce di rispondere in modo omogeneo e tempestivo alle mutate esigenze di cura e assistenza e non prevede standard nazionali univoci per le tecnologie. Inoltre, la parcellizzazione del Sistema Sanitario frena lo sviluppo di modelli di cura innovativi e di riferimenti strutturati e normalizzati di raccolta e valorizzazione dei dati di cittadini e pazienti, che sarebbero utili per comprendere e anticipare i bisogni della popolazione.

Nonostante il digitale sia ampiamente riconosciuto come lo strumento fondamentale per superare questi limiti, l’adozione di soluzioni tecnologiche a supporto della prevenzione e cura della popolazione è ancora molto bassa; si prenda uno qualsiasi dei rapporti di ricerca degli ultimi anni dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano per comprendere quanta strada il SSN debba ancora fare in termini di innovazione digitale.

L’innovazione digitale è la principale leva per superare le criticità del nostro Sistema Sanitario. A tutti i livelli decisionali, sia centrali che locali, esiste ora la consapevolezza della necessità di una trasformazione digitale che renda la sanità sempre più vicina ai pazienti. Gli investimenti necessari potranno essere realizzati attraverso gli ingenti fondi per gli investimenti che arriveranno direttamente dall’Europa nei prossimi mesi, molti dei quali saranno destinati proprio al rinnovamento del SSN.

È quindi ora il momento di iniziare a ripensare la sanità, trasformando le idee in progetti e definendo una strategia di evoluzione dei servizi chiara e integrata, dove la tecnologia sarà il veicolo con cui potranno essere realizzati in modo semplice e veloce.

La trasformazione avrà un approccio secondo due direttrici tra loro interconnesse e concorrenti: una organizzativa, che include la progettazione di nuovi modelli che privilegiano le cure a distanza e l’empowerment del paziente (service design); l’altra tecnologica, che utilizza soluzioni digitali ormai mature e abilitanti i nuovi modelli di cura. Le tecnologie da sole, senza un’adeguata riprogettazione organizzativa, non sono infatti sufficienti per rilanciare il nostro sistema sanitario.

Per sviluppare qualsiasi progetto di innovazione è necessario che i principali attori della sanità – a partire da Regioni e Aziende Sanitarie – definiscano una strategia digitale chiara e integrata, che prenda in considerazione tutti gli ambiti possibili di innovazione (dalla gestione più “amministrativa” del paziente, fino alla digitalizzazione dei processi clinico-sanitari e dei servizi ai cittadini). La strategia indica un percorso preciso, puntuale e coerente di evoluzione dei modelli organizzativi e tecnologici, che evita il ripetersi degli errori del passato, che spesso introducevano soluzioni digitali avanzate in un contesto organizzativo che non era in grado di coglierne appieno tutti i vantaggi.

Ma, in pratica, quali sono gli ambiti principali in cui si dovrebbe declinare la trasformazione del sistema sanitario grazie alla leva delle tecnologie digitali?

Primo fra tutti la Connected Care, ovvero la progettazione di nuovi modelli di prevenzione e cura supportati da soluzioni tecnologiche che abilitino l’integrazione tra i servizi, grazie alla condivisione delle informazioni dei cittadini e dei pazienti tra tutti gli attori coinvolti (medici e infermieri ospedalieri, operatori sanitari sul territorio e a domicilio, pazienti, referenti istituzionali, ecc.) in una piattaforma unica con dati omogenei. Tra questi c’è la videovisita, la cui importanza è emersa in modo evidente durante l’emergenza sanitaria, come strumento per ridurre al minimo gli spostamenti dei cittadini, garantendo al tempo stesso la continuità di cura, soprattutto per i pazienti cronici e fragili. Il concetto ampio di Connected Care include anche la progettazione di un nuovo modello integrato di servizi socio-sanitari, che richiede una riorganizzazione dei servizi territoriali abilitata da piattaforme capaci di erogare i servizi fondamentali di presa in carico, controllo, rilevazione degli stili di vita e supporto medico con chat e video-visite certificati. A questi servizi fondamentali possono poi essere integrati i servizi specialistici per le patologie più comuni (quali il diabete, le patologie cardiologiche e respiratorie, ecc.), che richiedono un percorso di cura ad hoc ed in alcuni casi sensori indossabili o domestici.

Il secondo tassello essenziale per la trasformazione del Sistema riguarda i servizi ai cittadini e in particolare i percorsi di accoglienza dei pazienti all’interno delle strutture sanitarie e territoriali, che possono essere ottimizzati grazie alla tecnologia e aumentano il coinvolgimento attivo e quindi l’empowerment del cittadino/paziente, che rimarrà all’interno della struttura sanitaria solo per il tempo delle prestazioni invece di lunghe attese per prenotazioni o accettazioni.

Il terzo ambito di intervento è relativo all’ottimizzazione dei processi “core” all’interno delle aziende sanitarie: oggi le tecnologie e i sistemi informativi possono garantire la disponibilità di informazioni sempre più accurate, integrate e tempestive, che permettono un governo in tempo reale delle attività operative. Tra i processi chiave, oltre alla programmazione e schedulazione delle risorse critiche (posti letto, sale operatorie, ambulatori, risorse umane, etc), la revisione dei processi di logistica dei beni sanitari ricopre un ruolo di primo piano.

Il quarto ambito riguarda tutti gli interventi volti a favorire l’adozione del modello Cloud Computing, in linea con le indicazioni della Strategia per la Crescita digitale del Paese e con le raccomandazioni del Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2020 – 2022. L’adozione dell’infrastruttura cloud consente, infatti, di migliorare la resilienza, la capacità e l’efficienza operativa dei sistemi ICT, di realizzare nuovi servizi in tempi rapidi, di rendere più semplice ed economica l’evoluzione continua, di migliorare la sicurezza e la protezione dei dati e di semplificare l’erogazione dei servizi a cittadini e imprese.

Il quinto ambito indirizza una criticità emersa con particolare rilievo durante l’emergenza: garantire la continuità operativa non solo delle attività strettamente sanitarie, ma di tutte le attività a supporto delle strutture, con procedure e tecnologie previste e progettate per rispondere in tempi brevissimi alle interruzioni di servizio causate da guasti, eventi naturali e – come abbiamo imparato – pandemie. Per fare un esempio: ridurre gli spostamenti delle persone abilitandole al lavoro da remoto doveva essere una procedura codificata, non una rincorsa alla soluzione di un problema.

Il percorso di trasformazione, inoltre, deve includere un ripensamento della gestione e analisi dei dati a supporto dei processi decisionali. Occorre infatti raccogliere e valorizzare i dati di salute lungo tutto il percorso di cura del paziente, per comprendere l’evoluzione delle esigenze della popolazione e reagire più tempestivamente al cambiamento. Non si tratta di partire da zero, ma di mettere innanzitutto a valore quanto fatto in questi anni accelerandone lo sviluppo, a cominciare dal Fascicolo Sanitario Elettronico la cui piena disponibilità sarebbe oggi estremamente preziosa.

Tutti gli interventi devono infine essere progettati garantendo il rispetto della normativa relativa alla privacy e al trattamento dei dati dei pazienti e la loro sicurezza.

Nell’ottica di rendere più semplice e intuitivo l’accesso al percorso di trasformazione digitale per la nostra sanità, in particolare per le aree evidenziate in questo articolo, la sfida è quella di definire una strategia basata su un ecosistema di servizi strutturati ed integrati per affrontare in modo semplice ed efficace le sfide di adozione del digitale in sanità. È un modello per tutti gli attori del SSN, pubblici e privati, sia a livello centrale che a livello territoriale, per guidarli nell’evoluzione strategica della sanità, con interventi a livelli crescenti di complessità e impatto organizzativo.

La 5ª edizione di FORUM PA Sanità sarà l’occasione per approfondire maggiormente questi temi alla luce delle sfide che il settore sanitario deve affrontare, confrontandoci sulle possibili soluzioni per superarle. All’interno di scenari, seminari e workshop, in una settimana tutta digitale, ricca di contenuti per un confronto tra tutti gli attori del “mondo sanità”. L’evento si svolgerà all’interno di “FORUM PA 2020 Restart Italia”, in programma dal 2 al 6 novembre in contemporanea e in sinergia con FORUM PA for a Smart Nation e FORUM PA Sud.

All’interno dell’evento, le Practice di Partners4Innovation (P4I) – e in particolare i team Healthcare Innovation, Compliance, Operations e IT Governance che hanno competenze specifiche nella trasformazione digitale del Sistema Sanitario – presenteranno servizi a supporto dei percorsi di evoluzione: dalla progettazione dei nuovi modelli di cura e assistenza, fino alla scelta delle soluzioni tecnologiche e al coordinamento nella realizzazione dei nuovi servizi.

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