“Focus Energia”: dalla transizione energetica a una PA capace di generare futuro
Un modello operativo integrato per guidare la transizione energetica siciliana: è il progetto del Dipartimento dell’Energia della Regione Siciliana. Tra una task force multidisciplinare all’interno di uno sportello permanente di assistenza ai Comuni, linee guida operative e attività di comunicazione e disseminazione, l’iniziativa unisce governance, affiancamento e monitoraggio. L’obiettivo è rendere più efficaci i processi amministrativi, accelerare l’impiego dei fondi europei e sostenere una transizione energetica regionale più rapida, coordinata e misurabile
29 Ottobre 2026
Roberto Sannasardo
Energy Manager della Regione Siciliana e DEC del progetto

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La transizione energetica non dipende soltanto da impianti, tecnologie e risorse finanziarie. Dipende anche dalla capacità delle amministrazioni di programmare, decidere, autorizzare, spendere bene e accompagnare i territori. È da questa consapevolezza che nasce “Focus Energia”, il progetto del Dipartimento dell’Energia della Regione Siciliana finanziato nell’ambito del Programma Nazionale Capacità per la Coesione 2021-2027, Priorità 1, Azione 1.1, Operazione 1.1.4 “Sostegno ai Progetti di rafforzamento amministrativo – PRigA”. La dotazione è di 4,5 milioni di euro e l’orizzonte di attuazione arriva al 2028.
Il punto di partenza è un problema concreto. Gli obiettivi energetici europei, nazionali e regionali richiedono una crescente capacità attuativa. Il PEARS 2030, approvato dalla Giunta regionale con deliberazione n. 67 del 12 febbraio 2022, costituisce il quadro regionale di programmazione e indirizzo in campo energetico. Ma tra la definizione degli obiettivi e la loro realizzazione esiste uno spazio decisivo: quello della capacità amministrativa.
Supporto alle amministrazioni locali per la transizione ecologica dei territori
Focus Energia nasce per rafforzare contemporaneamente due livelli. Da un lato, la capacità del Dipartimento regionale dell’Energia di indirizzare, coordinare e monitorare le politiche del settore; dall’altro, la capacità operativa degli enti locali chiamati a programmare e realizzare gli interventi. La platea di riferimento comprende l’intero sistema dei Comuni siciliani, mentre l’affiancamento specialistico è rivolto ad almeno 100 amministrazioni. L’obiettivo non è sostituire gli uffici locali, ma trasferire competenze, standard e strumenti che restino patrimonio delle amministrazioni anche oltre la durata del progetto.
Il modello organizzativo integra una task force multidisciplinare, uno sportello permanente di assistenza ai Comuni, linee guida e modelli procedurali, un tavolo tecnico permanente, un cruscotto direzionale basato su KPI e attività di comunicazione e disseminazione. È questa integrazione a rappresentare l’elemento distintivo: supporto tecnico, capacity building, monitoraggio e governance non sono azioni separate, ma componenti di un unico sistema di accompagnamento.
Il primo risultato è quindi l’avvio di una infrastruttura amministrativa stabile. Il progetto è stato ammesso a finanziamento sul PN CapCoe, sono state definite le responsabilità di attuazione, attivate le risorse e affidati i servizi specialistici necessari a sviluppare assessment, strumenti di monitoraggio, sportello e PMO. Questo passaggio è importante perché trasforma una strategia in una macchina operativa e rende possibile la fase successiva: l’ascolto strutturato dei fabbisogni e l’affiancamento diretto delle amministrazioni locali.

L’ascolto dei territori è, infatti, la base del modello. L’analisi dei fabbisogni serve a comprendere dove si concentrino le maggiori difficoltà: capacità progettuale, gestione delle procedure, accesso ai programmi di finanziamento, disponibilità e qualità dei dati, competenze specialistiche. A partire da questa mappa, il supporto può essere differenziato e concentrato dove produce maggiore valore, con particolare attenzione agli enti meno strutturati e ai territori nei quali la scarsità di risorse amministrative rischia di trasformarsi in un ostacolo alla transizione energetica.
Lo sportello permanente traduce questa logica in un servizio concreto. La richiesta del Comune viene presa in carico, qualificata, approfondita con gli esperti e restituita sotto forma di indicazioni operative. Non un parere episodico, quindi, ma un percorso tracciabile di accompagnamento. A questo si affiancano linee guida e modelli procedurali destinati a ridurre le incertezze interpretative, prevenire errori istruttori e rendere più omogenee le modalità di lavoro. La standardizzazione, in questa prospettiva, non significa irrigidire l’azione amministrativa: significa liberare tempo e competenze dalle attività ripetitive per concentrarle sulle decisioni che richiedono maggiore qualità.
La seconda leva è la capacità di misurare. Il cruscotto direzionale con KPI è progettato per rendere leggibili avanzamento, risultati, criticità e scostamenti, superando una rilevazione soltanto episodica. L’obiettivo è disporre di informazioni utili alle decisioni e rafforzare la connessione tra programmazione energetica e attuazione. Il dato non viene considerato come un adempimento, ma come uno strumento di governo: misurare tempestivamente consente di individuare i problemi prima che diventino ritardi strutturali, orientare le risorse e verificare se le azioni intraprese producano gli effetti attesi.
È qui che Focus Energia incontra più direttamente l’idea di una PA orientata al futuro. La governance anticipatoria non richiede necessariamente tecnologie spettacolari: richiede amministrazioni capaci di leggere segnali, costruire scenari, condividere informazioni e correggere le proprie azioni sulla base delle evidenze. Nel progetto, persone, reti e tecnologia operano insieme. Le persone portano competenze, la rete mette in relazione Regione, Comuni e soggetti tecnici, gli strumenti digitali rendono i processi osservabili e misurabili. La tecnologia resta così al servizio della decisione pubblica, non il contrario.
È proprio da questa visione complessiva che prende le mosse la candidatura al “Premio PA e Futuro”, promosso da FORUM PA 2026: raccontare la dimensione meno visibile della transizione energetica, ovvero l’energia come terreno sul quale costruire una pubblica amministrazione più competente, cooperativa e orientata ai risultati. Il Premio invita a guardare alla PA non come a una struttura che rincorre il cambiamento, ma come a un soggetto capace di anticiparlo, facendo leva su persone, reti e tecnologie. Focus Energia si colloca in questa prospettiva perché interviene non sul singolo procedimento, ma sulle condizioni organizzative che permettono a molti procedimenti e investimenti di funzionare meglio.
Le prossime fasi e i risultati attesi
Le prossime fasi saranno decisive per trasformare l’architettura progettuale in risultati misurabili. L’analisi dei fabbisogni dovrà alimentare la presa in carico degli enti, lo sportello e le task force dovranno consolidare l’affiancamento, linee guida e modelli dovranno diventare strumenti effettivamente utilizzati dagli uffici e il cruscotto dovrà restituire indicatori capaci di orientare le scelte. Parallelamente, le attività di disseminazione dovranno costruire una comunità professionale che favorisca lo scambio di esperienze e la diffusione delle soluzioni che funzionano.

Il risultato atteso non si misura, dunque, soltanto nel numero di incontri o documenti prodotti. Si misura nella maggiore autonomia degli uffici, nella qualità delle istruttorie, nella riduzione delle criticità procedurali, nella capacità di utilizzare le opportunità della politica di coesione e, in ultima analisi, nella possibilità di trasformare più rapidamente la programmazione energetica in interventi reali. È un investimento su competenze e processi, con l’obiettivo di produrre valore pubblico durevole e non dipendenza da assistenza esterna.

Focus Energia propone, in definitiva, un’idea semplice: la transizione energetica è anche transizione amministrativa. Per raggiungere obiettivi ambientali e di sviluppo non basta fissare target o finanziare investimenti; occorre costruire amministrazioni capaci di trasformarli in decisioni, procedure e risultati. È questa la ragione della candidatura e, soprattutto, il contributo che il progetto vuole offrire alla costruzione di una PA che genera futuro: una PA che ascolta i territori, mette in rete le competenze, usa i dati per decidere, accompagna gli enti più fragili e lascia dietro di sé strumenti e capacità destinati a durare.