Più privato nei servizi pubblici: i comuni virtuosi smantellati dal decreto Ronchi

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In Italia spesso fanno più notizia le inefficienze, gli sprechi e la cattiva gestione dei servizi pubblici che le buone prassi che, invece, ci sono e sono numerose, ma che ora rischiano di essere cancellate a causa di un decreto. La denuncia parte da Marco Boschini dell’Associazione dei “Comuni Virtuosi*” che, preoccupato, chiede di non fare “d’ogni erba un fascio”.

13 Luglio 2010

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Tommaso Del Lungo

Articolo FPA

In Italia spesso fanno più notizia le inefficienze, gli sprechi e la cattiva gestione dei servizi pubblici che le buone prassi che, invece, ci sono e sono numerose, ma che ora rischiano di essere cancellate a causa di un decreto. La denuncia parte da Marco Boschini dell’Associazione dei “Comuni Virtuosi*” che, preoccupato, chiede di non fare “d’ogni erba un fascio”.

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In Italia esistono comuni virtuosi che hanno vinto la sfida dell’innalzamento dei livelli dei servizi pubblici, coniugandola con l’attenzione all’ambiente, la sostenibilità economica, la partecipazione della cittadinanza e la trasparenza. Alcune norme attualmente in discussione rischiano, però, di smantellare letteralmente gli strumenti di cui queste amministrazioni comunali si sono dotate e l’Associazione dei Comuni virtuosi grida allo scandalo.

«Da anni tutti parlano di federalismo, ma se analizziamo le politiche pubbliche degli ultimi venti anni portate avanti sia dal centro-destra che dal centro-sinistra ci si rende conto che sono andate nell’esatto contrario, togliendo autonomia e risorse ai territori». A parlare è Marco Boschini, coordinatore dell’associazione dei Comuni virtuosi, preoccupato perché il Decreto Ronchi prevede per la fine del 2011 il passaggio ad una gestione privata (o quasi) dei servizi pubblici locali.
«Negli ultimi 15 anni – continua Boschini – attraverso passaggi diversificati, tutte le funzioni principali delle amministrazioni pubbliche sono state spinte verso una privatizzazione di fatto. Il Decreto Ronchi si inserisce su questa strada, facendo propria la semplicistica visione che “pubblico" equivalga a “inefficiente o corrotto” e “privato” equivalga a “sano”.»

La legge

Lo schema di Regolamento di attuazione dell’art. 23bis del D.L. 112/2008 (convertito in legge 133/2008) e il Decreto Legge n. 78/2010, in fase di conversione, prevedono con scadenze ravvicinate, 31 dicembre 2010 e 31 dicembre 2011, il progressivo passaggio della gestione dei servizi pubblici locali dal pubblico al privato, attraverso messa in liquidazione, cessione di partecipazioni e apertura a soci privati come soci di maggioranza.
«Una sorta di tritacarne – commenta Boschini – che non distingue tra efficienti e inefficienti, tra aziende pubbliche sane e società create ad hoc per ammortizzare i debiti delle amministrazioni.» In questo modo l’Italia delle buone prassi, dell’efficienza, delle competenze, dei servizi di qualità, delle gestioni finanziarie oculate e trasparenti viene accomunata ai carrozzoni pubblici che generano disservizi, assistenzialismo, sprechi e bilanci fuori controllo.

Il caso

Per dare un’idea di quello che sarà lo scenario tra qualche mese l’associazione Comuni virtuosi basta un esempio, abbastanza illuminante. Ponte delle Alpi (BL), vincitore del premio Comuni Ricicloni 2010 ha raggiunto, nella gestione dei servizi pubblici, performance nettamente superiori alla media nazionale: 85% di raccolta differenziata, riduzione dei rifiuti e riduzione della tariffa domestica sui rifiuti. Invece di essere premiato per questa gestione virtuosa, il Comune sarà costretto a sciogliere la Ponte Servizi srl, la società al 100% pubblica che è riuscita ad ottenere questi risultati, e ad affidare il servizio di raccolta dei rifiuti ad un soggetto privato scelto tramite gara.

«Da tempo – continua Boschini – si assiste alla miopia dello Stato nei confronti degli esempi più virtuosi come  Camigliano, ma fino ad oggi non si era mai impedito alle amministrazioni o ai consorzi di comuni di gestire i servizi pubblici, cosa che invece succederà a Ponte delle Alpi. Non si può fare di ogni erba un fascio e bisognerebbe avere la capacità, la pazienza e la coerenza di andare a verificare situazione per situazione gli elementi di virtuosità o le inefficienze, premiando i primi e punendo le seconde.» 

La proposta

Ma come andare a verificare caso per caso gli oltre 8.000 comuni italiani? L’associazione Comuni virtuosi lancia una proposta: valorizzare i livelli istituzionali intermedi, come le Province, delegando loro l’onere di verificare i livelli di servizio e i costi di gestione. In questo modo si darebbe vita, con poco sforzo, ad un’azione di trasparenza e di rispetto nei confronti della cittadinanza, oltre che di aumento dell’efficienza per la macchina amministrativa pubblica..

Insomma al tritacarne generalizzato e centralista si contrappone la logica del discrimine e dell’autonomia degli enti locali, ma non è solo questo il punto. La direttiva europea a cui fa riferimento il Decreto Ronchi, infatti, segnala l’introduzione delle logiche di mercato nella gestione dei servizi pubblici come rimedio al monopolio pubblico, senza tenere adeguatamente in considerazione la situazione del nostro Paese. In Italia, infatti, esistono già esempi di gestione privata dei servizi pubblici in cui, a volte, il monopolio ha trovato altre strade per imporsi, in maniera decisamente poco trasparente.

«Vogliamo invitare tutti i responsabili di governo e l’intero Parlamento – chiude Boschini – ad abbandonare l’approccio ideologico e precostituito e scegliere di esaminare pragmaticamente le questioni nel merito, salvaguardando le buone amministrazioni, le gestioni efficienti ed efficaci, le aziende che oggi sono l’orgoglio e l’esempio dell’Italia e dei nostri territori.»
Se questa strada dovesse rivelarsi infruttuosa l’associazione ha già pronto un piano B: il 19 luglio saranno depositate le firme per un referendum abrogativo. Spetterà alla Corte Costituzionale, dopo aver verificato l’attendibilità delle firme, indire il referendum entro l’anno successivo.

 


* L’associazione dei Comuni virtuosi nasce nel maggio del 2005, nella sala consiliare di Vezzano Ligure, su iniziativa di quattro comuni: Monsano (AN), Colorno (PR), Vezzano Ligure (SP) e Melpignano (LE). Ad oggi i comuni iscritti sono 45 di piccole e medie dimensioni, del Nord, del centro e del Sud Italia, con amministrazioni di tutte le colorazioni politiche.