Basta con il rito dell’adozione dei libri di testo, sì agli ambienti di cloud-school

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E’ questo il periodo dell’anno scolastico in cui si consuma uno dei tanti “riti” immutabili della scuola: l’adozione dei libri di testo. Un rito che resiste nonostante ci sia un patrimonio di risorse e di strumenti che può permettere efficaci integrazioni nell’attività didattica quotidiana. Ecco come

12 Maggio 2016

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Giuseppe Corsaro, insegnante, fondatore community insegnanti 2.0

E’ questo il periodo dell’anno scolastico in cui si consuma uno dei tanti “riti” immutabili della scuola: l’adozione dei libri di testo. Le visite degli agenti si fanno più frequenti, le copie saggio finiscono per ammonticchiarsi fino a diventare delle vere e proprie torri pericolanti, i sedili posteriori delle auto degli insegnanti si ingombrano di intonsi volumi cellofanati… E subito dopo: le discussioni veloci in corridoio, le impressioni, le considerazioni tra colleghi della stessa disciplina. Infine i Consigli di Classe (in alcuni casi le riunioni di dipartimento), le schede per l’adozione, le relazioni (solo per quelle nuove) e il Collegio Docenti che sancisce il tutto.

Si sa, il libro di testo è fondamentale. Per questo resiste da sempre. Ne ha viste tante lui…ma resiste. Tendenze pedagogiche, visioni del mondo, idealismi, regimi, condizionamenti politici e culturali, leggi, leggine, decreti e circolari…ma resiste.

E infatti il rito si ripete, immutabile. Il testo scolastico è immortale. Ultimamente anzi sembra si sia addirittura rinforzato. Al suo arco ha mille frecce in più rispetto al passato: tutte frecce digitali. Si chiamano nuove tecnologie, edizioni miste, risorse aggiuntive, materiali online, piattaforme e-learning, LMS (Learning Management System), Learning Objects e tanto altro. Un vero “arsenale di armi speciali”. Un tesoro, sì… ma per chi?

Investimenti importanti hanno caratterizzato, negli ultimi anni (soprattutto a partire dalla legge 133 del 6/8/2008), le azioni di molte case editrici. Esperienze “liberatorie” hanno dimostrato che il libro di testo può addirittura essere autocreato anche con la collaborazione fra insegnanti e/o fra insegnanti e studenti. Già, perché gli studenti sono alla fine i veri destinatari di tanta attenzione. E’ per loro che il testo scolastico si è rinnovato.

Per rendere più efficace e più “contemporaneo” questo inossidabile strumento didattico i maggiori editori del settore hanno studiato, fatto ricerche, prove, sperimentazioni. Alcuni hanno instaurato collaborazioni con esperti di chiara fama e con prestigiose università. Hanno importato ciò che era importabile dalle migliori esperienze presenti all’estero. Hanno scommesso, insomma. Scommesso su un imminente fine del vecchio libro cartaceo. Scommesso sulle potenzialità di nuovi linguaggi più fluidi e adatti agli studenti del terzo millennio. Scommesso sulle centinaia di applicazioni disponibili nel mondo educational. Scommesso sulla inevitabile modernizzazione della didattica e sulla prevedibile fine del predominio della carta sul digitale (futuro = paper-less). Scommesso sulla necessità di dare agli insegnanti e ai ragazzi strumenti didattici più flessibili, più ricchi, più moderni.

Tutto inutile. Niente cambia. I riti sono riti. Ma fosse soltanto il rito dell’adozione a restare immobile… Il fatto più grave è che, nonostante il libro di testo scolastico sia ormai intrinsecamente “altro”, il docente-tipo trascura (quando non addirittura disconosce) tutto il tesoro che lo accompagna.

Quanti di noi insegnanti, nel vagliare le varie proposte editoriali per le proprie discipline, valutano seriamente il bagaglio di strumenti “2.0” che i vari testi portano con sé? Quanti hanno almeno una volta provato a registrarsi ad una delle tante piattaforme online offerte da alcuni editori di testi scolastici? Quanti hanno attivato le classi virtuali negli ambienti e-learning (ma io preferisco chiamarli di cloud-school) accessibili per molti dei libri adottati? Chi ha mai sperimentato la reale efficacia ed utilità delle risorse interattive, delle applicazioni e degli strumenti cloud messi a disposizione insieme al testo scolastico?

Eppure le piattaforme per la “cloud-school” ci sono e non da ora (nda: vedi mio intervento datato 25/7/2013). E alcune sono ben ricche e funzionano pure bene. Ad ogni parte, sezione e funzione dei testi scolastici a cui si affiancano, aggiungono tutta la potenza del digitale e del cloud: “aumentano digitalmente” il testo scolastico, insomma. Per gli studenti: esercizi interattivi, materiali multimediali aggiuntivi, apps e strumenti digitali, tutorial, guide, supporti audio, giochi didattici, mappe attive, ecc… Per gli insegnanti: guide specifiche, classi virtuali, registri, test e flashcard autocorrettive, strumenti per il lesson plannning, campus, possibilità di creazione di verifiche personalizzate, apps, tutorial, webinar, videocorsi di formazione e tantissime altre risorse professionali. Non è questo il luogo per farne un elenco e da semplice insegnante non posso che dichiarare la mia personale visione parziale. Ma, per esperienza diretta (adottate ed utilizzate in classe, alcune già da anni) posso dire che alcune di queste “soluzioni” sono davvero complete ed efficienti. Piattaforme contenenti strumenti e risorse preziose per una didattica diversificata, personalizzata ed inclusiva. Molti contenuti e tool originali ma molti anche gli “oggetti” esterni ben integrati e coerenti con il testo di rifermento.

In definitiva potremmo probabilmente (noi insegnanti) trovare un reale supporto alla nostra attività didattica se solo provassimo ad integrare queste piattaforme nella nostra prassi quotidiana in classe. Se solo “aumentassimo” la nostra didattica semplicemente usando ciò che ci viene già fornito. Potremmo contare su strumenti facili e naturali per i nostri ragazzi che li possano aiutare ma anche stimolare, sia a scuola che a casa, nello studio individuale o nei lavori collettivi, per ripassare o per l’autoverifica. Potremmo approfittarne per vincere la nostra naturale diffidenza verso gli strumenti digitali, perché questo tipo di strumento è “già pronto” e non necessita di alcuna competenza tecnica informatica.

E invece questo grande patrimonio resta ancora misconosciuto e, in buona parte, poco utilizzato proprio da noi insegnanti. Eppure potrebbe facilitarci la vita… e non poco. Potrebbe, ad esempio, rendere più semplici azioni didattiche individualizzate, interventi personalizzati. Potrebbe fornirci gli strumenti per verifiche formative frequenti che ci darebbero feedback puntuali e precisi sull’efficacia dei nostri percorsi didattici. Potrebbe garantirci un controllo spietatamente veritiero sulle attività individuali dei nostri studenti. Potrebbe permetterci un sistema di comunicazione veloce ed efficace con le nostre classi (abbattendo i classici limiti degli spazi e dei tempi scolastici).

E invece continuiamo imperterriti con i nostri “riti” dell’adozione, trascurando spesso tutto questo che è un reale valore. Ma perché? Diffidenza nei confronti di un “prodotto” aziendale? Anche il testo lo è. Cattiva informazione da parte degli editori? Non mi pare proprio. E’ nel loro stesso interesse mettere a frutto ciò che é per loro un ingente investimento. Timore di una “concorrenza” nella funzione insegnante? Può darsi. E’ quello che succede spesso anche nei riguardi di altre innovazioni (ne ho parlato in un altro articolo a proposito del PNSD e della nostra “digifobia” di categoria).

Forse non siamo ben disposti verso un “apparato” che va (come del resto tutto l’armamentario digitale) a minare le nostre consolidate e ben assestate pratiche didattiche.

Ma non è un peccato? Non è uno spreco, secondo voi? Tutto questo patrimonio di risorse e di strumenti pronto lì per noi e per i nostri studenti, e che potrebbe aiutare (non poco) i processi di insegnamento/apprendimento ed essere funzionale alla nostra azione didattica… lasciato pressoché inutilizzato?! Che peccato!

Basterebbe forse un maggior dialogo fra noi insegnanti e gli editori. Basterebbe mettere un po’ più attenzione a questi “corredi” al momento della valutazione dei testi da adottare.

Dovremmo convenire del fatto che confezionare un contenuto educativo non è cosa semplice. Non è cosa da poco creare learning objects di qualità e che rispettino dei buoni standard scientifici, pedagogici, contenutistici e che non ledano diritti d’autore e copyright. Non sempre (con tutta la buona volontà) si può “artigianalmente” raggiungere certi livelli qualitativi.

E allora, perché non utilizzare quello che è stato progettato, creato e realizzato per noi e per i nostri studenti?