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Come educare cittadini digitali: necessario un framework nazionale

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Le indicazioni nazionali per i curricoli menzionano in più punti la competenza digitale e ne prevedono la certificazione, ma non esiste ancora un quadro di riferimento che consenta di uscire dall’episodicità dei percorsi. E’ necessaria una task force che colmi questa carenza partendo da Digcomp, ma non solo

24 Giugno 2016

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Alessandra Rucci, dirigente scolastico IIS Savoia Benincasa di Ancona

Che l’implementazione del digitale nei contesti educativi viaggi ad una diversa velocità rispetto alle capacità e agli strumenti che la scuola ha a disposizione per farsi istituzionalmente carico di una seria e sistematica educazione alle competenze digitali, è questione non di poco conto. La scuola sa bene che, al di là delle categorie in cui sono stati variamente ascritti i propri utenti – nativi digitali, net generation, generazione app, ecc. – bambini e adolescenti si muovono con sufficiente destrezza tecnica tra i numerosi dispositivi, ma non certo con competenza. Ne sono testimonianza i molti episodi con cui la scuola si scontra sempre più spesso, atti di piccola o grande pirateria informatica, uso scorretto dei canali di comunicazione, flaming e cyberbulling nei social.

Se è vero che le indicazioni nazionali per i curricoli, tanto nella scuola del primo ciclo quanto in quella del secondo ciclo menzionano in più punti la competenza digitale e ne prevedono la certificazione, questo tema non è stato mai affrontato con la dovuta attenzione.

La scuola si appoggia per lo più ad interventi esterni che, se hanno il merito certo di un grande spessore e della collaborazione di enti o associazioni specializzate del territorio e più spesso della polizia postale, soffrono di episodicità e di scarsa integrazione nella didattica.

Per educare cittadini digitali competenti occorrono invece azioni di sistema e linee guida per i percorsi curricolari, occorre una formazione mirata dei docenti e la promozione della consapevolezza che questa educazione non può che essere strettamente integrata alle altre competenze chiave di cittadinanza e non può che trovare luogo dentro la scuola. Occorrono poi strumenti e questo è l’aspetto che appare oggi più carente e bisognoso di investimento. Quando parliamo di strumenti ci riferiamo a percorsi didattici, con tanto di proposte di attività, comprese verifiche e modelli di valutazione che possano essere utilizzati dai docenti almeno come punto di partenza.

Sappiamo che il tema delle competenze di cittadinanza digitale è previsto tra le azioni imminenti del PNSD e si prova in questa sede a formulare alcune proposte operative:

  • che l’avvio dei lavori possa essere sollecito e possa coinvolgere la scuola attiva, avvalendosi dei numerosi docenti eccellenti che da diverso tempo si stanno occupando dell’argomento ed hanno implementato buone pratiche significative;
  • che il lavoro fino ad oggi svolto in modo eccellente dal mondo universitario non vada perduto. I buoni modelli pedagogici esistono nel nostro paese ed è giusto che siano adeguatamente valorizzati, senza necessariamente attingere tutto dall’estero;
  • che non si dimentichi che abbiamo anche eccellenti studiosi i quali, seppur non particolarmente legati al mondo della pedagogia, sono oggi annoverati tra i più esperti conoscitori del mondo sociomediale così frequentato dai ragazzi e in modo spesso così sprovveduto e inconsapevole.

Propongo di mettere insieme tutte le forze disponibili per creare una grande task force che possa condurre un lavoro significativo, quello della creazione del framework entro il quale collocare l’azione educativa. Piuttosto che scegliere di partire dall’emanazione di bandi per l’elaborazione di percorsi didattici da parte delle scuole, potrebbe essere più importante partire investendo risorse sulla costituzione di questa task force ed affidarle il lavoro di avvio, la base sulla quale successivamente le scuole potrebbero muoversi per implementare altri modelli su bando.

L’idea potrebbe essere quella di integrare il framework Digcomp, di cui abbiamo oggi anche l’ultima versione aggiornata Digcomp 2.0, con il modello sviluppato dal gruppo Calvani, Ranieri, Fini[1], che offre ad esempio indicazioni di rilievo sulle strategie didattiche più adeguate alle diverse fasce di età, di esaminare con attenzione il bel Toolkit di Maria Ranieri e usarlo come base per l’implementazione di altri percorsi, considerati il rigore e la correttezza metodologica che lo caratterizzano, di avvalersi dello sguardo esperto degli studiosi del mondo social come Giovanni Boccia Artieri e degli esperti di lungo corso della Media Education, come Pier Cesare Rivoltella e Roberto Maragliano. Il tutto senza trascurare l’apporto che all’educazione dei cittadini digitali potrebbe essere fornito da uno strumento come l’E-Portfolio delle competenze, con il suo indiscutibile valore nella didattica delle competenze e sul quale Pier Giuseppe Rossi si rivelerebbe una risorsa preziosa. I docenti eccellenti che si muovono con sapienza nella scuola italiana potrebbero inserirsi nel team con l’apporto di materiali elaborati e consolidati.

Se tutto il lavoro potesse poi trovare la forma di OERs, risorse educative aperte, modificabili e adattabili, si sarebbe davvero raggiunto un obiettivo importante.

Le communities degli animatori digitali potrebbero costituire una forza viva per implementare queste risorse educative.

Credo che il tema meriti un’attenzione speciale e meriti, perché no, di essere fatto oggetto di una “commissione di saggi” che possa illuminare nel migliore dei modi il cammino da compiere, un cammino che non può basarsi su improvvisazioni o su percorsi episodici.



[1] A. Calvani, A. Fini, M. Ranieri, La competenza Digitale nella scuola. Metodi e strumenti per valutarla e svilupparla, Trento, 2010.

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