Dario Da Re: “Investiamo nell’Università come soggetto che può restituire valore al territorio” - FPA

Dario Da Re: “Investiamo nell’Università come soggetto che può restituire valore al territorio”

Home Temi Verticali Scuola, Istruzione e Ricerca Dario Da Re: “Investiamo nell’Università come soggetto che può restituire valore al territorio”

Dario Da Re, Direttore dell’Ufficio Digital learning e multimedia dell’Università di Padova, sottolinea come investire nell’Università non significa investire solo sulla didattica e sulla ricerca, che sono le sue “missioni” istituzionali, ma anche lavorare per la valorizzazione dei territori, ai quali l’università può restituire molto grazie alle competenze che ha al proprio interno e al suo bagaglio tecnologico e tecnico

20 Maggio 2021

F

Redazione FPA

Investire nell’Università è la priorità numero uno per il Paese: ne è fermamente convinto Dario Da Re, Direttore dell’Ufficio Digital learning e multimedia dell’Università di Padova, che in questa intervista ci racconta il grande salto tecnologico e culturale che questo anno e mezzo di emergenza ha portato dentro l’Ateneo, ma soprattutto ci spiega la sua visione del ruolo che l’Università può ricoprire nella ripartenza e nel rilancio post-pandemia.

Una accelerazione enorme nei processi di trasformazione digitale

L’Università di Padova di fronte all’emergenza ha saputo rispondere prontamente, esordisce Da Re. “Già a fine febbraio del 2020 abbiamo lanciato un progetto che si chiama ‘MOT – Massive On line Teaching’ e nel giro di una settimana tutti gli insegnamenti sono stati messi online. In pochissimo tempo, poi, le tre piattaforme principali che già erano implementate all’interno dell’Università (moodle, zoom e kaltura) hanno subito delle evoluzioni veramente inaspettate, raggiungendo aumenti impressionanti in termini di performance e di utilizzo”. La tecnologia in cloud ha consentito di sostenere carichi assolutamente imprevedibili e inimmaginabili. Inoltre il lavoro è diventato sempre più data driven, con utilizzo di cruscotti e dashboard per tenere sotto controllo la dimensione di questo cambiamento.

Ma trasformazione digitale non significa solo utilizzo di tecnologie, significa anche e soprattutto cambiamento in termini di processi: “Tutte le attività del nostro ateneo sono state trasportate online e abbiamo avuto delle ripercussioni anche in ottica organizzativa, pensiamo allo smart working esteso in pratica all’80 per cento dei lavoratori. Ma la cosa più importante è che stiamo pensando o stiamo già realizzando dei prodotti che sono nuovi, pensati in ottica digitale, e questo è veramente un fattore radicale e disruptive”.

Docenti e studenti protagonisti del cambiamento

Il feedback arrivato costantemente da docenti e studenti ha permesso di migliorare costantemente la modalità di fruizione della didattica, che data la situazione era, soprattutto all’inizio, più una didattica di emergenza che una modalità innovativa in grado di sfruttare le potenzialità del digitale. “Abbiamo avuto dei tempi di risposta perfetti, ma grazie a un lavoro di comunità – sottolinea Da Re – proprio il concetto di comunità dovrebbe avere un peso grandissimo anche nella vita della pubblica amministrazione in generale, perché solo con un lavoro di condivisione di saperi, di conoscenze e di esperienze c’è la possibilità di offrire degli strumenti che siano adeguati a un mutamento che è sempre più repentino. Senza un lavoro veramente di squadra e di community sarebbe stato impensabile poter affrontare questa situazione”.

Come cambia il rapporto con la città e il territorio

Da Re parte da un presupposto: il concetto di territorio è già cambiato tanti anni fa e ormai il nostro il nostro territorio è il mondo. Per tutti gli atenei il contesto di riferimento deve essere fuori dai confini nazionali e anche europei, è lì la vera sfida. Tuttavia il rapporto con il territorio e la città è certamente importante.

“La scelta che è stata fatta già a settembre, quando sono ripartite le lezioni, è stata quella di creare una didattica duale per garantire le stesse condizioni di utilizzo agli studenti sia da casa, sia in presenza. Ma noi come università abbiamo l’obiettivo non solo di creare studenti, ma di formare cittadini, e determinate modalità di formazione e di crescita umana e professionale si possono ottenere solo ed esclusivamente in presenza”. Da un lato, quindi, riportare gli studenti in città e in presenza, dall’altro usare l’innovazione tecnologica per garantire la dimensione inclusiva della formazione e favorire l’innovazione della didattica.

Tre priorità

Prima di tutto investire nell’Università, Un appello centrale: investiamo nell’università perché questo significa investire non solo sulla didattica e sulla ricerca, che sono le sue “missioni” istituzionali, ma sulla valorizzazione dei territori, ai quali l’università può restituire molto grazie alle competenze che ha al proprio interno e al suo bagaglio tecnologico e tecnico. L’Università può essere una chiave di volta anche per riqualificare i dipendenti della pubblica amministrazione e per dare nuovo valore ed entusiasmo alle giovani generazioni.

Le altre due priorità sono sviluppare nei dipendenti pubblici l’orgoglio e il senso di appartenenza alla pubblica amministrazione e il desiderio di fornire servizi al cittadino. Infine, terzo punto fondamentale, investire nelle giovani generazioni.

Su questo argomento

Emilio Iori: “Per il futuro della didattica (digitale e ibrida) la parola magica è integrazione”