Dopo il PNRR: il rapporto ANVUR e la sfida (ancora aperta) dei finanziamenti europei alla ricerca
Il Rapporto ANVUR 2026 restituisce l’immagine di un sistema che, esaurita la spinta del PNRR, lascia aperta la sfida della sostenibilità finanziaria. I programmi UE rappresentano oggi la principale leva competitiva per la ricerca pubblica: il passaggio verso Horizon Europe impone un cambio di paradigma, dalla programmazione emergenziale a una competizione strutturata. Per governare la transizione serve maturità istituzionale: trasformare la ricerca in un’infrastruttura stabile, capace di capitalizzare i risultati oltre il 2026
17 Aprile 2026
Carla Scaramella
Analista, FPA

Foto di Dallas Penner su Unsplash - https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-giacca-nera-che-cammina-sulla-rotaia-del-treno-durante-il-giorno-IFM1KPJQNtY
L’ultimo Rapporto sul sistema della formazione superiore e della ricerca pubblicato da ANVUR il 26 marzo scorso restituisce l’immagine di un sistema che, superata la fase più acuta della pandemia e attraversata l’eccezionalità del PNRR, si presenta oggi insieme più dinamico e più fragile. È una fotografia a luci e ombre, nella quale segnali di crescita convivono con criticità strutturali che rischiano di riemergere con forza proprio nel momento in cui il Paese si avvia verso la conclusione della stagione dei finanziamenti straordinari.
Il Rapporto 2026, giunto alla sua quinta edizione, conferma un dato ormai acquisito: il sistema universitario e della ricerca italiano ha recuperato volumi e capacità dopo anni di contrazione, ma non ha ancora sciolto alcuni nodi di fondo, primo fra tutti quello della sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo. L’aumento degli iscritti, la crescita del personale e il rafforzamento di alcune traiettorie di internazionalizzazione non cancellano infatti i profondi divari territoriali né la persistente dipendenza da fonti di finanziamento non strutturali.
In questo quadro, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha rappresentato una discontinuità senza precedenti per università ed enti di ricerca: risorse ingenti, tempi rapidi, obiettivi vincolanti. Ma proprio per la sua natura straordinaria, il PNRR non poteva che avere un orizzonte temporale limitato. La questione che il Rapporto ANVUR pone implicitamente al decisore pubblico è dunque chiara: su quali leve si reggerà il finanziamento della ricerca una volta esaurita la spinta del Piano? Resta aperta una sfida cruciale, che FPA e Dell avevano affrontato a gennaio nell’evento “Oltre il PNRR. Verso una strategia di lungo periodo per garantire la sostenibilità degli investimenti in ricerca e sviluppo”: rendere strutturale la crescita in ricerca e sviluppo resa possibile dal PNRR in un contesto di risorse ordinarie. Il rischio di una “ricaduta” alle condizioni precedenti, se non si attiveranno meccanismi capaci di consolidare nel tempo gli investimenti in ricerca e sviluppo, rimane molto concreto.
In questo scenario, i programmi europei per la ricerca e l’innovazione – a partire da Horizon Europe – assumono un ruolo strategico che va ben oltre la dimensione progettuale. Con una dotazione complessiva di oltre 95 miliardi di euro nel periodo 2021‑2027, Horizon Europe rappresenta oggi il principale strumento di finanziamento competitivo per la ricerca pubblica a livello europeo. Per l’Italia, è destinato a diventare una fonte centrale di sostenibilità del sistema nel “dopo PNRR”.
Eppure, proprio sul fronte dei finanziamenti UE emergono dal Rapporto ANVUR segnali che meritano attenzione. L’Italia continua a partecipare in modo significativo ai bandi europei, ma il ritorno finanziario resta inferiore rispetto al contributo al bilancio complessivo dell’Unione. In altri termini, il sistema italiano partecipa molto, ma incassa meno di quanto potrebbe. Il confronto con altri Paesi europei è istruttivo: Paesi come Spagna e Olanda hanno saputo sfruttare con maggiore efficacia i Programmi quadro, rafforzando strutture di supporto, specializzando le competenze progettuali e costruendo ecosistemi più integrati tra università, enti di ricerca e imprese, il che le ha portate ad avere un ritorno degli investimenti ben più alto del nostro (rispettivamente 1,29 e 2,01 contro ilo 0,73 dell’Italia). L’Italia, invece, sembra scontare ancora una frammentazione istituzionale e una debolezza strutturale nella capacità di trasformare eccellenze scientifiche in successo competitivo a livello europeo.
Qui il nodo non è solo quantitativo, ma profondamente politico‑amministrativo. Il passaggio dal PNRR a Horizon Europe implica infatti un cambio di paradigma: da una logica di programmazione emergenziale a una competizione strutturata e permanente, basata sulla qualità dei progetti, sulla capacità di fare rete e sulla solidità delle organizzazioni. I finanziamenti europei non funzionano come un fondo nazionale straordinario: richiedono competenze specifiche, visione strategica, coordinamento tra livelli di governo e un forte investimento nella capacità amministrativa degli enti coinvolti.
In questa prospettiva, Horizon Europe non può essere considerato una semplice “eredità” del PNRR, né un suo surrogato. È piuttosto il banco di prova di una maturità istituzionale che il Rapporto ANVUR invita a costruire: rafforzare le strutture di supporto, professionalizzare la progettazione europea, stabilizzare le competenze acquisite durante l’esperienza del Piano. Senza questo salto, il rischio è quello di una brusca frenata degli investimenti proprio nel momento in cui l’Europa mette a disposizione le risorse più elevate della sua storia recente.
Il messaggio che emerge con maggiore chiarezza dal Rapporto 2026 è dunque che la sfida non riguarda soltanto il volume delle risorse, ma la capacità del sistema di governarle nel tempo. La fine del PNRR rende evidente una necessità già nota: senza una piena integrazione dei finanziamenti europei nelle politiche ordinarie di ricerca e formazione superiore, il Paese rischia di tornare a una fase di sottoinvestimento, con effetti strutturali sulla competitività e sull’attrattività internazionale.
In definitiva, come non ci stanchiamo di dire, anche in questo ambito il “dopo PNRR” non è un vuoto da colmare, ma una transizione da governare. E in materia di ricerca e sviluppo, Horizon Europe, come suggerisce in filigrana il Rapporto ANVUR, non è solo una fonte di risorse: è la chiave attraverso cui misurare la capacità dell’Italia di rendere la ricerca una infrastruttura pubblica stabile e duratura.
La sfida, oggi, non è semplicemente partecipare a più bandi europei, ma trasformare l’Europa in uno spazio naturale di programmazione, investimento e collaborazione per il sistema italiano della formazione superiore e della ricerca e per capitalizzare e dare continuità oltre il 2026 alle attività di ricerca di base e industriale proficuamente avviate nell’ultimo triennio.
È una sfida politica, amministrativa e culturale. Ed è una sfida che, come suggerisce il Rapporto ANVUR, non può più essere rimandata.