Investire nella scuola e nella formazione con un grande obiettivo: pensare digitale. Lo Scenario di FORUM PA Restart Italia con la Ministra Lucia Azzolina - FPA

Investire nella scuola e nella formazione con un grande obiettivo: pensare digitale. Lo Scenario di FORUM PA Restart Italia con la Ministra Lucia Azzolina

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Il recente lockdown ha riportato al centro del dibattito politico il tema degli investimenti sull’istruzione con una maggiore attenzione stavolta all’utilizzo dei sistemi digitali, non solo come mezzo per garantire la continuità del servizio scolastico ma anche come occasione per adattare il sistema educativo alle esigenze del futuro. Nello scenario di “FORUM PA 2020 Restart Italia”, aperto dall’intervento della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, un confronto sulle lezioni apprese da questa emergenza, sul sistema italiano della formazione e delle competenze in prospettiva internazionale e sugli step da seguire per il futuro

5 Novembre 2020

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Mauro Tommasi

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L’acceso dibattito sulla scuola apertosi insieme alla crisi Covid-19 ha dato nuova centralità al tema dell’istruzione in Italia concentrandosi soprattutto sulla capacità che scuola e università hanno avuto nel rispondere all’emergenza con strumenti digitali e didattica a distanza. Ma è anche diventato centrale nel dibattito il tema delle competenze (digitali e non), che dovrebbero avere le nostre amministrazioni per sostenere la ripartenza del Paese. Nello scenario di “FORUM PA 2020 Restart Italia” dedicato a questi temi, il discorso si è sviluppato tra rappresentanti del mondo pubblico, imprese e associazioni che lavorano proprio sulle competenze, sull’innovazione nella didattica e sullo sviluppo di tecnologie a supporto dei processi di formazione.

Ad aprire la tavola rotonda è stata la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. “Il lockdown ha riportato la scuola al centro del dibattito nazionale”, ha esordito la Ministra, rivendicando la capacità del sistema educativo italiano di rispondere alla crisi “inventandosi” la didattica a distanza in una situazione in cui la carenza di formazione digitale e la mancanza di devices rendevano la sfida quasi impossibile. Da qui la necessità di investire sulla formazione del personale docente e sulla fornitura a tutti gli studenti degli strumenti adatti alla didattica a distanza. “La scuola non è più la cenerentola del paese – ha sottolineato la Ministra – grandi investimenti sono stati fatti ma non è ancora abbastanza”. Questo a ribadire la necessità di investire in primis in interventi di edilizia scolastica (servono edifici sicuri costruiti ex novo sulla base delle esigenze degli studenti, con ambienti di apprendimento nuovi), ma anche in infrastrutture digitali e in misure che contrastino la dispersione scolastica.

Sulla stessa onda, ma con focus sul mondo delle università, il successivo intervento del Consigliere del ministro dell’Università, il professor Nicola Mazzocca, il quale ha valutato la reazione all’emergenza in modo positivo. La temuta diminuzione delle iscrizioni non c’è stata, a riprova che le persone hanno deciso di investire sull’alta formazione nonostante la crisi, e il numero di esami sostenuto è addirittura aumentato, il che significa non aver lasciato indietro gli studenti. “C’è stato grande un investimento sulla didattica a distanza” afferma Mazzocca, ma si punta ad un metodo misto, secondo l’idea che la vicinanza sia portatrice di idee e conoscenze. Un grande passo avanti sul tema delle competenze è stato fatto nei mesi scorsi con la definizione della Strategia nazionale per le competenze digitali, ha ricordato Mazzocca, che ha poi sottolineato una grande esigenza del Paese: aumentare il numero di laureati nelle materie ICT, perché la domanda di figure professionali in questo settore è maggiore dell’offerta. “Serve anche puntare sul pensare digitale” conclude Mazzocca, quindi non solo avere più esperti di ICT, ma portare gli esperti di dominio (dalla medicina all’economia al diritto ecc ) a riprogettare e riorganizzare i processi in termini digitali.

Al dibattito hanno poi partecipato rappresentanti del mondo pubblico, privato e di associazioni che da molti anni lavorano su questi temi: Giuseppe Iacono del Dipartimento per la Trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e coordinatore dell’iniziativa Repubblica Digitale; Daniel De Vito, Capo segreteria tecnica del Ministro al Ministero dello Sviluppo Economico; Cesare Avenia, Presidente di Confindustria Digitale; Giorgio Migliarina, Vodafone Business Italy Director; Mirta Michilli, Direttore Generale della Fondazione Mondo Digitale; Fabio Florio, Manager of Business Development presso Cisco Italia; Giusi Miccoli, Strategic Advisor di LazioCrea.

Dal primo giro di interventi, focalizzato sulle criticità emerse da questa crisi pandemica, è emerso in particolare come l’emergenza abbia reso ormai necessarie delle pratiche che prima della pandemia erano considerate solo delle possibilità: lo smartworking su tutte. C’è da dire però che questa necessità di cambiamento non è stata alla portata di tutti: il digitale resta una grande opportunità, ma spesso mancano le persone con le competenze adatte a realizzarla. Il sistema si è rivelato debole, come testimoniato dal numero basso dei laureati stem, dal numero delle donne specializzate nel mondo tech, e dai dati sul divario digitale che non fa altro se non aumentare la povertà educativa. L’Italia è dunque in controcorrente con le richieste del mondo lavorativo: entro il 2025 sarà fondamentale lavorare sul re-skilling e creare nuove competenze lavorando sui piani di aggiornamento.

Stimolati poi dall’intervista fatta da Daniela Battisti, Responsabile delle Relazioni Internazionali per il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, ad Andreas Schleicher, Direttore del settore educativo dell’OCSE (qui la versione integrale), sulle difficoltà emerse dall’analisi del caso italiano fatta dal recente rapporto OCSE sull’educazione, i relatori hanno dato il via al secondo giro di interventi, concentrandosi sull’immagine italiana a confronto con il panorama internazionale. Ne è derivata una riflessione sul modello inclusivo italiano, talmente complesso da poter essere difficilmente paragonato ad altri sistemi dove la programmazione è stata molto più lungimirante di quella fatta nel nostro paese. Servono dunque analisi di impatto per capire la ricaduta dell’istruzione sulla società, programmi di tirocinio per studenti in grandi amministrazioni e start-up che diffondano pratiche digitali sia al pubblico che al privato e una visione sistemica che veda coinvolti i diversi soggetti che si occupano della diffusione di conoscenze digitali.

Arrivato il turno delle domande dal pubblico, in linea con il desiderio di FPA di rendere l’evento Restart Italia il più partecipato possibile, i relatori sono stati chiamati ad esprimersi sulle prospettive future del mondo della formazione digitale. La risposta è stata da parte di tutti “ce la faremo”. Ma come? Innanzitutto è necessario ripartire dall’esistente, ovvero da tutte quelle pratiche rivelatesi virtuose e strutturare su queste basi delle prassi che siano di aiuto sia alle amministrazioni pubbliche che alle imprese private quando si parla di formazione al digitale; è importante nel breve periodo focalizzarsi sui 26 milioni di italiani che ad oggi non hanno competenze digitali sufficienti per il proprio lavoro e riqualificarli moltiplicando la sfera degli enti che fanno formazione; infine non si può sprecare la grande opportunità che arriva dai fondi europei per riformare il sistema scolastico verso la creazione di un ecosistema che insegni e stimoli la creatività e l’abilità di innovare.

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