di 

Musei e cultura digitale: dai dati aperti del Ministero al Bot Musei Italiani

Sapete quanti sono i musei in Italia? Sapete quanti ce ne sono attorno a voi, nel vostro paese o città? Conoscete le loro opere? E sapete che il MIBACT ha una banca dati centralizzata che si chiama DBUnico e che censisce non solo i Musei, ma tutti i luoghi della cultura? Vi siete mai chiesti quale è, nell'era digitale, il compito di una Sovrintendenza Museale? Con piacere ospitiamo il contributo di Piersoft che propone il suo piccolo (grande) esperimento di riuso degli open data del Mibact: qualcosa che potrebbe esservi molto utile per le prossime vacanze estive. Buona lettura!

Foto di Alexandre Breveglieri in licenza CC - https://www.flickr.com/photos/breveglieri/15645856393

Durante la Candidatura di Matera come Capitale Europea della Cultura per il 2019, ci siamo interrogati tante volte sul concetto di cultura: classica, accademica, del territorio, dell’accoglienza, della resilienza. Penso che sia l’insieme di tutti questi aspetti, più molti altri. Io mi sono sempre interessato della sfera del mondo digitale, da quando a 9 anni mi hanno soprannominato “Piersoft”. Quindi ho sempre amato il mondo attorno a me, ma con un punto di vista non-convenzionale. Ho sempre cercato di unire il “mio” mondo al “mondo degli altri”. In poche parole, ho sempre cercato di contaminare il modo classico di concepire la vita con l’aggiunta - mai con la sostituzione - di competenze digitali. Non sarà un caso che mi occupo oggi di innovazione della PA, con focus su open data e open Gov o che insegno Coding ai migliaia di docenti italiani.

Che c’entra tutto questo? C’entra. Eccome. Non è vantarsi delle proprie attività, ma accendere i riflettori su una generazione che, piena di competenze digitali, si fossilizza spesso sugli strumenti, senza riuscire ad unire i puntini della conoscenza, come hanno fatto tante persone che ho conosciuto e che mi sono state d’esempio.

Inizio con qualche domanda. Sapete quanti sono i musei in Italia? Sapete quanti ce ne sono attorno a voi, nel vostro paese o città? Conoscete le loro opere? Sapete che il MIBACT ha una banca dati centralizzata che si chiama DBUnico e che censisce non solo i Musei, ma tutti i luoghi della cultura? Qual è il compito di una Sovrintendenza Museale? La Conservazione delle opere d’arte, mi direte. Ma aggiungo: conservazione per renderle fruibili, ovviamente. Sì, ma conoscete il patrimonio immenso museale italiano? A parte i musei più blasonati come gli Uffizi o gli scavi di Pompei, quanti luoghi della cultura avete visitato? Ancora: che impressione avete se vi dico Ministero dei Beni Culturali? Lo percepite lontano e immobile, come un’istituzione dell’ottocento, oppure termini come Invasioni Digitali, ArtBonus, Domenica al Museo vi ricordano una trasformazione “sociale” che coinvolge i luoghi della cultura in Italia e di conseguenza le istituzioni che le gestiscono?

Ebbene, questo è un momento molto felice. Le affluenze ai poli museali più grandi, ma anche a quelli minori, sono tutte in aumento. La gente torna a visitare e a volte anche a “vivere” diversamente l’esperienza museale. Potrei citarvi tutta la rete Twitter dei @museidigitali o l’alternanza scuola-lavoro di tanti musei (mi ricordo Alca Maglie e le gare a “quiz” su Instagram con i ragazzi liceali).

C’è attenzione a stare a contatto con la gente e la gente apprezza, entrando in contatto con i musei. Non dimenticherò mai la Dottoressa Ragozzino del Polo Museale della Basilicata, che ha “invitato” i cittadini ad entrare nel Museo di Palazzo Lanfranchi, durante la visita dei Commissari Europei per la scelta della Capitale Europea della Cultura. Sono entrati in centinaia, a godersi la mostra su Pier Paolo Pasolini, che come sapete girò il Vangelo secondo Matteo proprio nella città dei Sassi.

Ebbene tutto questo “frizzante” risveglio mi ha contagiato molto. Mi sono impegnato nel trovare punti di contatto tra argomenti apparentemente distanti, per poterli promuovere meglio. Eccomi al piccolo esperimento di riuso (cosi si dice) degli open data del Mibact (il DBUnico su citato).

In questo periodo ho fatto decine di automi tramite la piattaforma “Telegram”. In pratica voi chattate come se dall’altra parte ci fosse un umano. Ma usando alcune regole che permettono all’automa (si chiama Bot, da Robot) di rispondervi.

Tra i Bot che ho realizzato, ne ho fatto uno per i Musei Italiani censiti dal Mibact, proprio usando il DBUnico. Quello che non vi ho detto è che questa banca dati, aperta a tutti, è liberamente utilizzabile con il solo obbligo di citare la fonte. Si chiama Licenza CC-BY.

Quindi ho semplicemente messo a sistema con il mondo Telegram il grandissimo lavoro che il Mibact ha fatto negli anni e l’ho portato nelle “mani” della gente. Sì perché diciamocelo chiaramente: gli open data sono dati grezzi, non nati per gli uomini (human readable) ma per le macchine (machine readable). Quindi leggere una cosa del genere, non è proprio ottimale. E’ un formato che si chiama XML, scomodo per noi umani ma decisamente ottimo per rendere i dati leggibili da app, website ed automi. Compresi i Bot.

Quindi aprite Telegram, cercate @museimibactbot oppure da PC cliccate su https://telegram.me/MuseiMibactBot. Avrete un automa che vi accoglie:

La comodità di Telegram è che permette di essere usato su qualsiasi dispositivo, fisso o mobile. E’ gratuito e veloce. Immaginiamo che siete in vacanza (o volete pianificarne una). A parte il mare e la montagna, volete visitare qualcosa di caratteristico nel luogo dove andate. Magari anche un museo dei balocchi o della tradizione contadina.

In Telegram, con il mio bot, avete 3 possibilità. La prima è scrivere la città di interesse.

Esempio. Digitate Matera. Nell'elenco, scegliete il museo che vi interessa. Ad esempio, cliccate o digitate /20260:

Schermata 2016-07-04 alle 23.13.52.pngRiceverete le informazioni inserite dal singolo soggetto museale. Se ci sono errori potete segnalarli ai riferimenti di ogni museo, cosi quelli aggiornano il DBUnico e tutti godono dell’aggiornamento centralizzato. Questa è la forza degli open data gestiti in questo caso a livello centrale.

Altra opzione è cliccare la “graffetta” e farvi georiferire cliccando su “posizione”. Infine, volete organizzare un viaggio in un gruppo Telegram con amici? Aggiungete il bot @musimibactbot al gruppo (indispensabile!) e semplicemente digitate @musimibactbot seguito da spazio (non fate invio!). Questa funzionalità di Telegram si chiama inlinegeobot (dovete avere il GPS - Localizzazione attiva sul vostro dispositivo mobile. da desktop non funziona se non da MAC) e innesca la ricerca dei musei attorno a voi senza dove chattare con il bot, ma appunto all’interno di una chat di gruppo. La risposta la leggeranno tutti.

Schermata 2016-07-04 alle 23.18.40.png


Ma la sorpresa è stata questa:


mibact_bot.jpg




L’account social ufficiale del Mibact su Twitter, ha rilanciato il bot come buona prassi di riuso. La cosa è diventata virale. Tutti hanno pensato che ho “venduto” il bot al Mibact, quando invece la cosa è più profonda e, per alcuni versi, più “ricca”: un’istituzione si accorge che dal basso succede qualcosa che è funzionale alla divulgazione del proprio lavoro.Non cerca al solito di fare appalti, per comprare l’ennesimo software. Apprezza il fatto che sono stati utilizzati i propri dati (che non saranno costati poco) e promuove una buona pratica di riuso.

Questa cosa fino a poco tempo fa era impensabile. “Ma come non l’hai fatta tu? Che fai, promuovi un privato?” E invece è qui che si chiude il cerchio con il percorso d’inizio di quest’articolo. La promozione della cultura passa dal digitale, dagli open data, dai casi di riuso. Arriva nelle mani dei cittadini, viene promossa dal ministero che ha faticosamente costruito negli anni il database per poter “conservare” il patrimonio e renderlo “fruibile”. Questo è il nostro ruolo. Noi sviluppatori, addetti ai lavori, aziende, start up, dobbiamo fare da cerniera e trasformare il dato in servizio utile per la collettività . il contenuto poi, se è il patrimonio culturale che è, tanto amato in tutto il mondo, non può che aumentare il turismo, la fierezza di appartenere al Bel Paese, l’economia. Mentre le Istituzioni devono produrre sempre più dati e dare giusta evidenza ai casi felici del loro riuso. Con poco, ma con grande passione e professionalità.


Torna al dossier: “La PA diventa social, strategie di comunicazione pubblica e buone pratiche”