Nick Clegg: “Facebook non trae vantaggi dall’odio”

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Nelle scorse settimane Facebook è stata oggetto di molte critiche, accusata non fare abbastanza per combattere la presenza sulla piattaforma di contenuti razzisti e di incitamento all’odio. Diverse grandi aziende e multinazionali hanno avviato un boicottaggio, mettendo temporaneamente uno stop alla pubblicità sui social media. Come ha risposto Facebook? Riceviamo e pubblichiamo la traduzione della lettera aperta scritta da Nick Clegg, Vice Presidente Global Affairs & Communications, pubblicata il 1 luglio 2020

23 Luglio 2020

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Quando la società è divisa e il clima è teso, queste divisioni si manifestano sui social network. Piattaforme come Facebook sono uno specchio della società: con più di 3 miliardi di persone che usano le app di Facebook ogni mese, tutto ciò che è buono, cattivo e brutto nelle nostre società trova espressione sulla nostra piattaforma. Questo comporta una grande responsabilità per Facebook e per altri social network, di decidere dove tracciare la linea di demarcazione su quali contenuti siano accettabili.

Nelle ultime settimane Facebook è stata oggetto di molte critiche a seguito della sua decisione di tenere sulla piattaforma post controversi di Donald Trump, e in merito ai dubbi di molte persone, e di aziende che fanno pubblicità sulla nostra piattaforma, sul nostro approccio nell’affrontare i discorsi di incitamento all’odio. Voglio essere chiaro: Facebook non trae vantaggi dall’odio. Miliardi di persone usano Facebook e Instagram perché vivono esperienze positive, non vogliono vedere contenuti di odio, nemmeno i nostri inserzionisti vogliono vederli e tanto meno noi. Facebook non ha alcun interesse se non quello di rimuovere questi contenuti.

Ogni giorno vengono inviati oltre 100 miliardi di messaggi attraverso i nostri servizi. Siamo tutti noi, che ci parliamo, condividiamo vite, opinioni, speranze ed esperienze. In tutti questi miliardi di interazioni una piccola frazione è dettata dall’odio. Quando troviamo post d’odio su Facebook e Instagram, il nostro approccio è di tolleranza zero e li eliminiamo. Quando un contenuto non viene classificato come discorso di incitamento all’odio – o in violazione ad altre policy volte a prevenire danni alle persone o la soppressione del voto – pecchiamo sul fronte della libertà d’espressione, perché, in ultima analisi, il modo migliore per contrastare i discorsi offensivi, divisori e ingiuriosi, è quello di parlare di più. Esporli alla luce del sole è meglio che nasconderli nell’ombra.

Purtroppo, tolleranza zero non significa zero casi. Con così tanti contenuti pubblicati ogni giorno, sradicare l’odio è come cercare un ago in un pagliaio. Investiamo miliardi di dollari ogni anno in persone e tecnologie per mantenere la nostra piattaforma sicura. Abbiamo triplicato – sono più di 35.000 – le persone che si occupano di sicurezza. Siamo pionieri nella tecnologia dell’intelligenza artificiale per eliminare i contenuti di incitamento all’odio su larga scala.

Stiamo facendo progressi. Un recente rapporto della Commissione Europea ha rilevato che Facebook ha analizzato il 95,7% dei discorsi di incitamento all’odio in meno di 24 ore, più velocemente di YouTube e Twitter. Il mese scorso, abbiamo riportato che quasi il 90% dei discorsi di incitamento all’odio vengono eliminati prima che qualcuno li segnali, in aumento rispetto al 24% di soli due anni fa. Siamo intervenuti su 9,6 milioni di contenuti nel primo trimestre del 2020, in aumento rispetto ai 5,7 milioni del trimestre precedente. E il 99% dei contenuti di ISIS e Al Qaeda che analizziamo viene eliminato prima che qualcuno ce lo segnali.

Stiamo migliorando, ma non possiamo compiacerci. Ecco perché abbiamo recentemente annunciato nuove policy e nuovi prodotti per garantire che tutti possano stare al sicuro, rimanere informati e, in ultima analisi, usare la propria voce dove conta di più: il voto. Sappiamo che molti tra coloro che ci criticano sono arrabbiati per la retorica di fuoco che il Presidente Trump ha postato sulla nostra piattaforma e su altri social network, e ritengono sia necessaria una maggiore aggressività da parte nostra nel rimuovere i discorsi di incitamento all’odio. Da ex-politico quale sono, so che l’unico modo per rendere conto ai potenti è, in ultima analisi, attraverso il voto. Ecco perché vogliamo usare la nostra piattaforma per dare agli elettori la possibilità di prendere la decisione finale da soli, il giorno delle elezioni. Questo venerdì (3 luglio, N.d.R.) ogni utente di Facebook in età di voto negli Stati Uniti riceverà informazioni su come registrarsi per votare. Questo sarà un passo nella più grande campagna di informazione degli elettori nella storia degli Stati Uniti, con l’obiettivo di registrare 4 milioni di elettori. Abbiamo anche aggiornato le nostre politiche per reprimere la repressione degli elettori. Molti di questi cambiamenti sono il risultato diretto del feedback della comunità dei diritti civili. Continueremo a lavorare con loro e con altri esperti mentre adegueremo le nostre policy per affrontare i nuovi rischi che emergono.

Naturalmente, concentrarsi sui discorsi di incitamento all’odio e altri tipi di contenuti dannosi sui social media è necessario e comprensibile, ma vale la pena ricordare che la stragrande maggioranza di quei miliardi di conversazioni sono positive.

Guardate cosa è successo quando la pandemia da coronavirus ha preso piede. Miliardi di persone hanno usato Facebook per rimanere in contatto tra di loro quando erano fisicamente distanti. Nonni e nipoti, fratelli e sorelle, amici e vicini. E soprattutto, le persone si sono riunite per aiutarsi a vicenda. Si sono formati migliaia e migliaia di gruppi locali – milioni di persone si sono riunite – per organizzarsi e aiutare i più deboli nelle loro comunità. Altri, per festeggiare e sostenere i nostri operatori sanitari. Quando le aziende hanno dovuto chiudere le porte al pubblico, per molti Facebook è stata l’ancora di salvezza. Più di 160 milioni di aziende utilizzano gli strumenti gratuiti di Facebook per raggiungere i propri clienti, e molti di loro hanno utilizzato questi strumenti per tenere viva la propria attività nel momento in cui le loro porte erano chiuse al pubblico, salvando il lavoro e i mezzi di sussistenza di tantissime persone.

È importante ricordare che Facebook ha aiutato le persone a ottenere informazioni sanitarie accurate e autorevoli. Abbiamo indirizzato più di due miliardi di persone su Facebook e Instagram alle informazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di altre autorità sanitarie pubbliche, con oltre i 350 milioni di click.

Vale anche la pena ricordare che, quando nella nostra società accadono le cose più terribili, i social network offrono alle persone uno strumento per metterle in luce, per mostrare al mondo cosa sta succedendo; per riunirsi contro l’odio e combatterlo. Per milioni di persone in tutto il mondo i social network diventano un luogo dove mostrare la propria solidarietà. Lo abbiamo visto in tutto il mondo in innumerevoli occasioni e lo stiamo vedendo proprio ora con il movimento Black Lives Matter.

Forse non riusciremo mai a impedire del tutto che l’odio scompaia da Facebook, ma stiamo diventando sempre più efficaci nel frenarlo.

Qui la versione originale della lettere aperta di Nick Clegg

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