Co-progettare il futuro welfare: IFEL su amministrazione condivisa e il progetto “Territori generativi”

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Il progetto “Territori generativi”, sviluppato dal centro di ricerca ARC dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con IFEL, rappresenta una concreta via alternativa di finanziamento del welfare e una speranza per il futuro del sistema. Ne abbiamo parlato con il responsabile scientifico del progetto, Paolo Pezzana

23 Ottobre 2023

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Paola Orecchia

Giornalista

Il futuro del welfare è fortemente a rischio: la modernità e la profonda crisi sociale ed economica degli ultimi anni hanno determinato nuove sacche di povertà e nuovi bisogni che non trovano risorse nei bilanci delle amministrazioni locali. Dall’analisi dei dati Istat, per esempio, emerge che nei grandi Comuni la dinamica della spesa sociale mostra un aumento medio annuo del 18-20%, ma ad essa non corrispondono interventi volti a migliorare la gestione o l’efficienza del sistema. Ugualmente, di fronte alle tante necessità emergenti, il necessario potenziamento dei sistemi di welfare non è sostenuto da risorse sufficienti per far fronte alla domanda.

L’invecchiamento della popolazione, la moltiplicazione dei bisogni, la contrazione delle risorse, del gettito e la riduzione della popolazione in età lavorativa sono solo alcune delle dinamiche sociali che minacciano il welfare, tanto che, pare certo, nei prossimi 10 anni, non verrà più data alcuna risposta a una larga fascia di popolazione. Invertire la rotta è imperativo, perché lo sgretolamento del welfare avrebbe impatti sociali enormi.

Il tema, evidentemente, non può essere di pertinenza solo della PA. Incrementare le risorse da poter investire sul welfare è certamente importante, ma niente affatto determinante, perché di fronte a una società che cambia occorre avere la capacità di cambiare anche i paradigmi d’intervento.

L’amministrazione condivisa e il welfare generativo

La Fondazione IFEL da qualche anno sta seguendo interventi di ricerca-azione che intendono ripensare al welfare locale per renderlo più efficacie.

L’idea di fondo di questi percorsi di ricerca-azione è che il benessere delle popolazioni e dei territori passa per la creazione di un sistema di welfare che sappia superare i limiti del modello esistente.

Il welfare socio-assistenziale e socio-sanitario italiano presenta varie criticità che lo rendono molto impegnativo da gestire, soprattutto dal punto di vista economico, e relativamente efficace sul piano degli impatti sociali.

La distanza tra i bisogni emergenti e le risorse pubbliche disponibili; le logiche di organizzazione e gestione per silos; la presenza di un mercato informale dei servizi più ampio di quello informale; l’orientamento alla quantità di servizi e prestazioni e non ai loro effetti; la scarsa capacità di leggere nuovi e diversi bisogni, rispetto alla complessità attuale, sono tutti elementi che condizionano la capacità di risposta dei sistemi di welfare locale.

Per questo, un nuovo modello di welfare che ampli la capacità di leggere e rispondere ai problemi, può diventare

una preziosa risorsa per le comunità locali e un volano per la riorganizzazione anche delle altre politiche (mobilità, educazione, rigenerazione, energia, ecc.)

  • diventando, in questo modo, una vera e propria infrastruttura sociale (materiale e immateriale) per il benessere e lo sviluppo dei territori.

Secondo la visione che emerge dagli studi e dalle esperienze sul campo realizzate da IFEL, insieme a Università Cattolica e ad altre Università e Centri di ricerca, serve un welfare che sia generativo ovvero che:

  • autorizzi ed abiliti gli attori del territorio (imprese, ETS, altre istituzioni, cittadini…) a pensare, co-progettare ed agire secondo logiche nuove di alleanza per il valore condiviso, si concretizzi grazie ad una regia pubblica forte che traduca queste nuove alleanze in politiche pubbliche coerenti (inclusive, capacitanti, orientate alla sostenibilità, …). E i Comuni hanno un ruolo-chiave.

In una prospettiva di approccio multidisciplinare, quindi, si sono aperte linee di ricerca e di progettazione in questo ambito. Tra quelle più promettenti spicca il progetto Territori Generativi, sviluppato dal centro di ricerca ARC dell’Università Cattolica del Sacro Cuore diretto dal prof. Mauro Magatti  e implementato in collaborazione con IFEL, l’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale.

Ce ne ha parlato Paolo Pezzana, sociologo e professore dell’Ateneo milanese, esperto per la Fondazione IFEL nei percorsi sperimentali sul welfare locale e responsabile scientifico del progetto Territori Generativi.

Territori Generativi: il nuovo paradigma di welfare locale

“Territori Generativi” è un progetto che nel nome tiene insieme due termini apparentemente molto generali, ma che in realtà sono una il complemento dell’altra”, spiega Paolo Pezzana, sociologo e responsabile scientifico del progetto. “In primis, territori: usato ed abusato centinaia di volte nella storia, per noi oggi rappresenta la scala sulla quale è ancora possibile produrre dei cambiamenti di sistema in modo partecipato” prosegue Pezzana.

“Data la complessità dei tempi contemporanei – ci racconta Pezzana – le dinamiche della spesa pubblica, la moltiplicazione dei bisogni, pensiamo che solo in aree geografiche messe sotto il governo di enti locali, (siano essi Comuni, Unioni di comuni, enti, e le strutture che li governano), sia ancora possibile identificare strategie di cambiamento e costruire processi di sostenibilità”. E prosegue “A nostro avviso, nei territori è possibile attivare dinamiche contributive, per le quali le risorse vengono mobilitate in maniera corresponsabile. Questa può essere una risposta efficace alla dinamica di insostenibilità che oggi i comuni avvertono in maniera chiarissima”.

Il secondo termine, ‘generativi’, rimanda all’azione, alla costruzione di un nuovo paradigma da calare in progettazioni concrete. Pezzana prosegue nella descrizione del progetto: “Stiamo cercando di accompagnare processi locali che ricompongano le risorse, in un potenziale portafoglio composto che chiamiamo funding mix. A questo scopo, utilizziamo uno strumento metodologico che è stato messo a punto dalla nostra Università in collaborazione con IFEL e che è già stato ampiamente testato nelle prime applicazioni del progetto.

L’idea parte dalla consapevolezza che le risorse a disposizione per fornire risposte ai bisogni dei cittadini non sono solo le finanze dell’ente pubblico: vi sono mille altri rivoli economici che oggi non vengono ancora usati insieme, ma che invece, nel complesso, potrebbero “generare” la soluzione al problema.

Il professore parla di risorse del pubblico sociale e del pubblico non sociale; i fondi (comunitari e non) attualmente inutilizzati o che risiedono in altri ambiti della programmazione; tutta la parte delle assicurazioni sanitarie private; i bandi delle fondazioni, i contributi, la filantropia, le raccolte fondi che il codice del terzo settore permette al pubblico di fare insieme agli enti di terzo settore; le risorse del terzo settore che già sono in sinergia con quelle del pubblico, ma che molto spesso non sono valorizzate; il patrimonio immobiliare, il patrimonio del volontariato; persino il welfare aziendale, potrebbe essere messo in sinergia a livello territoriale.

Il solo elenco di tutte queste risorse lascia intravedere nuove possibilità, nuovi percorsi di progettazione.

Nella costruzione di un significato comune, una metafora può essere molto più efficace di mille altre spiegazioni. Pezzana ne offre una: “Quello che noi stiamo cercando di fare, lo dico con un’immagine evocativa dalla debole portata scientifica, è far capire ai territori, quindi a gruppi compositi di amministratori locali, di funzionari pubblici, di enti di terzo settore, ecc, che noi non abbiamo bisogno di contenderci delle piccole pentole nelle quali l’amministrazione cuoce delle minestre per soddisfare specifiche necessità isolate.
Abbiamo bisogno di fare il pentolone di Asterix e Obelix, quello del villaggio Gallico, nel quale tutti i contribuiscono a conferire un ingrediente di una ricetta segreta, quella che solo  il druido conosce, per ottenere una pozione magica da condividere fra tutti.
Nel nostro caso, il druido è il Comune. Puntiamo a stimolare, ma soprattutto ad accompagnare e consolidare nella cultura operativa degli enti locali, processi che riescano a mettere insieme risorse diverse”.

Il Comune come connettore per ricomporre risorse sfilacciate

Allora cosa sono i Territori Generativi? Sostanzialmente un nuovo modello di intervento che chiama tutti gli attori di un’area a fare emergere le diverse risorse e a metterle in condivisione, per creare un sistema alternativo di assistenza e di benessere per i propri cittadini. “Vuol dire programmare insieme, ciò che si intende per amministrazione condivisa, così come definita negli articoli da 55 a 57 del codice del Terzo settore.

L’amministrazione condivisa è un’infrastruttura fondamentale e quindi è uno strumento che promuoviamo”, sottolinea Pezzana.

Si tratta di un metodo di lavoro in 8 fasi, che stiamo proponendo e adattando a ogni realtà locale. Difatti, continua il responsabile del progetto: “Non abbiamo buone pratiche replicabili perché il welfare locale non è procedurale in modo standard, non è un semplice insieme di prestazioni che vengono garantite ed erogate fino a quando ci sono i soldi per farlo.

Piuttosto, usiamo i saperi, le competenze e le intelligenze dei funzionari pubblici, degli amministratori, degli enti di terzo settore, del territorio, per consolidare paradigmi nuovi, una visione culturale differente, che spinga quelle persone a sperimentare nel loro territorio i loro specilli progetti”, chiarisce Pezzana.

Al momento, Territori Generativi si sta sviluppando in Lombardia, con il sostegno della Fondazione Cariplo e di Anci Lombardia.

Diversi gli esempi:

  • A Como, il Comune e il terzo settore hanno redatto un regolamento per l’amministrazione condivisa, che oggi consente al Comune di avere un’infrastruttura potentissima per attivare le risorse;
  • a Viadana è in atto la progettazione di un’agenzia per l’abitare che non sia soltanto composta da funzionari comunali, ma che progressivamente coinvolga le agenzie immobiliari e i sindacati;
  • in Valcamonica, 37 comuni stanno costruendo un budget di Salute nuovo, che permetterà di attivare persone del territorio nelle situazioni di disagio mentale.

Un esempio di successo: il sostegno ai caregiver nella provincia di Bergamo

“Con il Covid è emerso che la quantità di caregiver era il triplo di quanto ci si aspettasse. È stato fatto un censimento di queste situazioni e, con fondi sperimentali, regionali e propri, l’ATS e i Comuni che la governano hanno deciso di costruire un progetto di sostegno a chi si prende cura di un proprio caro, spostando così il focus dalle prestazioni al paziente, che erano in qualche misura garantite, ai caregiver, a volte persino minorenni, che erano abbandonati”.

Attraverso un lavoro di ricomposizione, si sono individuati alcuni strumenti e alcune risorse per poter offrire loro una pluralità di strumenti, tra cui:

  • l’attivazione dei cosiddetti core-team di operatori pubblici, composti da un assistente sociale e un infermiere di comunità, la cui missione è andare a trovare non i pazienti ma i caregiver, per ascoltarli;
  • la creazione di un budget di salute ricomposto, in cui entravano diverse risorse e che può permettere oggi ai caregiver di spendere i soldi anche diversamente, non solo per prestazioni di carattere sanitario specifico, ma anche per qualche momento di sollievo o per spese che, se standardizzate, potrebbero sembrare voluttuarie, ma che in una situazione specifica sono determinanti per il benessere;
  • un osservatorio, che tenga monitorati tutti i dati e problemi e che li connetta continuamente;
  • un sistema comunicativo per piattaforme che oltre a collegare tra loro i caregiver per un sostegno reciproco, anche solo telefonico o online, permetta a tutti gli altri soggetti coinvolti (i datori di lavoro dei caregiver, per esempio) di partecipare e stare vicini.

“Il progetto coinvolgerà 3.000 caregiver. Si sta costituendo budget in grado di raddoppiare (quasi) le risorse disponibili per l’intervento su quei nuclei. Quindi le promesse sono molto significative”, conclude il sociologo.

Conclusioni

L’approccio Territori Generativi rappresenta l’infrastruttura sulla quale riconcepire, ri-legittimare l’azione della PA, non solo perché è un erogatore, ma perché è un connettore, perché il soggetto più autorevole per utilizzare al meglio, in modo più trasparente e anche più efficace, tutte le risorse che possono essere ricomposte. Ecco in cosa consiste il paradigma che salverà il welfare.

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