Il ruolo dell’informazione ai tempi del Coronavirus

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Isaia Invernizzi, giornalista de “L’Eco di Bergamo”, intervistato da Gianni Dominici, spiega l’importante ruolo che possiedono i comunicatori (giornalisti e non) nel raccontare una crisi come quella causata dal COVID-19

10 Settembre 2020

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Redazione FPA

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Raccontare l’emergenza COVID-19 non è stato facile: numeri, cifre e statistiche, differenti le une dalle altre, diverse da regione a regione, hanno caratterizzato l’informazione dell’ultimo periodo, per poi avere un’unificazione generale grazie all’intervento della Protezione Civile.

Questa schizofrenia è stata causata dalla modalità di distribuire ed elaborare questi dati: spesso, infatti, ognuno li raccoglieva secondo parametri differenti, causando discrepanze evidenti giorno dopo giorno.

Nel percorso di avvicinamento a “FORUM PA Restart Italia”, che si terrà dal 2 al 6 novembre, questa volta Gianni Dominici intervista Isaia Invernizzi, giornalista de “L’Eco di Bergamo”, che ha condotto un’importante inchiesta durante il lockdown, scoprendo che i morti per Coronavirus nella provincia di Bergamo erano molti di più di quelli che venivano dichiarati ufficialmente.

L’intervista

“Uno dei problemi più rilevanti è stato che i giornalisti non hanno avuto informazioni coerenti da raccontare” racconta Invernizzi, “Abbiamo dovuto andare a cercare informazioni da soli”.

Importante in un periodo come questo è fornire un’informazione non allarmistica ma neanche troppo accondiscendente, che sappia raccontare un’emergenza così inusuale per i nostri giorni: “Noi nella fase di emergenza abbiamo fatto un lavoro sistematico sui dati” continua Invernizzi, “ci siamo accorti che nei report ufficiali si sottostimava il numero dei decessi effettivi. Abbiamo avviato un’indagine comune per comune, ricavando prima dell’ISTAT dati dei decessi con i quali siamo riusciti a dare una dimensione davvero tragica in quei giorni per quello che riguarda la provincia di Bergamo”.

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