L’emergenza ha cambiato la vita urbana: nuove strategie e più digitale. Ecco cosa emerge dal cantiere Smart City di FPA

Home Città e Territori L’emergenza ha cambiato la vita urbana: nuove strategie e più digitale. Ecco cosa emerge dal cantiere Smart City di FPA

Il Cantiere Smart City è il laboratorio di FPA che aggrega una community di oltre 30 città rappresentate da assessori all’innovazione e alle smart city, dirigenti responsabili dell’innovazione tecnologica (CIO). Il primo appuntamento si è svolto il 25 giugno, avviando il confronto sugli impatti della recente emergenza sanitaria e su quali cambiamenti hanno introdotto nel modo di vivere e di concepire la vita urbana

23 Luglio 2020

M

Clara Musacchio

Ricercatrice FPA

Photo by Andrey Andreev on Unsplash - https://unsplash.com/photos/kHf-6zlim1A

Si è svolto il 25 giugno il primo appuntamento del Cantiere Smart City, il laboratorio di FPA dedicato alle Smart Sustaninable Responsive City, che aggrega una community di oltre 30 città rappresentate da assessori all’innovazione e alle smart city, dirigenti responsabili dell’innovazione tecnologica (CIO). L’edizione 2020 del Cantiere si iscrive in un percorso straordinario di analisi e approfondimento pensato da FPA per le città che con resilienza e costanza hanno risposto all’emergenza in atto.

Il percorso integra diversi appuntamenti (FORUM PA 2020, Modena Smart Life e FORUM PA Città), in spazi virtuali e onsite, che permettono il confronto tra amministratori locali, politici e operatori privati che agiscono nell’ambito della smart city. Dispiegandosi per tutto il 2020, il percorso si concluderà con la presentazione del rapporto annuale ICity Rank, con cui dal 2012 FPA monitora la capacità di adattamento (intelligenza) delle città lungo il percorso per diventare più dinamiche, più funzionali, più ecologiche, più vivibili, più gestibili e più innovative.

L’obiettivo è quello di comprendere a fondo gli impatti dell’emergenza e quali cambiamenti hanno introdotto nel modo di vivere e di concepire la vita urbana, quali di questi avranno presumibilmente conseguenze di lunga durata, quali istanze potranno tradurre la crisi in opportunità e in una “eredità positiva” – in termini di strumenti e processi – da trasferire nel new normal e consegnare alla governance del futuro.

Il primo appuntamento dei Cantieri della Smart City è stato dedicato al confronto tra gli amministratori locali sul tema degli impatti e delle reazioni alla crisi e alle prime azioni messe in campo per fronteggiarli. Le amministrazioni locali sono state, d’altra parte, le istituzioni più esposte nel fronteggiare l’emergenza e quelle più impegnate nel trasferire in misure operative per la popolazione i numerosi provvedimenti approvati dal Governo nel corso di pochi giorni (33 quelli riguardanti l’emergenza sanitaria dal 26 febbraio al 14 luglio).

Al primo incontro hanno partecipato, tra gli altri, gli assessori alla smart city dei comuni di Bergamo (Giacomo Angeloni), Cremona (Maurizio Manzi), Modena (Ludovica Ferrari), Roma (Raffaele Gareri), Milano (Lorenzo Lipparini) e Massimiliano Tesorio, sales manager per l’Italia di Wonderware, la società che si occupa di modelli di comando, monitoraggio e analisi dei dati per l’orientamento alle decisioni strategiche nella Smart City.

Il primo tema, emerso come uno degli impatti positivi più significativi e inaspettati, ha riguardato la mobilitazione straordinaria da parte dei cittadini, degli stakeholder del territorio, delle associazioni di volontariato e dei partner istituzionali per garantire supporto alla popolazione più fragile o a quella più colpita. A loro, in primis, è andato il riconoscimento da parte dei partecipanti.

Non solo emergenza sanitaria: quella che si è verificata al livello comunale è stata subito un’emergenza organizzativa (mettere in sicurezza anche il personale interno garantendo lo svolgimento del lavoro da remoto) e amministrativa (garantire l’erogazione dei servizi indifferibili e l’attivazione dei «nuovi» servizi emergenziali di supporto alla popolazione).

Tutti i comuni rappresentati nel Cantiere hanno attivato lo smart working almeno per il 60% dei propri dipendenti, predisponendo contestualmente i dispositivi e gli applicativi necessari per supportare il lavoro da remoto (suite di lavoro, sistemi di messaggistica istantanea e call conference, applicativi per lo streaming, calendari digitali condivisi etc.).

Lo smart working è stato evocato come un paradigma emblematico dell’uso della città: il dislocamento diffuso del lavoro presso il domicilio può infatti alterare profondamente, nel medio-lungo periodo, modelli urbani consolidati – basati sulla concentrazione delle funzioni terziarie, sul dualismo centro/periferia e sulle «polarità» territoriali – con conseguenze dirompenti in termini di mobilità, flussi di traffico, inquinamento, diffusione e parcellizzazione di alcune attività, accorciamento delle distanze (prossimità) per il soddisfacimento di bisogni non solo essenziali.

Il digitale è stato un elemento fondamentale di supporto trasversale a tutti gli ambiti di intervento in emergenza, per la continuità del lavoro e l’erogazione dei servizi indifferibili, la gestione di quelli emergenziali e gli ambienti di interazione virtuale. I comuni sono intervenuti attivando nuovi servizi digitali, riconvertendo alcuni servizi già esistenti per il sostegno e l’informazione della popolazione, accelerando processi pregressi di digitalizzazione basati sull’utilizzo dei dati e mettendoli in esercizio durante l’emergenza (come, ad esempio, nel caso di Roma, l’utilizzo dei dati degli operatori mobile basato su accordi pre-Covid per monitorare gli assembramenti). L’“operosità digitale” dei comuni in emergenza, tra l’altro, è documentata dalla capacità di aver erogato in pochi giorni più di 400 milioni di buoni spesa alle famiglie in difficoltà, una delle azioni istituzionali più efficienti dei 3 mesi di emergenza sanitaria.

Ulteriori iniziative messe in campo in tempi record dagli amministratori comunali hanno riguardato la condivisione di strategie di ripresa con la cittadinanza (attraverso il lancio di position paper e piani di resilienza in un’ottica di condivisione, partecipazione e collaborazione, come nel caso di Bergamo, Milano e Roma) e l’attivazione di iniziative di found raising per il sostegno alle famiglie e alle imprese in difficoltà.

Il tema dell’“eredità positiva” della crisi  verrà affrontato nel prossimo appuntamento dei Cantieri della Smart City, che si terrà in autunno, ma alcuni elementi sono emersi già durante il primo incontro, quali: il consolidamento del rapporto con gli stakeholder del territorio, il rafforzamento delle relazioni di reciprocità con la cittadinanza da implementare anche attraverso nuovi strumenti di condivisione della governance e, infine, il rafforzamento degli strumenti di presidio e di monitoraggio attraverso il ricorso ai dati e a modelli predittivi per prevenire e contrastare rapidamente il sopraggiungere di altre eventuali crisi future.

Su questo argomento

Smartworking: cosa si nasconde dietro ai proclami dei detrattori sulla stampa nazionale?