Misurare e valutare l’intelligenza di un contesto urbano gli strumenti ci sono…

Home Città e Territori Misurare e valutare l’intelligenza di un contesto urbano gli strumenti ci sono…

Per “valutare” se un contesto urbano è intelligente occorre sapere cosa guardare, cosa misurare e come farlo. Occorre confrontarsi con le altre realtà di riferimento e programmare politiche pubbliche per recuperare terreno e migliorare i valori misurati. In una parola servono indicatori statistici, gestione, analisi e indicizzazione dei dati, metodologie di analisi su stato di attuazione. Tutti elementi che il "Piano nazionale delle comunità intelligenti" indica come necessari per accompagnare il percorso di programmazione delle Smart City. Se ne è parlato oggi a #SCE2013 in occasione dell’incontro “Una statistica Smart per prendere le misure alle comunità intelligenti”.

17 Ottobre 2013

E

Eleonora Bove

Per “valutare” se un contesto urbano è intelligente occorre sapere cosa guardare, cosa misurare e come farlo. Occorre confrontarsi con le altre realtà di riferimento e programmare politiche pubbliche per recuperare terreno e migliorare i valori misurati. In una parola servono indicatori statistici, gestione, analisi e indicizzazione dei dati, metodologie di analisi su stato di attuazione. Tutti elementi che il "Piano nazionale delle comunità intelligenti" indica come necessari per accompagnare il percorso di programmazione delle Smart City. Se ne è parlato oggi a #SCE2013 in occasione dell’incontro “Una statistica Smart per prendere le misure alle comunità intelligenti”.

È necessario definire degli indicatori che quantitativamente diano la dimensione statistica del processo di trasformazione smart di una città. Una dimensione quindi necessaria ad effettuare un monitoraggio che dia conto non semplicemente di quanto sia diventata intelligente, ma degli effetti che le politiche pubbliche hanno avuto sul territorio, se il cambiamento sia avvenuto nei termini previsti, e al contempo valutare quanto l’utilizzo dei fondi ed investimenti sia stato gestito nel modo corretto, anche in un’ottica di linee di azione scelte. Queste le finalità che Emanuele Balducci – Direttore Dipartimento per l’integrazione, la qualità e lo sviluppo delle reti di produzione e di ricerca – attribuisce ad un sistema di monitoraggio che possa rappresentare l’evoluzione di una città nella sua dimensione tecnologica, sociale ed economica. Intervenuto nel corso dell’incontro organizzato in collaborazione con ISTAT e ANCI, Balducci precisa che mentre il quadro concettuale si può dire già definito, è invece ancora in fase di elaborazione un sistema unitario di misurazione, che utilizzi indicatori riconosciuti e applicabili alle diverse realtà urbane. Motivo per cui il Governo con il Decreto Crescita 2.0 ha incaricato l’Istat di elaborare, in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia Digitale, uno strumento di misurazione di crescita che possa essere applicato a livello nazionale.

È indubbio che si registri una forte domanda da parte delle amministrazioni locali di informazioni che le possano guidare nella pianificazione di interventi in chiave smart. Come fa notare Paolo Testa Presidente di Cittalia e Responsabile dell’Osservatorio Nazionale Smart City dell’ANCI:” Gli amministratori locali manifestano una forte esigenza di confrontarsi con altre realtà territoriali nella scelta delle decisioni da prendere, ma anche nella negoziazione con gli stakeholders locali. È una domanda quindi anche qualitativamente elevata”.

Uno strumento di monitoraggio e raccolta delle informazioni che registri gli sviluppi delle realtà urbane che hanno intrapreso questo percorso di cambiamento, risulta essere soprattutto occasione di confronto con altre realtà che di avvertono più vicine, vuoi per dimensione o per prossimità territoriale, vuoi per caratteristiche più propriamente sociali.

È di fondamentale importanza che le amministrazioni si dotino di sistemi di banche dati interconnesse, in cui le informazioni si combino al fine di creare un’informazione nuova, diversa che possa dire qualcosa sul territorio di riferimento, ma in questo c’è ancora molto da lavorare. Se infatti le nostre amministrazioni dimostrano di avere una spiccata capacità di raccolta e archiviazione dati, non si può ancora purtroppo dire lo stesso sul trattamento degli stessi, che spesso rimangono informazioni isolate che poco possono dire sul territorio a cui si riferiscono.

Per questo motivo nel corso dell’incontro sono state illustrate tre diverse esperienze che possono porsi quali buoni esempi di generazioni di dati e sistemi di produzione statistica, in alcuni casi basati su piattaforme di riuso e condivisione: iCityLab utilizzato per la navigazione ti tutti i dati di iCity- rate2013, il Cruscotto Smart City della città di Torino e l’esperienza della Regione Emilia Romagna.

Su questo argomento

Smart Village, aperta fino al 5 maggio la call europea per i Comuni italiani