“P” come Piattaforma: la parola chiave del Gruppo di Lavoro Smart Cities firmato Kyoto Club

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Far dialogare i diversi attori presenti nel panorama Smart cities, per capire quale sia la possibile strategia comune da seguire per lo sviluppo del paese. Questo l’obiettivo dell’incontro organizzato da Kyoto Club che si è tenuto martedì 5 giugno, a Roma, articolato in tre tavole rotonde: Smart Governance – le città, Smart Economy – industrie e finanza, e Smart Knowledge – ricerca.

8 Giugno 2012

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Salvatore Caschetto

Far dialogare i diversi attori presenti nel panorama Smart cities, per capire quale sia la possibile strategia comune da seguire per lo sviluppo del paese. Questo l’obiettivo dell’incontro organizzato da Kyoto Club che si è tenuto martedì 5 giugno, a Roma, articolato in tre tavole rotonde: Smart Governance – le città, Smart Economy – industrie e finanza, e Smart Knowledge – ricerca.

Il concetto Smart city è stato declinato attraverso parole chiave, che hanno avuto come minimo comune denominatore la “P” di Piattaforma: Produzione, Progetto, Partnership Pubblico-Privato, Processo, Paradigma e Prestazioni. Queste le parole usate per stimolare gli interventi e il dibattito tra i relatori e il pubblico presente in sala.

Roberto Pagani, coordinatore del Gruppo di Lavoro Smart Cities e moderatore delle tavole rotonde, ha introdotto la teoria di Carlo Cipolla sul rapporto fra vantaggio individuale e vantaggio collettivo per individuare il significato di Smart city. Ma come si traduce la teoria in pratica? Come si può realizzare il vantaggio collettivo e quello individuale? “Partire da 1 Kmq” è il consiglio del professor Pagani: attivare interventi di “agopuntura (o Ecopuntura) urbana” all’interno della città, può provocare un effetto di cambiamento a catena. E la Piattaforma Smart cities può aiutarci a mettere a sistema le “n” ecopunture urbane per avere una regia leggera e snella nel sistema complesso delle città. 

Alla prima tavola rotonda (Smart Governance) erano invitati Gloria Piaggio (segretario generale Genova Smart City), Marco Lacarra (Assessore ai Lavori Pubblici, città di Bari) e Mario Valducci (Presidente Commissione Trasporti Camera dei Deputati).

Il metodo Smart city è sufficientemente potente da essere adottabile indipendentemente dai finanziamenti Europei e dai Bandi del MIUR? Questa la domanda posta a Gloria Piaggio che ha affermato: «i progetti europei non saranno quelli che cambieranno la città, ma hanno lo scopo di avviare processi per dare idee e creare un sistema di integrazione tra diverse azioni. Il modello Smart city si potrà autofinanziare solo quando tutti gli stakeholdeders avranno condiviso la strategia di sviluppo». Gloria Piaggio ha inoltre annunciato la nascita di una nuova Associazione, Genova Smart People, che servirà a coinvolgere i cittadini per capire concretamente quali sono i bisogni essenziali della cittadinanza.

La città di Bari è invece partita proprio da questo ultimo punto, costituendo l’Associazione Smart Citizens. Il primo passo, come ha raccontato Marco Lacarra, è stato quello di coinvolgere i cittadini nel condividere i numerosi obiettivi di una Smart city e far capire all’opinione pubblica di cosa si stesse parlando. Bari vuole quindi realizzare una Smart city che parta dal basso. Il comune di Bari ha anche presentato 11 progetti al bando “Smart cities and Communities” del MIUR, quattro dei quali sono stati approvati. 

Alla seconda tavola rotonda (Smart Economy) sono intervenuti il Vice-Presidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, Gianni Rocca di Telecom Italia e  Anna Brogi di Enel.

Fabrizio Palenzona ha affermato che Smart City significa pianificazione integrata e partenariato pubblico-privato. In questo contesto è centrale il ruolo delle banche per varare un piano economico e finanziario sostenibile, dove i progetti siano in grado di legare insieme interessi diversi, come il risparmio energetico e lo sviluppo sociale ed economico, così poi da essere finanziati nel lungo termine.

Anna Brogi, invece, ha illustrato “eco-distretto”, il progetto di Enel distribuzione che prevede un intervento su una porzione di città dove applicare la tecnologia per il controllo degli edifici, il fotovoltaico, il controllo della rete elettrica e le colonnine per l’info mobility.

Alla terza tavola rotonda (Smart Knowledge) hanno partecipato: Università di Udine con Maurizio Maresca, Politecnico di Milano con Alberto Colorni e Centro di ricerca Enea con Mauro Annnunziato.

La Smart city è una sfida complessa, che richiede una ricerca complessa: questa l’opinione di Maurizio Maresca, Professore di Diritto Internazionale ed Europeo all’Università di Udine. Ma l’Università è in grado di affrontare questa sfida? Altro punto centrale: il partenariato pubblico-privato, strumento fondamentale secondo l’Unione Europea, ma che in Italia non è ancora molto diffuso. Smart city è un’opportunità anche in questo senso. Condivisione, infine, è la parola d’ordine secondo Alberto Colorni, Professore ordinario di Ricerca operativa al Politecnico di Milano: nell’era dello sharing, la Smart city deve poter essere anche condivisione di beni e servizi.

Quali conclusioni sono emerse, quindi, da questa giornata di lavori?

L’innovazione deve essere guidata dalla città e non da attori esterni e il concetto di “diversità” deve essere caratterizzante per operare nelle città: questa la conclusione di Federico Butera (Politecnico di Milano). Anche Francesco Ferrante (Kyoto Club) ha ripreso questa riflessione, affermando che la smart city è occasione per una nuova procedura democratica: rispettare le diversità e le identità e non puntare su un modello ripetibile su tutte le città nello stesso modo. 

Il governo ha scelto Smart City e Smart Community come tema aggregante delle sue iniziative in termini di ricerca e innovazione. Ma come viene motivata questa scelta?

“Smart City e Smart Community ha un grande potenziale di narrativa, racconta una storia che viene capita; bisogna orientare le scelte verso la società per trovare un forte riconoscimento e far capire gli obiettivi sociali – ha sottolineato Mario Calderini, responsabile dell’iniziativa Smart City Smart Community del MIUR -. Inoltre per la prima volta il MIUR sceglie un perimetro applicativo e non un settore industriale scientifico. Questo contiene in sé un ribaltamento di prospettiva per la modalità di innovazione delle imprese italiane. La definizione del perimetro applicativo permette una multidisciplinarietà degli sforzi. Si rompono così i silos di competenze per ricombinarli in modo innovativo. Ricostruire quindi nuove capacità universitarie per aprirsi alle opportunità europee”.

Calderini ha chiuso dunque il convegno con un ultimo progetto per il futuro prossimo, quello di creare un Osservatorio Smart City che possa produrre gli indicatori necessari per capire i risultati raggiunti e valutare lo stato di avanzamento delle città smart.

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