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Responsive cities: partire dai dati per rispondere alle sfide della trasformazione urbana

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6 Febbraio 2019

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Daniele Fichera

Senior Consulting Urban Innovation, FPA

Photo by Ryan Pouncy on Unsplash

Le città prosperano quando sono in grado di creare e attrarre attività, investimenti, persone e idee. Per far questo devono saper offrire un ambiente funzionalmente efficace, socialmente inclusivo, ecologicamente sostenibile, istituzionalmente ordinato e aperto all’innovazione. Certo queste caratteristiche si declinano differentemente in ragione della scala demografica, del livello di sviluppo produttivo del territorio di riferimento, dell’inserimento o meno nelle reti di relazioni extralocali. Ma, seppure in forme diverse, le questioni poste in questa premessa si ripropongono ad ogni livello e richiedono comunque elevata consapevolezza, impegno e coesione da parte delle amministrazioni e delle comunità locali.

In un Paese che a distanza di dieci anni non è ancora riuscito a recuperare le conseguenze della crisi del 2007-2008, in cui i divari territoriali si sono allargati e che stenta a ritrovare una visione di se stesso e del proprio posizionamento nel mondo globalizzato, il governo delle città si è fatto sempre più difficile. A tutt’oggi le sfide della sostenibilità ambientale e sociale sono ancora aperte. Un terzo dell’acqua immessa è dispersa dalle perdite idriche, oltre la metà dei rifiuti urbani vengono raccolti in forma indifferenziata, il consumo di energia prodotta da fonti non rinnovabili è ancora elevato e la mobilità urbana continua in molti casi ad appoggiarsi prevalentemente sugli automezzi privati alimentati a combustibili fossili.

I tassi di mancata partecipazione al lavoro giovanile sono in alcuni casi tra i più elevati d’Europa, la quota di popolazione a rischio di povertà non si riduce ai ritmi sperati, fasce deboli di popolazione stentano a trovare forme di supporto, la percezione di insicurezza si diffonde soprattutto nei contesti urbani, l’impatto immigratorio provoca tensioni e conflitti. L’attrattività per investimenti e attività non sempre è all’altezza della competizione e l’aggiornamento diffuso del capitale umano non è sempre sufficiente.

Le amministrazioni locali sono chiamate ad affrontare quotidianamente l’urto di questi fenomeni in un contesto di risorse limitate e prevalentemente dipendenti. Talvolta, ma non sempre, possono contare sulla attivazione di sistemi di reazione collettivi che coinvolgono in varie forme corpi intermedi, rappresentanze sociali, realtà del no profit e imprese dotate di visione strategica. Ancora più raramente riescono a trovare continuità di interlocuzione a livello nazionale, certezza delle risorse, disponibilità ad accompagnare e sostenere processi e iniziative innovative.

Eppure esistono amministrazioni locali impegnate, corpi intermedi rappresentativi e imprese responsabili che continuano ad affrontare con capacità e coraggio le sfide della trasformazione urbana, che si mostrano tenacemente capaci di innovare, di applicare in ogni ambito soluzioni avanzate non solo dal punto di vista tecnologico ma anche organizzativo, della governance, delle relazioni sociali, dei comportamenti istituzionali. Sono i centri urbani che hanno adottato la prospettiva delle Smart Sustainable, Responsive Cities , cioè città che – secondo la definizione adottata ad ICity Lab 2018 – “fanno ricorso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per produrre, elaborare e condividere informazioni così da prendere prontamente le migliori decisioni per portare avanti processi di innovazione istituzionale, culturale e organizzativa per migliorare la qualità della vita, i livelli di occupazione, la competitività delle generazioni attuali e future e garantendone la sostenibilità economica, sociale e ambientale”.

La trasformazione digitale di molte delle nostre città negli ultimi anni è stata rilevante: più della metà dei Comuni capoluogo pubblica open data, circa i quattro quinti rendono disponibili in modo completo (fino all’eventuale pagamento) servizi online integrandosi con le piattaforme nazionali di identificazione e pagamento e oltre il 90% si avvale degli strumenti della comunicazione social.

Oggi, però, siamo di fronte a un nuovo ciclo di trasformazione tecnologica che vede protagonisti i big data, le reti di sensori, l’internet of things e le smart grid e che impatta direttamente i servizi e l’organizzazione delle città. Dal punto di vista della raccolta di informazioni assisteremo nei prossimi anni a grandi mutamenti legati alla diffusione di sistemi di sensori intelligenti collegati in rete e interagenti.

Le smart grid delle reti elettriche o idriche sono gli esempi più tecnologicamente maturi ma i campi di applicazione spaziano dalla raccolta dei rifiuti ai diversi aspetti della mobilità urbana.I sistemi di elaborazione diverranno sempre più sofisticati e capaci di darci rappresentazioni sempre più dettagliate dei fenomeni reali, aumenterà la loro capacità di individuare le situazioni critiche, di attivare risposte immediate ma anche di fornire – magari integrando più fonti di informazione – differenti ipotesi di soluzione e simulare i loro effetti.

Affinché un centro urbano sia veramente una città digitale deve essere in grado di raccogliere e analizzare i dati, ma affinché divenga una responsive city deve essere in grado di usare effettivamente quei dati per orientare azioni e produrre risposte, e per essere una open smart responsive city deve essere aperto l’accesso a quei dati, il loro utilizzo deve avvenire in forme trasparenti e la definizione delle azioni conseguenti deve avvenire con il massimo grado di coinvolgimento e la massima possibilità di verifica da parte dei cittadini.

Gli attori della innovazione territoriale, però, non possono e non debbono essere lasciati soli nell’affrontare vecchie criticità e nuove opportunità. È necessario sostenerli e accompagnarli negli sforzi di innovazione che stanno compiendo. Servono risorse, certe e continue, ma soprattutto servono punti di riferimento, luoghi di confronto e indirizzo dove scambiare esperienze, individuare soluzioni condivise, adeguare il proprio know how.

Le città sono i nodi attraverso i quali passano i crescenti flussi di attività, investimenti, persone e idee che attraversano il mondo globalizzato. Rimettere la questione urbana al centro dell’agenda politica è un modo per fronteggiare questi processi, governandoli e non subendoli.

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