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Traffico: misurare per risparmiare e liberare risorse

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Traffic Light Tree

Foto di Crisp

Nella newsletter del 17 marzo scorso avevamo anticipato alcune delle principali evidenze emerse dallo studio della società di consulenza Vision&Value che, per la prima volta, ha effettuato una misurazione del costo del traffico nelle principali città italiane. Lo studio è stato presentato alla conferenza internazionale “Kyoto of the Cities”, che si è svolta dal 26 al 28 marzo a Napoli.

7 Aprile 2009

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Redazione FORUM PA

Articolo FPA
Traffic Light Tree

Foto di Crisp

Nella newsletter del 17 marzo scorso avevamo anticipato alcune delle principali evidenze emerse dallo studio della società di consulenza Vision&Value che, per la prima volta, ha effettuato una misurazione del costo del traffico nelle principali città italiane. Lo studio è stato presentato alla conferenza internazionale “Kyoto of the Cities”, che si è svolta dal 26 al 28 marzo a Napoli.

Lo studio della società di consulenza Vision&Value, che utilizzava come dato elementare i comportamenti di 600.000 automobilisti dotati di sistema GPS, è stato presentato come contributo italiano alla conferenza internazionale “Kyoto of the Cities”. L’evento, che si è svolto dal 26 al 28 marzo a Napoli, ha visto protagonisti quegli amministratori, urbanisti, accademici che a New York, Londra, Shangai, Dubai, Bangalore, Torino e, ovviamente, Napoli affrontano quotidianamente il problema della gestione della mobilità, dei rifiuti e dell’energia dal punto di vista delle città.

I dati che avevamo anticipato erano già impressionanti: un miliardo e seicento milioni di ore sottratte al lavoro, al tempo libero, alle famiglie e ventisette miliardi di euro come costo complessivo. In particolare, sembrava davvero significativo il costo per abitante (includendovi anche bambini e anziani) per la Capitale: più di 1.500 euro all’anno, ovvero quasi 5.000 euro per un nucleo familiare di tre persone. “Il costo – spiegava il consulente di Vision&Value, Gabriele Cetorelli – è probabilmente persino sottostimato, perché non considera costi come quelli relativi agli incidenti, alla manutenzione o all’ammortamento della rete viaria, ma si limita a quantificare le ore lavorative sprecate, le emissioni di CO2 e l’energia consumata”.

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Al convegno di Napoli hanno anche impressionato i numeri sul consumo di carburante e, soprattutto, quelli che indicano quanto i costi possano variare a seconda delle città: si spendono più di cinquecento euro a Roma, tra i duecento e duecentosettanta a Palermo, Genova, Firenze, Bologna, Venezia, solo centottantacinque a Milano e meno di centocinquanta a Torino. Una famiglia di tre persone spende dunque, per circolare all’interno della città, più di millecinquecento euro, ed è un dato aggravato dalla comparazione dei redditi percepiti, in media, nelle varie città: una famiglia milanese può contare su un reddito superiore del cinquanta per cento rispetto ad un nucleo familiare di Roma, ma spende un terzo in meno per l’acquisto di carburante.

È proprio quello del consumo di energia legato al traffico l’aspetto più citato dagli ospiti intervenuti alla conferenza “Kyoto of the Cities”, per spiegare la decisione di introdurre congestion charges per ridurre il traffico. Del resto, un taglio della congestione di soli 2 punti percentuali – ricorda Francesco Grillo, AD di Vision&Value – restituirebbe ai cittadini una cifra pari, considerando esclusivamente il risparmio di benzina, a circa 260 milioni di euro: una cifra tre volte superiore a quella impiegata per realizzare una infrastruttura come il sottopasso di Castel Sant’Angelo.

Lo studio V&V ha messo in luce molti altri aspetti che meritano attenta considerazione: emerge, ad esempio, che se Roma è penalizzata dal numero di chilometri percorsi dalle auto in un anno, il suo posizionamento diventa decisamente migliore se si considerano le velocità medie, mentre a Napoli si circola ad una velocità (18km/h) che è inferiore a quella di una bicicletta e che, addirittura, peggiora nel week end, toccando i 15km/h. Ma, soprattutto, dallo studio emergono soluzioni concrete che, se prontamente applicate, potrebbero liberare ingenti risorse per riprogettare l’intero sistema.

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