Un nuovo modello di città intelligente: come utilizzare al meglio le risorse a disposizione

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Per rendere una città resiliente e sostenibile occorrono tecnologie, competenze, bandi adeguati, visione e coordinamento tra amministrazioni: tutti aspetti complessi, ma noti. Eppure, qualcosa sfugge ancora: pare che l’abbondanza di finanziamenti destabilizzi, che abbia l’effetto di un boomerang. Quali azioni sono necessarie per risolvere le criticità e, soprattutto, per trarre il massimo dalle risorse a disposizione? Per fare il punto sul tema, FPA ha organizzato una giornata di confronto on line dal titolo “PNRR e fondi strutturali: quali opportunità per un nuovo modello di città intelligente?”. Partner e protagonisti dell’evento, che si è svolto il 25 gennaio scorso, sono stati Dell Technologies e Intel

4 Marzo 2022

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Redazione FPA

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Non sempre sono le risorse economiche a fare la differenza nella realizzazione di un progetto. Un esempio arriva dal percorso delle nostre città verso quella che per molto tempo abbiamo chiamato “smart city”, ma che in senso più esteso è una città sostenibile, responsive (grazie anche al modello data driven) e in grado di rispondere alle esigenze di cittadini e imprese, grazie all’innovazione tecnologica e organizzativa. Se infatti è vero che ci troviamo di fronte a una inedita disponibilità di risorse, grazie ai fondi messi a disposizione dall’Europa per la ripresa post pandemica, è anche vero che paradossalmente questa “pioggia di finanziamenti” sta creando confusione, lasciando i dirigenti di molte amministrazioni comunali in uno stato di incertezza, di fatto incompatibile con i tempi stringenti dettati dal PNRR. Per fare il punto sul tema, FPA ha organizzato una giornata di confronto on line dal titolo “PNRR e fondi strutturali: quali opportunità per un nuovo modello di città intelligente?”. Partner e protagonisti dell’evento, che si è svolto il 25 gennaio scorso, sono stati Dell Technologies e Intel.

Per rendere una città resiliente e sostenibile quanto i nostri tempi richiedono, occorrono tecnologie, competenze, bandi adeguati, visione e coordinamento tra amministrazioni, perché la materia è complessa e tocca tutti gli uffici della PA: tutti aspetti complessi, ma noti. Eppure, qualcosa sfugge ancora: pare che l’abbondanza di finanziamenti destabilizzi, che abbia l’effetto di un boomerang. Quali azioni sono necessarie per risolvere le criticità e, soprattutto, per trarre il massimo dalle risorse a disposizione?

Un ventaglio di fonti di finanziamento da cui attingere

Le opportunità del PNRR e del PON Metro Plus 2021-2027 per le città in tema di digitalizzazione e sostenibilità si sommano ai fondi del React EU ricevuti lo scorso agosto. In più, ci sono i POR e ilFondo per lo Sviluppo e la Coesione per il ciclo di programmazione 2021-2027. Attuare un progetto di Smart City, dunque, prevede la capacità di armonizzare le fonti di finanziamento, anche alla luce del fatto che non esiste un bando unico dedicato alle città intelligenti.

Il concetto di Smart City è trasversale a tutti gli interventi. Giorgio Martini, Autorità di Gestione, PON Metro – Agenzia per la Coesione Territoriale, ha illustrato come saranno utilizzati i fondi del PON Metro e del React EU, evidenziando come: questi interventi vadano già nel senso delle città intelligenti; siano ben ripartiti; non coinvolgano solo le 14 Città Metropolitane, ma anche una cinquantina di città medie del Sud; i finanziamenti abbiano una ricaduta anche a livello regionale.

Infatti, ha spiegato Martini “la nuova programmazione prevede una nuova linea di intervento, che è quella delle città medie del Sud, per sperimentare soluzioni e metodologie nuove su circa 50 città. Inoltre, nel percorso che stiamo avviando per il 21-27 stiamo prevedendo incontri con tutti i colleghi a livello regionale proprio per assicurare il massimo effetto di collegamento tra l’intervento che faremo noi per le grandi città e quello che verrà fatto a livello regionale”.

In sintesi, sono stati individuati più di 300 progetti:

  • Ambiente e infrastrutture verdi x 83 progetti, 334,7 Milioni euro.
  • Trasporti intelligenti, sostenibili e ciclabili x 57 progetti, 333,3 Milioni euro.
  • Energia e Infrastrutture energetiche x 42 progetti, circa 158 Milioni euro.
  • Servizi Digitali, x 30 progetti, 81,6 Milioni euro.
  • Resilienza e Inclusione sociale x 70 progetti, 100,6 Milioni euro.
  • Assistenza tecnica x 25 progetti, circa 95,6 Milioni euro.

Le maggiori complessità sulle quali lavorare

È indubbio che le città debbano diventare luoghi strategici per le politiche di rilancio del nostro Paese. Ciò sarà possibile solo dopo averle trasformate in organismi resilienti, tecnologici e produttivi, perfettamente controllabili e al servizio dei cittadini. La digitalizzazione è centrale in questo progetto e, non a caso, il PNRR ne sostiene l’implementazione a tutti i livelli”, ha spiegato Fabrizio Liberatore, Local Public Sector sales Directory di Dell Technologies.

Per le grandi aziende che lavorano sulle tecnologie avanzate, come Dell Technologies e Intel, infatti,il concetto di Smart City affonda le radici in una core platform modulare, che riunisca in un unico strumento tutti i dati prodotti a livello territoriale. È solo attraverso la centralizzazione di tutti i servizi in entrata e in uscita che si può pensare di gestire una città in maniera smart. Tuttavia, ha fatto notare Liberatore, “i progetti di trasformazione delle città, relativi ai recenti bandi, presentano ancora una componente digitale marginale. E, d’altro canto, laddove i progetti appaiano adeguati, risulta chiaro che sarà complicato attuarli, perché permangono importanti barriere da rimuovere”.

Le complessità maggiori sono tre:

  • la carenza di competenze all’interno dell’amministrazione, non solo digitali, ma anche di visione urbanistica;
  • i tempi richiesti per la realizzazione di un piano sistemico di città intelligente, che va oltre la durata del singolo mandato elettorale;
  • il paradosso dei dati: una città digitale connette ogni suo elemento. Non basta generare una mole enormi di dati, è necessario poi saperli gestire.

Riguardo a quest’ultimo punto, Liberatore ha riferito i risultati di un’indagine condotta da Dell: “Solo il 40% dei dati disponibili viene effettivamente utilizzato dai decisori e solo il 45% dei decisori raggiunge i propri obiettivi digitali proprio per questa carenza di utilizzo dei dati. Nel pubblico, purtroppo, queste percentuali sono ancora più ridotte”.

Quindi, a fronte di imponenti disponibilità economiche per il digitale (“Almeno il 10% delle infrastrutture dovrebbero essere digitali, quindi almeno 3 miliardi dovrebbero essere spesi per infrastrutture e piattaforme digitali”, ricorda il manager), abbiamo:

  • amministrazioni che non si mostrano pronte a recepire soluzioni tecnologiche avanzate;
  • la mancanza, nel PNRR, di:
    – una guida specifica per la realizzazione delle Smart City,
    – un’indicazione univoca rispetto alla soluzione tecnologica necessaria (di conseguenza, manca anche uno strumento d’acquisto dedicato.Ciò obbliga le città a ingegnarsi per trovare soluzioni praticabili, utilizzando contratti di servizio studiati per altri fini).

Le priorità su cui agire: la visione di ANCI

“In effetti – ha spiegato Massimo Allulli, ufficio Studi di ANCI – il contesto in cui ci muoviamo è paradossale: di fronte a un ammontare inedito di risorse per investimenti, abbiamo macchine amministrative che arrivano a questo appuntamento molto provate da 10 anni di tagli, ristrettezze e austerità”.

Dalla prospettiva di ANCI, dunque, è necessario concentrarsi principalmente sul rafforzamento amministrativo e sulla semplificazione del rapporto tra amministrazione locale e amministrazione centrale, eliminando le intermediazioni.

Solo dopo questo primo step, sul quale l’associazione è fortemente impegnata e sul quale s’iniziano a vedere i primi risultati, è possibile focalizzare l’attenzione sugli investimenti che vedono Comuni e/o Città Metropolitane come soggetti attuatori, tenendo conto che l’innovazione digitale e sociale sono trasversali a tutti i bandi attualmente attivi.

La necessità di una governance condivisa

Un’osservazione di Giorgio Martini ha stimolato in particolare il dibattito: “È vero che ci sono grandi risorse, ma io sto notando una forma di cannibalismo tra procedure e bandi che si aprono. Vediamo che in alcune città, progetti candidati a una fonte di finanziamento vengono spostati e assistiamo ad alcuni casi di petizione”. Alcuni dei partecipanti hanno confermato questa difficoltà, convergendo tutti sul concetto di governance condivisa come soluzione a questo, come ad altri problemi emersi.

Individuare un unico punto centrale di gestione delle città che possa fungere da regia, infatti, permetterebbe di:

  • mettere in compartecipazione le competenze;
  • creare un piano strategico e condiviso per la città intelligente;
  • non guardare più alla singola misura, ma avere una visione globale di ciò che serve alla Smart City, a quale livello si debba intervenire e con quali fondi.

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